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Alla ricerca della Truentum “perduta”, georadar scandaglia i campi di Martinsicuro

Gianmarco Mereu di Gianmarco Mereu
21 Ottobre 2026
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Martinsicuro. Sotto i campi coltivati di Martinsicuro potrebbe essere ancora conservata gran parte della leggendaria Truentum, l’antica città romana che per secoli è rimasta nascosta e di cui oggi si cerca di ricostruire l’estensione attraverso nuove indagini geofisiche. Alla foce del Tronto, in un’area strategica tra Abruzzo e Marche, terminava infatti la via Salaria e sorgeva un centro ricordato dalle fonti classiche, tra cui Cicerone, Strabone e Plinio il Vecchio.

L’esatta ubicazione della città andò perduta nel corso dei secoli e fu individuata con certezza soltanto tra il 1991 e il 1993 in località Case Feriozzi, a Martinsicuro. Le campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo tra il 1991 e il 1995 riportarono alla luce una parte significativa dell’insediamento: un quartiere commerciale con strada basolata, magazzini, portici, botteghe, abitazioni e un grande edificio pubblico identificato come il macellum, l’antico mercato cittadino.

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Gli archeologi rinvennero inoltre reperti che raccontano la vita quotidiana della città, tra cui utensili utilizzati per la riparazione delle reti da pesca, frammenti di una statua in bronzo a grandezza naturale e una piccola arula decorata con un delfino e un’anfora. Truentum, che tra la fine del IV e l’inizio del V secolo divenne anche sede vescovile, continuò a mantenere una rilevanza strategica nei secoli successivi, tanto che nel XVI secolo Carlo V fece realizzare sul sito il Torrione e la Casa Doganale, oggi sede dell’Antiquarium che custodisce i reperti provenienti dagli scavi.

Nonostante i risultati ottenuti negli anni Novanta, solo una parte limitata dell’antico centro è stata effettivamente esplorata. «Gran parte di Truentum giace ancora sotto i campi, le strade e il terrapieno della ferrovia ed è nostro preciso obiettivo indagare e valorizzare questo patrimonio di inestimabile valore», spiegano la consigliera delegata alla Cultura Giuseppina Camaioni e la consigliera delegata alla valorizzazione dell’area archeologica Valentina Coccia. Le due amministratrici sottolineano che le nuove attività sono state avviate «con l’obiettivo di capire che cosa si conservi nei settori della città non ancora raggiunti dagli scavi e pianificare le azioni future».

Tra il 21 e il 24 settembre 2026 cinque aree della zona archeologica, per una superficie complessiva di circa tre ettari, sono state sottoposte a indagini con georadar. L’attività ha consentito di acquisire centinaia di profili per una lunghezza totale di circa 27 chilometri. La tecnologia impiegata permette di inviare nel sottosuolo impulsi elettromagnetici in grado di individuare eventuali strutture sepolte, come muri, pavimentazioni o riempimenti di antiche fosse. Per l’indagine è stata scelta un’antenna a bassa frequenza, capace di raggiungere profondità maggiori, una necessità dovuta agli spessi depositi alluvionali che nel tempo hanno coperto i resti della città romana.

L’iniziativa è stata resa possibile grazie all’autorizzazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province dell’Aquila e Teramo e alla collaborazione tra diversi soggetti istituzionali e privati, dai proprietari dei terreni interessati all’amministrazione comunale, fino al Gruppo Archeologico del Medio Adriatico. Le indagini sono state eseguite dalla società archeologica ABACO su incarico del Comune di Martinsicuro.

I dati raccolti sono ora in fase di elaborazione e soltanto al termine delle analisi sarà possibile stabilire se il sottosuolo conservi tracciati stradali, edifici o eventuali testimonianze dell’antico porto. I risultati saranno successivamente confrontati con la documentazione delle precedenti campagne di scavo e presentati pubblicamente.

«Martinsicuro custodisce un patrimonio archeologico che rappresenta una parte fondamentale della nostra identità e delle nostre radici», afferma il sindaco Massimo Vagnoni. Per il primo cittadino, la ricerca rappresenta un investimento sul futuro del territorio: «Come Amministrazione crediamo fortemente nella necessità di investire nella riscoperta della nostra storia, attraverso la collaborazione con gli enti competenti e il mondo della ricerca». Un lavoro che, conclude Vagnoni, potrebbe «aprire nuove prospettive per la valorizzazione culturale e turistica del nostro territorio».

 

Tags: antica romaarcheologiaculturaMartinsicuroteramoTruentum
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