Quattro risparmiatori italiani su dieci si dicono attratti dal trading. È il dato più vistoso dell’ultimo rapporto della Consob sulle scelte di investimento delle famiglie, ripreso nelle scorse settimane dalla stampa economica: la quota è salita al 41%, contro il 26% di due anni prima, e il 19% degli investitori al dettaglio opera già attraverso piattaforme online. Negli stessi mesi la Borsa di Milano ha vissuto una fase favorevole, e l’attenzione per i mercati è cresciuta anche tra chi fino a poco tempo fa teneva i risparmi sul conto corrente. Anche in Abruzzo, come nel resto d’Italia, le app per comprare e vendere azioni, valute o materie prime sono ormai a portata di smartphone. Prima di parlarne, però, conviene chiarire che cosa si intende esattamente con questa parola.
Che cosa significa fare trading
Con il termine trading si indica l’attività di comprare e vendere strumenti finanziari con l’obiettivo di guadagnare dalle variazioni di prezzo, di solito su orizzonti di tempo brevi: giorni, settimane, a volte poche ore. È diverso dall’investimento di lungo periodo, in cui si acquista un’azione o un fondo per tenerlo anni, contando sulla crescita dell’economia, sui dividendi o sugli interessi. Chi fa trading, invece, scommette sul fatto che un prezzo salga o scenda nel breve, e deve prendere decisioni frequenti.
Gli strumenti possono essere molto diversi: azioni, obbligazioni, valute, materie prime come petrolio e oro, indici di borsa, criptovalute. Alcuni prodotti permettono anche di guadagnare quando il prezzo scende, e di usare la cosiddetta leva finanziaria, cioè di muovere somme più grandi di quelle effettivamente depositate. La leva moltiplica i guadagni ma anche le perdite, ed è per questo che le autorità di vigilanza la trattano con particolare attenzione.
I numeri dei rischi
Le stesse piattaforme che offrono i contratti per differenza, i cosiddetti Cfd, sono obbligate dalle regole europee a indicare in evidenza la percentuale di clienti al dettaglio che perde denaro con questi prodotti. I valori pubblicati si collocano in genere tra il 74% e l’80%. Si tratta di un’informazione obbligatoria, pensata proprio per far capire che il trading con leva non è un modo semplice per far crescere i risparmi.
C’è poi il capitolo delle truffe. Dal 2019, quando il decreto Crescita le ha attribuito questo potere, la Consob ha oscurato oltre 1.700 siti che offrivano servizi di investimento senza autorizzazione. Soltanto ad agosto 2026 ne ha bloccati altri sei in un colpo solo. Lo schema è spesso lo stesso: pubblicità sui social con volti noti usati a loro insaputa, promesse di guadagni rapidi, un consulente che chiama al telefono e invita a versare somme sempre più alte.
Più interesse, meno preparazione
Il rapporto della Consob mette in luce anche un paradosso. Cresce la quota di chi è interessato al trading, ma il livello di conoscenze finanziarie degli italiani resta tra i più bassi d’Europa. Negli anni passati la stessa Consob aveva osservato che chi è entrato sui mercati più di recente tende ad avere competenze finanziarie e digitali inferiori a quelle degli investitori di lunga data, e si affida spesso a consigli informali di amici, parenti o social network.
È un tema che riguarda anche l’Abruzzo, dove le famiglie hanno un risparmio storicamente orientato al mattone e ai depositi bancari. L’arrivo delle app di investimento ha abbassato le barriere d’ingresso, ma non ha cambiato le regole di base: ogni operazione ha un costo, ogni rendimento atteso porta con sé un rischio, e nessuno strumento garantisce guadagni.
Il rischio, insomma, non dipende solo dallo strumento ma anche dal comportamento di chi lo usa. Operare spesso significa sostenere costi frequenti, tra commissioni e differenze tra prezzo di acquisto e di vendita, che nel tempo erodono i risultati. Inoltre le decisioni prese sull’onda dell’emotività, dopo un guadagno o una perdita, sono tra le cause più comuni dei risultati negativi documentati dagli studi sui piccoli investitori.
Come orientarsi
Le autorità suggeriscono alcune verifiche elementari prima di affidare denaro a qualunque intermediario. La prima è controllare che la società sia autorizzata, consultando gli elenchi pubblicati sul sito della Consob o della Banca d’Italia, e diffidare di chi non compare. La seconda è leggere con attenzione i documenti informativi, che riportano costi, rischi e scenari di rendimento. La terza è considerare il proprio orizzonte temporale e la propria capacità di sopportare perdite.
Per chi vuole capire meglio i meccanismi di base, esistono guide introduttive al trading che spiegano termini come spread, leva, margine e ordine di stop. Conoscere il vocabolario è il primo passo per valutare con lucidità le proposte che arrivano, soprattutto quando si presentano come occasioni da cogliere subito.
Un mercato più accessibile, non più semplice
La crescita del trading online è una delle trasformazioni più evidenti del risparmio italiano degli ultimi anni. Oggi bastano pochi minuti per aprire un conto e operare sui mercati di tutto il mondo. Questo non rende i mercati più prevedibili: lo dimostra il 2026, segnato da un petrolio tornato sopra i 100 dollari, da un oro sceso di un quarto rispetto al record di gennaio e da criptovalute in forte oscillazione. In un contesto così, la differenza la fa la consapevolezza di chi decide.



