Roma. Una giornata di intensa lotta sta portando più di mille persone con i pullman e treni della Cgil e tante altre con mezzi propri nella capitale. La Via Maestra, «alleanza» d’oltre centro associazioni che hanno fatto rete col sindacato più grande d’Italia, ha le sembianze più di una mobilitazione internazionale che di una piattaforma a trazione sindacale. È così è da Piazza della Repubblica: studenti, universitari, Arci, Anpi, Libera, Emergency, Amnesty, Federconsumatori, movimenti per l’acqua, comitati civici, partiti politici della sinistra radicale. Dall’assembramento si capisce che «il fermento di Francia e Spagna ha raggiunto anche l’Italia», già spiegavano i dirigenti abruzzesi della Cgil nella conferenza stampa di mercoledì scorso.
Magari con ritardo rispetto alle ben più celeri spinte all’agitazione altrove, ma non con meno sentimento. Operai metalmeccanici e lavoratori dei trasporti hanno già dato un assaggio del tenore di questi «giorni di lotta» già ieri, con lo sciopero degli agricoltori e dei camionisti ed i blocchi a Taranto dei lavoratori dell’ex-Ilva. Non da meno l’arrembaggio degli studenti per il No Meloni Day: 400mila studenti, cinque piazze imponenti, di giovanissimi, con tafferugli al Ministero dell’Istruzione a Roma ed a Torino.
Un’onda lunga, quindi, che ora arriva nel tradizionale “autunno caldo” nostrano. Le motivazioni dell’appuntamento romano, però, sono tutte legate al contesto italiano: «Lavoro, Pace, Ambiente, Welfare, Costituzione». Dopo le raccolte firme per l’aumento di spesa per sanità ed istruzione dei mesi scorsi, che si sono avvicendate (e forse anche aiutate) con la campagna 1% equo per l’istituzione di una patrimoniale, l’impennata del petrolio e l’inflazione galoppante ─ ma anche «l’indegna scena» dei dibattimenti sulla legge di bilancio in Parlamento ─ hanno imposto una convocazione collettiva che sfogasse, per così dire, il dissenso verso la gestione del Governo Meloni.
«In Abruzzo e Molise» spiega il segretario Cgil Abruzzo Carmine Ranieri, «cresce la povertà assoluta e relativa, i salari sono bassi, il lavoro è precario. È aumentato il carico fiscale per i cittadini abruzzesi e molisani. La sanità non funziona, con tante persone che rinunciano alle cure. È il momento di cambiare politica economica, questo è l’appello che rivolgiamo al governo».
A rispondere per il nodo delle politiche industriali è Andrea De Lutis, segretario Fiom Chieti-Pescara: «il sistema industriale è totalmente al collasso» dichiara il sindacalista dei metalmeccanici, «stiamo perdendo l’automotive, stiamo perdendo le forniture ed anche l’acciaio, con la crisi dell’ex-Ilva. Manca una linea d’indirizzo, bisogna capire che cosa voglia fare l’Italia per risolvere la crisi. Che mettano in atto dei provvedimenti immediati per rispondere a questi problemi».
Sulla mobilitazione, interviene anche Giuseppe Cornelio per la Fiom Chieti: «Come metalmeccanici di Chieti siamo vicini a tutte le altre categorie in lotta. Non abbiamo esigenze differenti, in quanto tutte le problematiche che ha qualsiasi lavoratore sono anche le nostre, anche se abbiamo, sicuramente, altri pesi in più (le vertenze electrolux ed ex-Ilva in primis). Proprio per questo sentiamo di più il bisogno di scendere in piazza». Non solo, però oggi, spiega Cornelio. Questo è soltanto «il primo passo. Poi, ce ne sarà uno ulteriore, che sfocerà molto probabilmente in uno sciopero generale». E infatti nel programma odierno coincide la proposta di reindustrializzazione e transizione ecologica che Cgil propone alla piazza (e di converso al governo).
Federconsumatori, invece, manifesta contro il caro-vita. A parlare per l’organizzazione Francesco Trivelli, segretario regionale. «In una fase complicatissima per la nostra nazione, c’è chi non è ben al corrente – un riferimento al governo, quello di Trivelli –. Ciò che sta accadendo col rialzo dei prezzi e ciò che riguarda il costo della vita è grave. Noi ne siamo ben al corrente, perché ci occupiamo di tutte le problematiche e del consumo. Il governo, invece? Speriamo questa sia una protesta che faccia svegliare i cittadini».
Unione Inquilini entra con le sue rivendicazione nell’ampia piattaforma odierna con la denuncia del caro-affitti. «L’aumento degli affitti,» dichiara Walter Rapattoni, segretario regionale del sindacato, «la riduzione dell’offerta abitativa accessibile, la crescita degli sfratti per morosità, la mancanza di investimenti per aumentare il numero di alloggi di edilizia residenziale pubblica e l’assenza di una effettiva ed efficace politica abitativa pubblica e nazionale stanno producendo una condizione di insicurezza abitativa sempre più estesa. Nel solo 2024 sono stati eseguiti con la forza pubblica oltre 21 mila sfratti, in larga parte per morosità incolpevole. Per questo siamo in piazza».
E le critiche non sono poche, «anche noi dipendenti statali scendiamo in piazza» spiega Patrizio Marino, docente ortonese ed ex consigliere comunale per Sinistra Ecologia e Libertà, ora nel Partito Democratico, «in solidarietà con le persone in difficoltà. Tutti lo siamo, per colpa di un tipo di politica ormai imperante. Prendiamo ad esempio la Sanità in Abruzzo. C’è un chiaro piano al varo, a noi insegnanti hanno offerto un’assicurazione medica gratis. È il primo passo per la privatizzazione, il prossimo è il pagamento tramite assicurazione di tutte le prestazioni sanitarie. Così, via via, cominceremo a pagare sopra ciò che già versiamo tramite i nostri contributi. Anche per questo manifestiamo».
«Come Unione degli Studenti Abruzzo» dichiara Elisa Cardola per il sindacato studentesco «scendiamo in piazza rivendicare proprio quello che è il diritto allo studio che in Abruzzo non è per niente garantito nonostante abbiamo fatto una proposta di legge regionale che potesse portare avanti le istanze studentesche. L’abbiamo fatta tramite sondaggi, ascoltando la comunità studentesca, e la regione comunque non ci ha risposto. Noi abbiamo le prove che la nostra proposta l’abbiano letta. Tuttora, non ci hanno mai riconvocati, seppur le varie richieste di ridiscutere i termini della nostra legge».
Il mondo politico si è fatto sentire, anche se soltanto dall’opposizione. «Giusto per un saluto» riferisce qualche manifestante, «è passato Luciano D’Amico». Il candidato del campo (extra) largo – sostenuto da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra ed ora anche da Rifondazione con un accordo tecnico – ha voluto dare un augurio di buona protesta ai militanti in attesa del bus per Roma, alla fermata allo Stadio di Chieti. Un segnale che il candidato e consigliere regionale per il centrosinistra voleva dare alla grande pletora oggi nella capitale.
«Siamo con le lavoratrici, i lavoratori, i rappresentanti del mondo agricolo abruzzese che oggi sono arrivati a Roma per far sentire la propria voce in due mobilitazioni fondamentali per il futuro del Paese e del nostro territorio» dichiara in una nota il Segretario regionale del Partito Democratico Abruzzo, Daniele Marinelli, commentando l’ampia partecipazione abruzzese alla manifestazione de La Via Maestra e alla protesta promossa da Cia Abruzzo contro il caro gasolio e i rincari produttivi. «Invece di ascoltare i bisogni reali, la destra si ostina a voler smantellare l’impianto costituzionale, dall’autonomia differenziata alle forzature sulla legge elettorale. Noi diciamo no a queste spaccature: la Costituzione non si tocca né si smantella, ma si applica per garantire dignità e futuro a tutti».
Anche Rifondazione entra nel coro delle molteplici organizzazioni scese in piazza. «C’è bisogno di una rivolta» dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale del partito, «sociale e democratica di fronte alle politiche fallimentari e antipopolari del governo Meloni. Senza mobilitazione popolare non si imporranno politiche che rispondano ai bisogni popolari». Poi, le proposte dei comunisti, «Tassare i milionari, restituire la scala mobile e l’articolo 18, fermare guerra, riarmo e genocidio ed il “golpe elettorale”».



