Tione degli Abruzzi. Due firme su altrettanti moduli di cambio di residenza. Per un sindaco è routine amministrativa, ma quando a lasciare il paese sono due giovani, quella routine si trasforma in un colpo al cuore. È accaduto a Tione degli Abruzzi, comune di appena 250 abitanti nell’entroterra abruzzese, dove il primo cittadino ha deciso di affidare ai social il proprio sfogo.
«Oggi ho firmato due cambi di residenza. Due firme che, per un Sindaco, pesano più di altre, perché a lasciare il nostro paese sono stati due giovani», scrive il sindaco Stefania Mariani, che subito sottolinea come il momento arrivi dopo una fase di segno opposto: «Di recente abbiamo accolto 38 nuove residenze, un segnale importante che dimostra come il nostro comune sappia ancora attrarre».
Un dato in controtendenza per un’area interna, che però non basta a rassicurare l’amministratore. «I numeri da soli non bastano a fermare lo spopolamento se continuiamo a perdere la nostra linfa vitale più importante, le nuove generazioni», avverte.
Non solo un nome su un registro
Nelle parole del sindaco c’è la consapevolezza che dietro ogni partenza ci sia un pezzo di comunità che si stacca. «Quando un giovane se ne va, non si cancella solo un nome da un registro anagrafico. Se ne vanno idee, progetti, energia e pezzi del nostro futuro».
Da qui la riflessione sul nodo centrale, quello che accomuna molti piccoli comuni delle aree interne italiane: «La vera sfida è costruire opportunità di lavoro, servizi efficienti e un sistema che permetta a chi cresce qui di poter scegliere di restare».
«Non musei a cielo aperto»
Il passaggio più duro è quello rivolto alle istituzioni e al rischio di una desertificazione silenziosa. «Non possiamo arrenderci all’idea che i nostri paesi diventino solo bellissimi musei a cielo aperto. Dobbiamo fare di più, insieme a tutti i livelli istituzionali, per invertire questa rotta».
Un augurio a chi parte, un appello a chi resta
Il messaggio si chiude con parole che uniscono affetto e determinazione. Ai ragazzi che hanno lasciato il paese va «il mio più grande augurio, con la speranza che non perdano mai il legame con le proprie radici». A chi resta, invece, il sindaco chiede di «crederci fino in fondo»: perché, conclude, «la sopravvivenza della nostra comunità dipende dalla capacità di fare squadra e di pretendere un futuro migliore».



