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Orso Mario in casa a Villavallelonga, Parco condannato a 200mila euro di risarcimento

Redazione Abruzzolive di Redazione Abruzzolive
20 Ottobre 2026
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Villavallelonga. A più di nove anni di distanza dalla drammatica notte del 29 luglio 2017, arriva la sentenza di primo grado per la vicenda dell’orso marsicano “Mario” (siglato M19), entrato all’interno di un’abitazione a Villavallelonga mentre in casa si trovava una famiglia con due bambini piccoli. Il Tribunale civile di Avezzano ha condannato il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) a risarcire i quattro familiari per una cifra complessiva che supera i 200mila euro, tra danni, spese legali e interessi. La decisione, pronunciata il 17 ottobre 2026 dalla giudice Ilaria Pepe, chiude il primo capitolo della causa legale avviata nel 2019 dai genitori, assistiti dagli avvocati Leonardo Casciere e Daniela Bianchi.

I fatti risalgono all’una e mezza di notte del luglio 2017. L’animale, frequentatore abituale dei centri abitati della Marsica in cerca di cibo, dopo essere finito in un vicolo cieco e aver scavalcato un muretto, era entrato nella casa passando attraverso la finestra della cantina. Svegliato dai rumori, il padre era sceso lungo le scale e si era trovato l’orso di fronte. Dopo aver tentato di spaventarlo facendo rumore, l’uomo era riuscito a mettere in salvo la moglie e i due figli sul terrazzo delle camere da letto. Allertati i vicini e i guardiaparco, la famiglia si era poi calata dal balcone con l’aiuto delle persone accorse sul posto. L’orso era rimasto bloccato all’interno dell’edificio fino all’arrivo del veterinario, che lo aveva sedato prima del rilascio in quota.

Il perno della sentenza risiede nella composizione del personale intervenuto quella notte. Il Tribunale ha individuato la responsabilità del Parco nell’aver impiegato una squadra sottodimensionata. Se il protocollo operativo prevedeva infatti una squadra di intervento rapido formata da quattro operatori (divisi tra telemetria, gestione del pubblico e dissuasione), sul posto erano presenti soltanto due operatori, ovvero una collaboratrice addetta alla telemetria e un guardiaparco. Secondo la giudice, una squadra completa avrebbe potuto presidiare meglio le vie d’accesso al paese, cogliere tempestivamente i cambi di direzione dell’animale e prevenirne l’ingresso nell’abitazione secondo il principio civilistico del “più probabile che non”.

La sentenza ha invece scagionato l’ente da altre accuse mosse dalla famiglia. In particolare, non è stato provato che il guardiaparco abbia sparato proiettili di gomma nella direzione sbagliata spingendo l’orso verso le case, visto che i colpi risultano esplosi verso la campagna. Il Tribunale ha inoltre riconosciuto l’idoneità delle misure preventive adottate prima dell’evento, come il radiocollare, il monitoraggio e sedici interventi di dissuasione, evidenziando che l’animale non aveva mai mostrato aggressività verso l’uomo tale da giustificarne la cattura definitiva prima di quella notte. Infine, è stata respinta l’eccezione del Parco sulla localizzazione dell’evento fuori dal perimetro protetto nell’area contigua, confermando l’applicabilità delle tutele del PATOM (Piano d’azione per la tutela dell’orso bruno marsicano) e l’articolo 2043 del Codice Civile.

A seguito della consulenza medico-legale, che ha accertato il disturbo post-traumatico e i postumi permanenti legati al forte spavento e al periodo trascorso fuori casa, il Tribunale ha quantificato i danni non patrimoniali attraverso la Tabella Unica Nazionale.

al padre sono stati liquidati 57.384,95 euro per il danno non patrimoniale e 6.301,01 euro per danni patrimoniali relativi a spese mediche e arredi; alla madre sono andati 70.397,95 euro; ai due figli sono stati riconosciuti rispettivamente 20.928,96 euro e 29.718,75 euro. A questo totale di 184.731,62 euro per i danni complessivi si aggiungono 14.103 euro per compensi legali e 1.241 euro per spese esenti. Considerando anche Iva, cassa forense, spese generali, perizia tecnica e interessi di mora, l’ammontare complessivo supera la soglia dei 200mila euro.

In attesa dei passi successivi, si registra la soddisfazione dei legali della famiglia. Da parte dell’ente parco, rappresentato dall’Avvocatura dello Stato dell’Aquila, il direttore Luciano Sammarone ha espresso una linea cauta ma aperta al secondo grado di giudizio, dichiarando che le sentenze non si commentano ma si rispettano e che l’ente sta valutando il ricorso.

Tags: abruzzo
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