L’Aquila. Doveva essere una questione tecnica, è diventata una questione politica. Dopo settimane di scontri a distanza, la partita dei rifiuti approda oggi all’Emiciclo, dove il consiglio regionale discute l’emendamento firmato dall’assessore Mario Quaglieri, dal presidente dell’assemblea Lorenzo Sospiri e dai consiglieri Massimo Verrecchia, Marianna Scoccia, Luciano Marinucci, Vincenzo D’Incecco, Emiliano Di Matteo, Daniele D’Amario e Leonardo D’Addazio. Il testo punta a ripristinare la possibilità di istituire sub-ambiti provinciali nella gestione dei rifiuti, possibilità che la Regione aveva eliminato in precedenza.
Due territori, un fronte compatto
Il sostegno più visibile arriva dal territorio. Martedì nella sala consiliare di Avezzano, il sindaco Gianni Di Pangrazio ha riunito i colleghi della Marsica ottenendo 29 adesioni a un documento che chiede di tornare allo stato precedente. Con la Valle Peligna, dove i sindaci favorevoli sono 20, si arriva a quasi cinquanta amministratori schierati.
Il ragionamento dei sindaci favorevoli si regge su tre argomenti. Il primo è l’autodeterminazione: territori come la Marsica e la Peligna vogliono decidere da soli, senza fusioni o accorpamenti con soggetti esterni. Il secondo sono i numeri: Di Pangrazio ricorda una raccolta differenziata media del 70% nell’area marsicana. Il terzo è la tariffa: si teme che in un sistema più grande diventi più difficile tenere basse le bollette delle famiglie. Per il sindaco di Opi, Antonio Di Santo, i Comuni possono comunque autodeterminarsi attraverso il Piano d’ambito, e la Regione non avrebbe l’autonomia di calare dall’alto ambiti o sub-ambiti.
Il fronte opposto
Contro l’emendamento si schiera con forza Pierluigi Biondi, sindaco dell’Aquila e presidente dell’Assemblea AGIR, l’autorità che governa il ciclo integrato dei rifiuti. La sua tesi è che frammentare i territori indebolirebbe le realtà locali, disperderebbe i punti di forza e metterebbe a rischio i posti di lavoro. Biondi nega anche ogni disegno egemonico di ASM L’Aquila sul resto della provincia. A fianco di questa posizione ci sarebbero, secondo i ben informati, il presidente della Regione Marco Marsilio e alcuni amministratori regionali e locali.
Il nodo politico
Qui la vicenda smette di essere amministrativa. Il centrodestra si trova diviso in due blocchi, e Fratelli d’Italia, che esprime esponenti di primo piano da entrambe le parti, è la forza che paga il prezzo maggiore. Da un lato i firmatari dell’emendamento, tra cui il capogruppo e consiglieri radicati nei territori che chiedono il sub-ambito. Dall’altro il presidente della Regione e il sindaco del capoluogo, che difendono l’impianto unitario. Sullo sfondo c’è un affare gestionale stimato in circa 120 milioni di euro, e dunque un peso economico e di influenza che spiega la durezza dello scontro.
Le domande aperte
Restano almeno tre questioni che la discussione di oggi dovrà chiarire. La prima è se il ritorno ai sub-ambiti garantisca davvero tariffe più basse o rischi di produrre costi duplicati e impianti sottodimensionati. La seconda è come convivano i sub-ambiti con il ruolo di AGIR, che dovrà valutare i Piani d’ambito. La terza, più politica, è se il voto in aula sarà la fotografia di una maggioranza che regge o l’inizio di una frattura più profonda.
Due tesi legittime si fronteggiano: chi vede nella dimensione ampia la sicurezza di conti e occupazione, e chi vede nella dimensione locale la tutela di tariffe e identità dei territori. Più dell’esito, conterà il metodo con cui la maggioranza saprà ricomporre, o meno, la distanza. Perché sui rifiuti, in Abruzzo, si misura anche chi comanda davvero.



