Sulmona. Quanto emerge dall’operazione “Metamorfosi” è un fenomeno allarmante, che riguarda l’intera comunità abruzzese e non soltanto Sulmona e la Valle Peligna. Un giro d’affari stimato tra i 180 e i 200mila euro al mese: la ricostruzione degli inquirenti descrive un presunto monopolio della cocaina, con estorsioni, intimidazioni, incendi, armi ed esplosivi. Si parla anche di un presunto ordigno predisposto per una ritorsione e di una trattativa per un carico di 100 chili.
Il dato più inquietante è la presunta saldatura tra un gruppo locale e figure legate a contesti mafiosi e camorristici. Il tutto con un bar come base operativa, consegne a domicilio, pagamenti con il Pos, comunicazioni criptate, minacce ai debitori.
Doveroso, in questo quadro, il ringraziamento alla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila, alla Polizia di Stato e a tutti gli investigatori impegnati nell’operazione. Il loro lavoro silenzioso e professionale restituisce fiducia ai cittadini onesti e agli operatori economici che resistono ogni giorno. Un pensiero va anche alla magistratura inquirente e giudicante, a partire dal gip del Tribunale dell’Aquila.
Apprendiamo dalla stampa che approfondimenti potrebbero ora guardare alla domanda di droga. Tra i presunti acquirenti si parla di dipendenti comunali, commercianti, professionisti e persino politici conosciuti. Chiaramente si tratta di indiscrezioni ancora tutte da riscontrare e ovviamente vale per tutti la presunzione di innocenza.
Ma proprio per questo chiedo con forza che la verità emerga fino in fondo, senza sconti e senza zone d’ombra. Se vi fossero “assuntori eccellenti”, persone che ricoprono ruoli pubblici o di rilievo nella comunità, il tema sarebbe di enorme gravità, per due ragioni: chi consuma alimenta direttamente il circuito economico che finanzia estorsioni, armi e intimidazioni; chi ha responsabilità istituzionali e si espone al ricatto o alla debolezza verso la criminalità rischia di compromettere la libertà delle istituzioni stesse.
Consumare non significa far parte dell’organizzazione , e questa distinzione va rispettata. Ma ogni cittadino, tanto più chi rappresenta la collettività, ha il dovere di sapere che dietro una dose c’è una filiera di violenza.
Seguirò con la dovuta attenzione gli sviluppi dell’inchiesta, bisogna accendere un faro sui nostri territori e ciascuno è chiamato a fare la propria parte, la politica prima di tutto.
Bisogna rafforzare gli organici e i mezzi di Polizia di Stato e forze dell’ordine sul territorio peligno e abruzzese; potenziare gli strumenti di prevenzione e contrasto all’infiltrazione mafiosa nell’economia locale; sostenere commercianti e imprenditori vittime di estorsioni, incoraggiando la denuncia. È necessario investire in prevenzione, scuole e servizi per le dipendenze, perché la domanda di droga si combatte anche con la cultura e la cura.
L’Abruzzo ha gli anticorpi per reagire, ma serve una risposta collettiva: istituzioni, politica, associazioni e cittadini. Nessuno può voltarsi dall’altra parte. Così in una nota la senatrice Gabriella Di Girolamo.



