Chieti. Arriva anche dal mondo sindacale un forte messaggio di vicinanza al giovane studente-operaio Andrea Di Risio, morto stamane a Scerni, nella Cantina San Panfilo, cadendo in uno dei «vasconi» dell’uva in cui tanti ragazzi e ragazze puliscono i chicchi durante la stagione di vinificazione.
Sulla tragedia s’espone Franco Spina, segretario provinciale della Camera del Lavoro di Chieti. «Ancora una volta siamo a commentare un tragico evento che riguarda un giovane operaio morto durante il lavoro» scrive il sindacalista, poi la denuncia: «essere indignati è il minimo, ma non basta, numeri alla mano, noi viviamo in un Paese che registra un vero e proprio bollettino di guerra ogni anno con in media oltre mille morti, seicentomila infortuni denunciati di cui il 34% invalidanti in maniera permanente e novantottomila malattie professionali di cui per oltre duemila quattrocento vi sono denunce per tumori di origine professionali».
Un dramma che la Cgil di Chieti vede crescere soprattutto nei contratti stagionali ed a breve durata. «Oggi più che mai, di fronte ad una giovane vita spezzata, torniamo a chiedere prepotentemente alle istituzioni tutte di intervenire a monte su superamento del lavoro precario e flessibile , troppo flessibile da essere ormai un lavoro a chiamata. Occorre intervenire sui subappalti “ a cascata” dove crescono da anni gli infortuni».
«Servono controlli preventivi» spiegano dal sindacato marrucino «che si possono fare solo se tutti i soggetti preposti alle ispezioni, abbiano personale sufficiente e questo è un problema oggi poiché dati della relazione annuale di vigilanza INL, parlano di 4.366 unità e di questi solo 949 sono gli ispettori prettamente tecnici. Questo significa che in Italia ogni anno a fronte di 5.150.000 aziende attive, si effettuano 157.381 controlli, ovvero si riesce ad ispezionare circa IL 3% per cento del totale sempre secondo il rapporto».
Poi, il grido di rabbia per l’indifferenza e l’inazione della politica. «Di cosa stiamo parlando?» si chiede Spina, «Basta fare promesse future, basta solo l’indignazione del momento, se si vuole evitare che si ripetano tragedie future serve un agire immediato sulle cause e far comprendere a tutti che la prevenzione su salute e sicurezza non è un costo ma un investimento per salvare le vite delle persone. Come CGIL ribadiamo la piena solidarietà alla famiglia e continueremo a lottare per il diritto alla salute e sicurezza in ogni luogo di lavoro».
La solidarietà ed il cordoglio – come la notizia, che è ormai divenuta un caso nazionale – rompono i confini teatini, perché anche la Camera del Lavoro e l’Unione degli Universitari di Teramo si espongono sulla tragedia di Scerni. «Come CGIL Teramo e Unione degli Universitari Teramo, esprimiamo innanzitutto le nostre più sentite condoglianze e la nostra vicinanza alla famiglia del giovane lavoratore e studente che ha perso la vita» scrivono. «La precarietà, i contratti di breve durata e la frammentazione delle responsabilità negli appalti e nei subappalti possono aumentare la vulnerabilità di chi lavora, soprattutto quando la necessità di conservare il proprio impiego rende più difficile denunciare condizioni pericolose o rifiutare prestazioni non sicure. Servono quindi maggiori
tutele, formazione adeguata fin dal primo giorno e controlli efficaci lungo tutta la filiera produttiva».
Poi, puntualizzano sulle dinamiche alla radice: «questa condizione [quella dello studente-lavoratore, ndr] riguarda da vicino anche le giovani generazioni. Troppi studenti sono costretti ascegliere tra lavorare e studiare oppure a conciliare entrambe le attività, affrontando ritmi insostenibili pur di pagare un affitto, sostenere le spese universitarie e garantirsi una vita dignitosa. Il diritto allo studio rischia così di diventare un privilegio per chi può permettersi di non lavorare, mentre chi deve mantenersi si trova spesso a sacrificare il proprio tempo, il riposo e il benessere personale».



