Chieti. “Mille studenti fuori da scuola in una mattinata, otto plessi evacuati, genitori in strada, chat impazzite e poi il comunicato dell’Amministrazione che precisa: “Nessun provvedimento o ordine di evacuazione da parte del Comune”.
È quanto accaduto lunedì scorso all’Istituto Comprensivo 4 di Chieti, raggiunto da una mail di allarme bomba, la stessa che ha colpito decine di scuole in tutta Italia. Il medesimo schema si è ripetuto a Verona, Arezzo, Frosinone, Arzignano. Una cinquantina di istituti in tutta Italia ha ricevuto la stessa email anonima con riferimenti alla Sharia, come confermato dalle verifiche nazionali di ieri. In tutti i casi, i controlli delle forze dell’ordine hanno dato esito negativo: falso allarme, bufala confermata. Ora nessuno contesta la decisione della Dirigente Emilia Galante. Evacuare precauzionalmente è stato, infatti, un atto di responsabilità, rispettoso dei piani di emergenza. Le critiche strumentali alla scuola sarebbero sbagliate. Il problema, invece, a nostro avviso, è un altro ossia la gestione istituzionale della comunicazione nell’emergenza”. A sottolinearlo è il gruppo Lega al Comune di Chieti, che chiede chiarezza sui protocolli, un sistema di allerta rapido e maggiori iniziative di prevenzione.
“Per oltre tre ore, – fa presente – tra la mail arrivata in mattinata e il comunicato dell’amministrazione, la città è rimasta ostaggio del passaparola. Il Comune smentiva un ordine di evacuazione che nessuno aveva attribuito al Comune, ma non spiegava cosa stesse facendo. Le famiglie hanno saputo dei propri figli da gruppi WhatsApp, non da un canale ufficiale. Da consiglieri di opposizione non ci interessa alimentare la psicosi, ma chiedere tre cose all’Amministrazione: chiarezza sui protocolli e, quindi, se esiste oggi un protocollo condiviso, scritto e aggiornato, tra Comune, Dirigenti scolastici, Prefettura e Questura su cosa fare in caso di minaccia via mail. Chi decide l’evacuazione? Chi avvisa le famiglie? E, inoltre, comunicazione d’emergenza. Perché Chieti non ha, come molte altre città, un canale di allerta rapida: Telegram, WhatsApp istituzionale, app dedicato alle emergenze scolastiche, che in 10 minuti raggiunga tutti i genitori invece di lasciare spazio alle voci? Infine, prevenzione. Questa ondata di mail non è la prima in Europa. Sempre il 19 ottobre ha colpito scuole in Regno Unito, Ungheria e Serbia. Chiediamo che il Comune, insieme alla polizia postale, promuova nelle scuole un incontro sulla gestione di queste false minacce per evitare che ogni volta si ripeta il panico. Il falso allarme di lunedì è finito bene perché non c’era nessuna bomba. Sarebbe un errore archiviarlo come “bufala” e basta. È stato un test involontario per la nostra macchina organizzativa, e quel test ha mostrato una falla: scuola e Comune hanno agito bene singolarmente, ma male insieme. Su questo, come opposizione, – conclude – siamo pronti a collaborare, ma pretendiamo una risposta in Consiglio”.



