Chieti. Gli studenti del “Luigi di Savoia” tornano in piazza e alzano la voce contro il caro vita, l’aumento dei carburanti e le difficoltà che da tempo interessano il loro istituto, che li ha portati a manifestare più volte. Da piazza Vico è partita una mobilitazione che proseguirà per tutta la settimana, con un corteo previsto giovedì mattina e uno sciopero generale che venerdì coinvolgerà anche altri istituti cittadini. Giornata fondamentale, quella del 30, quando l’Unione Sindacale di Base chiamerà a raccolta a Pescara in Piazza Italia alle 10 tutta la pletora di lavoratori, studenti e manifestanti pro Pal nel rilancio delle lotte contro l’inasprimento delle difficoltà economiche e a cui, molto probabilmente, verrà trovata convergenza anche dei ragazzi del “Luigi di Savoia”.
La protesta nasce dalla convinzione che l’impennata dei prezzi stia mettendo in ginocchio famiglie, lavoratori e studenti. «Il caro carburante riguarda tutti noi», spiegano i ragazzi, sottolineando come ogni aumento alla pompa si traduca in costi più elevati per gli spostamenti quotidiani, la spesa alimentare e, più in generale, per il tenore di vita delle famiglie.
Nel mirino degli studenti c’è anche l’effetto domino che il rincaro di benzina e gasolio produce sul comparto agricolo, uno dei settori strategici del Paese. Costi di produzione più alti, trasporti più onerosi e prezzi in crescita rappresentano, secondo i manifestanti, una minaccia concreta per l’intera filiera alimentare e per il potere d’acquisto dei cittadini.
Ma la piazza non parla soltanto di economia. Gli studenti denunciano anche i disagi legati alla frammentazione dell’istituto, diviso “a pezzi” in più plessi, in conseguenza dei lavori in corso della sede principale di via D’Aragona. Una situazione che da mesi costringe centinaia di ragazzi a continui spostamenti tra colle e scalo, con inevitabili ripercussioni sull’organizzazione scolastica e sulla vita quotidiana.
Tra le richieste avanzate figurano inoltre il rafforzamento degli investimenti nella scuola, l’adeguamento degli stipendi di docenti e personale Ata all’inflazione e la stabilizzazione dei lavoratori precari. Secondo gli studenti, proprio il rincaro dei carburanti pesa in maniera sempre più insostenibile su insegnanti e personale costretti a lunghi tragitti per raggiungere il posto di lavoro.
La manifestazione ha assunto anche i toni della partecipazione attiva. In piazza Vico i ragazzi hanno organizzato giochi e momenti di confronto pubblico per spiegare ai cittadini le ragioni della mobilitazione, trasformando la protesta in un’occasione di sensibilizzazione sui temi dell’inflazione, del diritto allo studio e del futuro dell’istruzione.
Il messaggio lanciato dagli studenti è netto: non si tratta soltanto di una protesta contro il caro benzina, ma di una richiesta di attenzione verso una generazione che teme di pagare il prezzo più alto delle crisi economiche e sociali. «Che futuro state lasciando a noi giovani?», è la domanda che risuona dalla piazza e che accompagna una settimana di mobilitazione destinata a riportare al centro del dibattito il ruolo della scuola e le prospettive delle nuove generazioni.



