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Niente pacemaker per tre pazienti: all’ospedale di Pescara funziona la cardioneuroablazione

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
3 Novembre 2026
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Pescara. Tre pazienti, di 35, 50 e 57 anni, trattati con successo grazie a una tecnica innovativa che, in casi attentamente selezionati, può rappresentare un’alternativa all’impianto di un pacemaker definitivo. È il risultato raggiunto dalla Cardiologia-UTIC dell’Ospedale di Pescara, diretta dal dottor Massimo Di Marco, che ha utilizzato la cardioneuroablazione per affrontare gravi disturbi della conduzione elettrica del cuore, caratterizzati anche da pause cardiache fino a 11 secondi.

Gli interventi si sono conclusi senza complicanze e i risultati dei controlli successivi sono incoraggianti. Per alcuni pazienti il periodo di osservazione supera ormai i due anni e, nel corso dei follow-up, non sono state documentate recidive di blocchi atrioventricolari avanzati, pause cardiache significative o nuovi episodi di perdita di coscienza.

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A eseguire le procedure è stato il dottor Daniele Sacchetta, con la collaborazione della dottoressa Silvia Campobassi, dei dottori Alessandro Toro e Silvio Saraullo e dello staff infermieristico coordinato da Nico Cifaratti.

Ma in cosa consiste questa tecnica? La cardioneuroablazione è una procedura mini-invasiva che si avvale di sottili cateteri introdotti nel cuore e di un sistema di mappaggio elettroanatomico tridimensionale. Attraverso questa tecnologia è possibile individuare e trattare specifiche strutture nervose che partecipano alla regolazione del ritmo cardiaco, intervenendo sui meccanismi che possono contribuire a determinare rallentamenti e blocchi della conduzione elettrica.

Una metodica particolarmente interessante per alcuni pazienti selezionati, nei quali può consentire di evitare il ricorso al pacemaker permanente. Il suo utilizzo nelle forme di blocco atrioventricolare funzionale notturno, tuttavia, resta ancora oggetto di valutazione scientifica.

Il risultato ottenuto a Pescara rappresenta un importante passo nello sviluppo di procedure cardiologiche sempre più avanzate e personalizzate.

«È questa la direzione in cui lavora la nostra Cardiologia: sviluppare tecniche avanzate e far crescere le competenze dell’équipe, per offrire ai pazienti possibilità di cura sempre più mirate alle loro condizioni e ai loro bisogni», sottolinea il direttore della Cardiologia-UTIC, dottor Massimo Di Marco.

Un’esperienza che conferma l’importanza dell’innovazione tecnologica, della formazione specialistica e del lavoro di squadra, con l’obiettivo di ampliare le possibilità terapeutiche e offrire risposte sempre più appropriate ai pazienti con disturbi del ritmo cardiaco.

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