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Il Pastore Abruzzese: un viaggio nella memoria, nelle tradizioni e nell’identità delle genti d’Abruzzo

Redazione Abruzzolive di Redazione Abruzzolive
22 Ottobre 2026
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L’Aquila. Il Pastore Abruzzese, simbolo della tradizione pastorale, sarà al centro del convegno in programma domani, venerdì 23 ottobre, alle 16, all’Auditorium del Parco dell’Aquila, per riscoprirne il valore storico e culturale nell’anno di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.

 

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Ci sono simboli che non hanno bisogno di monumenti per raccontare la storia di un popolo. Vivono nei paesaggi, nelle tradizioni tramandate di generazione in generazione, nei gesti antichi del lavoro quotidiano. E, talvolta, hanno quattro zampe, un mantello bianco e uno sguardo capace di attraversare i secoli.

È il Pastore Abruzzese, protagonista di una storia che si intreccia profondamente con quella delle montagne, della pastorizia e delle comunità che hanno costruito l’identità dell’Abruzzo.

A lui sarà dedicato il convegno «Il Pastore Abruzzese nella storia e nella cultura delle genti d’Abruzzo», in programma venerdì 23 ottobre 2026, alle ore 16, all’Auditorium del Parco dell’Aquila. Un appuntamento che assume un significato particolare nell’anno in cui il capoluogo abruzzese è Capitale italiana della Cultura, offrendo l’occasione di riportare al centro dell’attenzione un patrimonio fatto non soltanto di luoghi e opere d’arte, ma anche di tradizioni, saperi e testimonianze della civiltà rurale.

IL CANE CHE HA ATTRAVERSATO LA STORIA

Prima di diventare oggetto di studio, allevamento e tutela, il Pastore Abruzzese è stato soprattutto un compagno di lavoro e un presidio di sicurezza. Nelle campagne e lungo i percorsi della transumanza, la sua presenza ha accompagnato per generazioni i pastori, contribuendo alla protezione delle greggi dai predatori e alle difficoltà di una vita trascorsa spesso lontano dai centri abitati.

La sua figura racconta un rapporto antico tra l’uomo e l’ambiente, costruito sulla necessità, sulla fiducia e sulla capacità di affrontare condizioni impegnative. Un rapporto nel quale l’intelligenza, l’indipendenza e l’istinto di protezione del cane hanno rappresentato qualità essenziali.

Il suo mantello bianco, la corporatura imponente e il portamento fiero ne fanno una presenza inconfondibile. Ma il suo valore più profondo non si esaurisce nell’aspetto: risiede nella funzione che ha svolto e nel patrimonio di conoscenze che il mondo pastorale ha saputo conservare.

Raccontare il Pastore Abruzzese significa dunque raccontare anche gli uomini e le donne che hanno vissuto accanto a lui, le famiglie legate alla pastorizia, le montagne che hanno fatto da scenario a una civiltà laboriosa e resistente.

LA CULTURA NON È SOLTANTO NEI LIBRI: È ANCHE NELLE RADICI DI UNA COMUNITÀ

La scelta di dedicare un convegno a questa figura assume un valore che va oltre la cinofilia. Significa riconoscere che la cultura di un territorio nasce anche dalle pratiche quotidiane, dagli animali che ne hanno accompagnato lo sviluppo, dai mestieri e dalle tradizioni che hanno contribuito a definirne il carattere.

In Abruzzo, la pastorizia ha lasciato tracce profonde nella geografia, nell’economia, nella gastronomia, nella lingua e nella memoria collettiva. I tratturi, le montagne, i pascoli e gli antichi itinerari della transumanza costituiscono le testimonianze di un mondo nel quale persone, greggi e cani formavano un sistema di relazioni indispensabile alla sopravvivenza.

Il Pastore Abruzzese appartiene a questo patrimonio. La sua storia richiama una cultura nella quale il rispetto degli equilibri naturali e la conoscenza del territorio erano parte integrante della vita.

Ecco perché conservarne la memoria non significa guardare nostalgicamente al passato. Significa, al contrario, comprendere da dove veniamo e riconoscere il valore di un’eredità che può ancora parlare alle nuove generazioni.

DALLA TRADIZIONE AL FUTURO: LA SFIDA DELLA TUTELA

Il tema della conservazione assume oggi una particolare importanza. Le trasformazioni del paesaggio rurale, i cambiamenti nelle attività agricole e pastorali e la progressiva scomparsa di alcuni mestieri tradizionali rendono necessario un lavoro di conoscenza e valorizzazione.

Preservare una razza legata così profondamente a un territorio significa custodirne le caratteristiche, promuovere una cultura dell’allevamento responsabile e trasmettere le competenze necessarie a mantenerne viva la storia.

Ma significa anche evitare che il cane venga ridotto a una semplice immagine folkloristica. Il Pastore Abruzzese è un animale con esigenze specifiche, un patrimonio vivente che richiede consapevolezza, rispetto e responsabilità.

Il confronto tra studiosi, allevatori, istituzioni e appassionati può contribuire a rafforzare questa consapevolezza, facendo dialogare la memoria storica con le esigenze del presente.

IL CONVEGNO: LE VOCI E I TEMI DELL’INCONTRO

L’iniziativa è promossa nel quadro della collaborazione tra il Circolo del Pastore Abruzzese Maremmano (CPAM) e l’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (ENCI), secondo quanto indicato nella locandina dell’evento, con il patrocinio del Comune dell’Aquila e del Comune di Ovindoli.

Ad aprire il convegno saranno i saluti di Dino Muto, presidente nazionale ENCI, e delle autorità presenti. Sono previsti gli interventi del presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, e del sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi. L’introduzione sarà affidata ad Antonio Grasso, presidente del CPAM.

Il programma delle relazioni comprende l’intervento di Giampiero Tartaglia, dedicato al tema «Abruzzese: storia e cultura del grande cane bianco», e quello di Andrea Gallizia e Francesca Trenta, intitolato «Custodi millenari nell’era contemporanea».

A moderare l’incontro sarà Valter Grossi.

I temi annunciati delineano un percorso che guarda al Pastore Abruzzese da più prospettive: la sua vicenda storica, il significato culturale della sua presenza nella società pastorale e le prospettive della sua valorizzazione nel mondo contemporaneo.

L’AQUILA CAPITALE DELLA CULTURA: LE RADICI COME RISORSA

Nel calendario ideale delle iniziative dedicate all’identità abruzzese, questo appuntamento offre l’occasione per allargare lo sguardo sul concetto stesso di patrimonio culturale.

La cultura non si trova soltanto nei musei, nei palazzi storici o nelle grandi opere artistiche. È anche nei racconti degli anziani, nelle conoscenze degli allevatori, nelle tradizioni delle comunità montane e nelle relazioni che hanno permesso a intere generazioni di vivere e lavorare in territori complessi.

In questa prospettiva, il Pastore Abruzzese diventa una chiave di lettura del territorio: una figura attraverso la quale riscoprire la pastorizia, la transumanza e il legame profondo tra le comunità e i loro paesaggi.

L’Aquila, con il suo patrimonio storico e il suo rapporto con l’Appennino, offre una cornice particolarmente significativa a questa riflessione.

Valorizzare le radici, del resto, non significa rimanere fermi nel passato. Significa riconoscere che l’identità di una comunità può diventare una risorsa per costruire il futuro, rafforzare il senso di appartenenza e trasmettere conoscenze che rischierebbero altrimenti di andare perdute.

IL GIGANTE BIANCO, TESTIMONE DI UNA TERRA

Alla fine, il significato più autentico di un incontro dedicato al Pastore Abruzzese può essere racchiuso in un’immagine: quella di un grande cane bianco che osserva le montagne, mentre alle sue spalle si distendono i paesi, i pascoli e le tracce di una storia millenaria.

In quell’immagine convivono la fatica dei pastori, la forza delle comunità, la bellezza dei paesaggi e la capacità di una tradizione di attraversare il tempo.

Il Pastore Abruzzese non è soltanto una razza da conoscere e tutelare. È anche una testimonianza vivente del rapporto tra l’uomo e la sua terra, un simbolo di protezione e fedeltà, un protagonista silenzioso di una storia che merita di essere raccontata.

Il 23 ottobre, all’Auditorium del Parco dell’Aquila, il suo nome diventerà occasione di incontro e riflessione. Perché custodire il Pastore Abruzzese significa custodire una parte dell’Abruzzo stesso: la sua memoria, la sua cultura e quella fierezza discreta che, da secoli, accompagna la vita delle sue genti.

Tags: abruzzopastore abruzzese
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