L’Aquila. Prenderà il via sabato 24 ottobre un affascinante “progetto letterario e artistico alla scoperta dell’arte quale strumento di crescita e per la costruzione di un legame culturale, emotivo e visivo con la città” che l’Associazione Culturale E.T.S.-O.D.V. LIBRIS IN FABULA ha riservato agli studenti del Liceo Artistico “Fulvio Muzi” dell’Aquila. Grazie al contributo della Fondazione Carispaq, alcune allieve e alcuni allievi del liceo (indirizzo multimediale e audiovisivo) nati dopo il 2009, coadiuvati dalle insegnanti Maura Rotellini e Daniela Iannella avranno modo di realizzare un’esperienza di arte altamente formativa con gli esperti di scrittura asemica Marco Giovenale e Fabrizio M. Rossi e le operatrici Sandra Antonelli e Claudia Di Giacinto. Il progetto si intitola afasìa (dal greco ?φασία = perdita della voce) non-lettere d’amore ad una città in ritardo.
Ispirata ai calligrammi e alla poesia visiva, l’attività sarà composta da due nuclei laboratoriali principali: la lettura ad alta voce con l’analisi letteraria di calligrammi, componimenti di poesia visiva e ogni altra forma di espressione letteraria ad esse assimilabile e la realizzazione di piccole opere individuali che andranno a realizzare una installance, operazione culturale ibrida tra installazione d’arte e performance, per lasciare una testimonianza culturale, artistica e di notevole impatto emotivo alla nostra città.
Il progetto metterà in evidenza i rapporti di sovrapposizione e sintesi fra comunicazione verbale e altre forme di comunicazione, attraverso la scrittura asemica. Per definizione, essa designa un movimento culturale, posto all’intersezione tra discipline letterarie e arti visive, che affida alla sfera visiva della scrittura i processi di significazione, epurando il segno da ogni valore lessicale; è dunque una forma di scrittura semantica aperta, fatta di non-parole. Il termine asemica significa “senza nessuno specifico contenuto semantico”.
Attraverso l’atto puro della grafia come incarnazione del racconto interrotto della nostra città, dopo tutti i naufragi della nostra identità e delle nostre memorie, in una sorta di attesa sospesa e al di fuori di ogni salvezza, se non appunto quella della mano che scrive, che scrive e dondola come un pendolo stanco di segnare un tempo indefinito e infinito, le allieve e gli allievi effettuerannouna vera e propria “semina” poetica e artistica in tre luoghi o non-luoghi simbolo della città, in una condizione randagia; successivamente (ci auguriamo ospitati in qualche spazio museale) doneranno simbolicamente alla città le opere realizzate, piccoli “reperti” delle loro anime, non-lettere d’amore appunto, in un dialogo muto con una città che hanno trovato assente e che stanno aspettando.



