Capistrello. A Capistrello, nel cuore della Marsica, vive e scrive il romanziere albanese Amedeo Baçi, autore di oltre 800 romanzi in tredici anni di attività letteraria. Le sue opere spaziano dalla storia alla filosofia, dall’amore alla memoria autobiografica. Parte della sua produzione è stata tradotta in italiano, inglese, rumeno e turco.
Nel corso della sua attività ha ricevuto il Pinnacle Book Achievement Award nel 2018 e dichiara 22 record certificati da Noble World Records. È stato inoltre presentato su testate internazionali come Brainz Magazine e The Enterprise World.
Tra i suoi progetti figura un ciclo di dodici romanzi dedicato alla Marsica e ispirato prevalentemente alla vita dell’imprenditore Roberto Tomasso di Capistrello. La saga, intitolata «Saga e Gurit dhe Tre Brezave», traducibile in italiano come «La saga della pietra e delle tre generazioni», intreccia vicende reali e invenzione letteraria, raccontando il lavoro, i legami familiari e il passaggio dell’eredità da una generazione all’altra.
Abbiamo intervistato Amedeo Baçi per approfondire il rapporto con la Marsica, il significato della sua produzione letteraria e il ruolo della scrittura come strumento di dialogo tra culture.
Amedeo Baçi: «La Marsica è entrata nel mio orizzonte umano e creativo»
Lei è uno scrittore albanese di respiro internazionale, ma vive a Capistrello. Che cosa rappresenta per lei la Marsica?
La Marsica non è soltanto il luogo in cui risiedo. È lo spazio in cui la mia esperienza albanese incontra la storia, la cultura e la vita di un territorio italiano. Qui riconosco le tracce del lavoro, dei sacrifici familiari e della ricerca di un futuro migliore. Come romanziere, mi interessa ciò che unisce le persone al di là delle lingue: l’amore per la famiglia, la dignità del lavoro, la perdita e la speranza. La Marsica è entrata nel mio orizzonte umano e creativo senza cancellare la mia identità albanese.
Vivere in Italia ha influenzato il suo rapporto con l’identità nazionale e la cultura europea?
L’identità culturale non è un muro, ma un punto di partenza per comprendere gli altri. Vivere in Italia significa conservare la memoria dell’Albania e, al tempo stesso, osservare il mondo attraverso l’esperienza italiana. Queste appartenenze non si escludono: si arricchiscono reciprocamente. Anche l’Europa è nata dagli incontri tra persone e comunità. La letteratura è un ponte naturale per questo dialogo.
Un territorio come la Marsica può ispirare un’opera dal significato universale?
La dimensione geografica di un luogo non determina la grandezza delle sue storie. Una famiglia, un laboratorio o una vicenda tramandata attraverso le generazioni possono contenere temi universali. Un imprenditore che costruisce la propria attività, una famiglia che affronta i cambiamenti economici e i figli che ereditano le responsabilità dei genitori sono soggetti letterari potenti. Questa convinzione mi ha accompagnato nella saga dedicata a Roberto Tomasso.
Come è nata «Saga e Gurit dhe Tre Brezave», il ciclo di dodici romanzi dedicato a Roberto Tomasso di Capistrello?
Mi hanno attratto le vicende umane nascoste dietro le attività economiche. Dietro la produzione, gli investimenti e i risultati ci sono persone, decisioni difficili, sacrifici e rapporti familiari. La storia di Roberto Tomasso, imprenditore di Capistrello legato alla lavorazione del marmo, è diventata il punto di partenza di un racconto più ampio. Non intendevo scrivere una biografia in senso stretto: i dodici romanzi si ispirano prevalentemente alla vita reale, ma intrecciano i fatti con personaggi, situazioni e sviluppi nati dall’immaginazione letteraria.
Quale valore simbolico assumono la pietra e la lavorazione del marmo nella saga?
La pietra sembra immobile, eppure nelle mani dell’uomo assume forme nuove. Nella saga simboleggia solidità, memoria, lavoro ed eredità. La lavorazione del marmo richiede pazienza, conoscenza e dedizione; così anche la costruzione di una famiglia e di un’impresa. La pietra conserva tracce anche dopo la scomparsa di chi l’ha lavorata. Allo stesso modo, le scelte di una generazione continuano a influenzare quelle successive.
Perché dodici romanzi e che cosa rappresentano le tre generazioni del titolo?
Una storia familiare raramente si conclude con la vita di una sola persona. Ogni generazione eredita non soltanto beni o professioni, ma valori, ricordi, responsabilità e talvolta conflitti. Nell’architettura narrativa della saga, la prima generazione costruisce le fondamenta, la seconda cerca di conservare e sviluppare l’eredità, mentre la terza cerca un equilibrio tra passato e cambiamento. Sono ruoli simbolici, non necessariamente descrizioni letterali di ogni persona reale. Dodici romanzi mi hanno dato lo spazio necessario per raccontare tutto questo.
In soli tredici anni ha scritto oltre 800 romanzi. Che cosa vorrebbe far scoprire ai lettori italiani oltre i numeri?
Vorrei che il lettore non si fermasse alla cifra. Ogni romanzo è un mondo autonomo, con personaggi, conflitti e domande. Ho scritto d’amore, famiglia, storia politica, memoria autobiografica e trasformazioni sociali. Qualcuno può conoscermi attraverso una storia d’amore, qualcun altro attraverso un romanzo storico. Per il pubblico marsicano, «Saga e Gurit dhe Tre Brezave» rappresenta un punto di partenza naturale. Un libro acquista valore quando il lettore ritrova nell’esperienza altrui qualcosa della propria.
Che cosa accomuna «Dritëhijet e një epoke», dedicato al periodo di Enver Hoxha, e la saga su Madre Teresa?
La domanda comune è questa: come influisce il tempo storico sull’individuo e come può l’individuo influire sul proprio tempo? In «Dritëhijet e një epoke» esploro una fase difficile della storia albanese attraverso istituzioni, società ed esperienze umane, senza trasformare la narrativa in un’apologia o in un atto d’accusa. Nella saga su Madre Teresa mi interessano la famiglia, la formazione, le scelte personali e la dedizione agli altri. In entrambi i casi cerco di guardare oltre le figure note, verso le persone e il mondo che le circondavano.
Quale ruolo svolgono le traduzioni nell’avvicinare la letteratura albanese ai lettori italiani ed europei?
La traduzione è un ponte tra culture. Un’opera nasce in una lingua, ma l’amore, la perdita, la libertà e la memoria possono essere compresi ovunque. Parte della mia produzione è stata tradotta in italiano, inglese, rumeno e turco. L’Italia è particolarmente importante per la mia vita qui e per i legami storici con l’Albania. Vorrei che la letteratura albanese fosse letta come parte del dialogo culturale europeo.
Che significato attribuisce ai premi, ai record e alla visibilità su Brainz Magazine e The Enterprise World?
Sono grato per i 22 record certificati da Noble World Records nell’ambito del romanzo e per il Pinnacle Book Achievement Award del 2018 attribuito a «Mes dhimbjes dhe dashurisë» («Between Heartaches and Love»). Le presentazioni su Brainz Magazine e The Enterprise World mi hanno permesso di raggiungere nuovi lettori. Tuttavia, i premi possono attirare l’attenzione, mentre soltanto le opere possono mantenerla. Per me il rapporto con il lettore resta essenziale.
Quali progetti la ispirano oggi e quale posto avrà l’Italia nella sua futura attività letteraria?
La creazione letteraria non si conclude al raggiungimento di un certo numero di libri. Continuo a lavorare a cicli storici e biografici, tra cui il progetto su Madre Teresa e su periodi significativi della storia albanese. Mi interessano anche le storie familiari che collegano l’esperienza individuale ai cambiamenti del tempo. L’Italia fa parte della mia vita e del mio orizzonte creativo. La saga su Roberto Tomasso dimostra che una storia legata alla Marsica può assumere un ampio respiro letterario.
Quale messaggio desidera rivolgere ai lettori di MarsicaLive e alla comunità marsicana?
Vorrei esprimere gratitudine e rispetto. Ogni comunità custodisce storie che meritano di essere conosciute: nei ricordi delle famiglie, nel lavoro quotidiano e nei rapporti tra generazioni. La Marsica possiede una propria identità e memoria. Come scrittore albanese residente in Italia, credo che le culture si arricchiscano quando imparano ad ascoltarsi. Se un lettore, dopo un mio romanzo, guarderà con occhi nuovi la storia della propria famiglia o del proprio territorio, la letteratura avrà realizzato una missione importante. La storia di una terra appartiene anche a chi la erediterà domani.



