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Garlasco, chiusa la nuova indagine: “Analisi idonee a scagionare Alberto Stasi già 19 anni fa”

Luca Marrone di Luca Marrone
29 Settembre 2026
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Pavia. L’attesa di sviluppi inattesi e colpi di scena, resa spasmodica dai media nei giorni scorsi, sembrerebbe essere giunta al termine, la nuova indagine sul delitto di Chiara Poggi – uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007 – è approdata a una fase decisiva. In un lungo e articolato comunicato stampa diffuso ieri, 28 settembre, dalla Procura della Repubblica impegnata nell’inchiesta, si ribadiscono gli elementi che si ritengono acquisiti a carico dell’attuale indagato, Andrea Sempio, ponendo altresì in evidenza serie criticità nell’ambito dell’investigazione che, a ridosso del delitto, avrebbe posto le basi della condanna definitiva del fidanzato della vittima, Alberto Stasi.

Uno sviluppo preceduto, un paio di giorni prima, proprio a ridosso della conclusione dell’inchiesta, da un fatto che non aveva  a sua volta mancato di sollecitare un certo interesse: la convocazione in Procura del generale Luciano Garofano e di altri ufficiali dei Carabinieri in servizio presso il Ris all’epoca delle indagini sul delitto. Comprensibile la curiosità del pubblico e dei media, ulteriormente accresciuta dal massimo riserbo sul contenuto e l’andamento del colloquio, mantenuto dallo stesso generale che, come i lettori ricorderanno, all’inizio della nuova inchiesta su Sempio, ha rivestito per un certo periodo il ruolo di consulente della difesa dell’indagato.

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“Si comunica quanto segue”

L’ondata di ipotesi, congetture, illazioni suscitata dalla circostanza non si era ancora placata, ed ecco giungere quello che molti osservatori hanno definito un clamoroso colpo di scena. Constatiamo, incidentalmente, che dare conto degli aggiornamenti della vicenda significa delineare un racconto che, sempre di più, palesa i tempi e le cadenze, diremmo le esigenze drammaturgiche, di una fiction letteraria, cinematografica o televisiva.

In ogni caso, il clamoroso sviluppo riguarda, come accennato, la diffusione di un corposo comunicato stampa da parte degli inquirenti, che per completezza ed a scanso di equivoci, riteniamo opportuno trascrivere per intero.

“Si è proceduto in data odierna alla notifica dell’avviso ex art. 415 bis con deposito di tutti gli atti, comprensivi delle indagini integrative disposte. Il capo di incolpazione nei confronti di Andrea Sempio resta invariato”, si legge nella nota, articolata secondo i punti nodali dell’investigazione condotta per quasi due anni.

Tracce di sangue

“Nell’ambito degli ulteriori approfondimenti tecnici, il Col. Dott. Andrea Berti è stato incaricato di esaminare la relazione predisposta dal consulente tecnico della difesa, Dott. Armando Palmegiani, relativa all’analisi delle tracce di sangue repertate sulla scena del delitto, in quanto l’elaborato della difesa aveva proposto una ricostruzione autonoma della dinamica dell’aggressione e formulato rilievi metodologici, nonché ipotesi alternative riguardanti alcune specifiche fasi dell’evento, tra cui l’area del telefono, il momento e il luogo del lavaggio e il percorso successivo all’omicidio”, scrivono i magistrati.

“Il consulente del P.M., dopo aver valutato le ipotesi prospettate, ha rassegnato le sue osservazioni critiche, sottolineando la necessità di distinguere tra dati sorretti da riscontri materiali, già indicati nella precedente consulenza e confermati, e ipotesi ricostruttive non suscettibili di conferma diretta, come quelle prospettate dalla difesa di Andrea Sempio.”

La traccia 33 e l’impronta di calzatura

“Ai consulenti del P.M., T. Col. Dr. Gianpaolo Iuliano e Dott. Nicola Caprioli, è stato conferito l’incarico di esaminare la memoria difensiva con allegata una consulenza dattiloscopica integrativa relativa alla cosiddetta ‘impronta 33’ e una consulenza tecnico-calzaturiera di comparazione, concernente la traccia di scarpa rinvenuta nell’abitazione di Garlasco.”

Considerano in proposito i Pm che i consulenti incaricati dalla Procura “hanno rilevato come le osservazioni formulate dalla difesa non introducano elementi nuovi tali da modificare le conclusioni già espresse nelle precedenti valutazioni tecniche della ‘impronta 33’, mentre, con riferimento alla traccia di scarpa, hanno eseguito accertamenti sulle calzature che non consentono di sostenere l’esistenza di un’incompatibilità fisica tra la conformazione del piede di Andrea Sempio e la traccia di scarpa oggetto di analisi.”

“Da ultimo, i medesimi consulenti tecnici, sollecitati all’analisi di un’ulteriore consulenza inoltrata dalla difesa Poggi il 24/09/26, hanno depositato una nota sulle dimensioni di una scarpa Mod. Frau, taglia 42, che risulta compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio”, concludono sul punto.

Valutazioni genetico-forensi

Un cenno anche al contributo difensivo relativo alle problematiche genetiche sottese al caso: “Le note integrative di parte in ambito genetico-forense redatte dal Consulente Tecnico della Difesa Sempio, Dott.ssa Marina Baldi, sono state valutate analiticamente e confutate dal Prof. Carlo Previderè e dalla Dott.ssa Pierangela Grignani, consulenti del P.M.”

Valutazioni medicolegali e istopatologiche

All’anatomopatologa Cristina Cattaneo che già, in esito a un precedente esame, aveva concluso che la causa della morte della vittima fosse da attribuire alla lesione all’occipite, “è stato conferito sia l’incarico di esaminare la consulenza medicolegale della difesa sia di svolgere nuove analisi istopatologiche sui blocchetti in paraffina e sui vetrini relativi all’omicidio di Chiara Poggi.”

Dunque, in merito alle considerazioni calzaturiere, “la Prof.ssa Cattaneo, nel concordare con le relazioni degli altri consulenti del P.M. Iuliano-Caprioli, ha aggiunto soltanto che, sotto un profilo medico, un incremento ponderale nel tempo può aumentare significativamente larghezza e volume del piede.”

In tema di diagnosi di epoca della morte: “si è confermato l’intervallo cronologico già indicato nella precedente consulenza, anche sulla scorta dell’analisi del digesto, mai svolta prima dell’attuale procedimento penale. Lo stesso in merito alla causa della morte.”

Alla professoressa Cattaneo, precisa il comunicato della Procura, è stato associato l’anatomopatologo professor Biagio Eugenio Leone. E, secondo i citati consulenti, “il quadro complessivo depone per una dinamica lesiva non immediatamente coincidente con il decesso; la convergenza degli elementi, a loro giudizio, rafforza complessivamente l’ipotesi che almeno una parte delle lesioni extracraniche sia stata prodotta nell’ambito di una colluttazione o, comunque, di un’azione aggressiva protrattasi nel tempo, durante la quale la vittima avrebbe posto in essere atti di difesa quantomeno passiva, mediante interposizione e protezione del corpo, senza potersi escludere anche una componente di difesa attiva.”

Causa della morte e lesione all’occipite

“Non risulta, invece, coerente con il quadro complessivo, secondo i consulenti del P.M., l’ipotesi che tutte le lesioni siano riconducibili esclusivamente a fenomeni aspecifici di caduta, urto, trascinamento o movimentazione, come sostenuto dagli elaborati difensivi”, spiegano inoltre gli inquirenti. “Contrariamente a quanto rilevato dal Consulente di parte, i consulenti del P.M. escludono elementi di discordanza tra la dinamica ricostruita dal Dr. Berti e i dati medico-legali con riferimento agli spostamenti della vittima. Il rinvenimento di particolati a composizione ferrosa a livello di anca, braccio e coscia ulteriormente conforta le conclusioni già espresse sulla presenza di lesioni da difesa.”

Intervallo di sopravvivenza

“In ordine all’intervallo di sopravvivenza di Chiara Poggi, i consulenti hanno ritenuto opportuno approfondire ulteriormente tale specifico aspetto mediante nuove indagini immunoistochimiche, eseguite dal co-consulente Prof. Leone.”

Dunque: “Tali accertamenti, disposti al fine di dirimere in maniera quanto più possibile oggettiva la questione, hanno fornito elementi che corroborano e anzi si aggiungono alle tempistiche della precedente Consulenza tecnica.”

I risultati ottenuti depongono concretamente “per una produzione delle lesioni non immediatamente antecedente alla morte, ma anteriore al decesso con un intervallo orientativamente compreso come minimo fra 15 e 30 minuti, senza che possa escludersi una sopravvivenza complessiva più prolungata fino ai 60 minuti.”

Dati grezzi relativi alle analisi genetiche del 2007

“È stata acquisita una consulenza dei CT nominati dalla difesa di Alberto Stasi, Dott.ri Ugo Ricci e Pasquale Linarello, avente ad oggetto i Raw Data [dati grezzi, ndr] consegnati alla Procura di Pavia dal RIS di Parma il 6/11/2025 nell’ambito dell’attuale procedimento”, si legge ancora nella nota. Nell’ambito della genetica forense, l’esame dei raw data costituisce un passaggio critico e rigorosamente regolamentato. Prima che un profilo genetico venga stampato o inserito in una banca dati, il software e l’analista devono esaminare i tracciati elettroforetici (i file .fsa o .hid) o i file di sequenziamento (NGS): un procedimento necessario per distinguere i veri alleli dagli artefatti tecnici (come stutter, pull-up, o rumore di fondo)[1].

Scrive la Procura: “Nei Raw Data i predetti consulenti hanno rilevato la presenza di contro-analisi (ben due corse elettroforetiche datate 20/09/2007) del campione bu_p, (lo stesso campione che rivelò la presenza del DNA della vittima sui pedali della bici Umberto Dei e che portò al fermo di Stasi) totalmente negative.”

E spiega: si tratta, secondo i consulenti, di contro-analisi idonee “a scagionare Alberto Stasi già 19 anni fa, ma non esistenti nel fascicolo del proc. pen. 2025/2007 R.G.N.R. (Procura di Vigevano). In altri termini, il profilo genetico determinato appena il giorno prima (19/09/2007) dall’unico estratto disponibile ricavato dai pedali della bicicletta (reperto bu_p) e attribuito dal consulente tecnico del P.M. dell’epoca ‘oltre ogni ragionevole dubbio’ alla vittima, era risultato totalmente negativo il giorno successivo (20/09/2007), allorquando lo stesso consulente aveva effettuato nuove analisi.”

Ancora: “Di queste due corse elettroforetiche del 20/09/2007 e dei relativi tracciati completamente negativi non si è rinvenuta traccia in alcun atto del procedimento/processo celebratosi a carico di Stasi Alberto.”

“Di conseguenza, la Procura di Pavia, oltre a svolgere indagini al fine di ottenere chiarimenti da appartenenti al RIS di Parma dell’epoca, ha dato incarico ai propri consulenti, Prof. Carlo Previderè e Dott.ssa Pierangela Grignani, di svolgere una valutazione critica di tali contrastanti risultati.”

In esito a tali esami, i consulenti tecnici “hanno confermato l’esistenza delle corse elettroforetiche negative del 20/09/2007 e, in ragione di questa discordanza, hanno concluso per l’opportunità all’epoca di un approfondimento che, tuttavia, dalle recenti indagini svolte dalla Procura di Pavia, non risulta essere stato effettuato.”

Tracce ematiche sugli intonaci

La nota riferisce inoltre che sono stati inviati alla Procura di Pavia gli esiti delle attività tecnico-scientifiche condotte presso i laboratori del Ris di Roma.

“Lo studio fornisce evidenze sperimentali relative alle dinamiche di prelievo e alla caratterizzazione biologico-genetica di tracce emo-derivate umane deposte su tre differenti tipologie di supporto murario.”

Ebbene, secondo gli esperimenti condotti, “pur essendo certa la presenza di sangue nei campioni analizzati sugli intonaci, gli esiti negativi della quantificazione del materiale genetico e del test confermativo volto alla caratterizzazione del tessuto ematico, non dimostrano né l’effettiva assenza di sostanza ematica sulle superfici murarie, né l’effettiva assenza di DNA a causa dell’effetto inibente del particolato minerale alcalino dell’intonaco.”

La valutazione psichiatrica dell’indagato

Lo psichiatra Roberto Catanesi era stato incaricato dalla Procura di condurre un esame volto ad accertare la capacità di intendere e di volere e l’eventuale pericolosità sociale dell’indagato, nonché a effettuare una sua analisi comportamentale, anche basandosi su materiale documentale. In tema, considera la Procura, sarebbero “emersi dati di indubbio interesse che tuttavia – come già chiarito oralmente – richiedono necessariamente – per una risposta ai quesiti che possa dirsi metodologicamente adeguata al contesto di indagine – il confronto ed il riscontro con dati provenienti da un esame clinico diretto sulla persona dell’indagato.”

Per questa ragione, “poiché Andrea Sempio si è rifiutato di sottoporsi a visita, il consulente ha affermato di non avere elementi sufficienti a formulare risposte ai quesiti che possano dirsi adeguatamente motivate e metodologicamente ineccepibili. Gli accertamenti della Procura di Pavia sulla capacità di Andrea Sempio, pertanto, sono, allo stato, sospesi.”

Nelle sedi opportune

“Ogni argomentata valutazione concernente la rilevanza e il significato dell’insieme degli elementi probatori acquisiti sarà esposta negli atti indirizzati ai giudici competenti presso il Tribunale di Pavia”, concludono gli inquirenti, riservando anche un cenno alla possibile azione di revisione della sentenza che ha ritenuto Alberto Stasi, fidanzato della vittima, responsabile dell’omicidio: “Si evidenzia, inoltre, che nessuna richiesta finalizzata alla formulazione di una proposta di revisione […] è mai stata rivolta al Procuratore Generale, la quale è stata e sarà tenuta informata in relazione a ogni aspetto ritenuto di possibile interesse.”

“La Procura di Pavia, decorsi i termini di legge, assumerà le determinazioni inerenti l’azione penale.”

Dati celati?

Comprensibile e inevitabile che simili valutazioni suscitassero scalpore e polemiche, in particolare il passaggio del comunicato relativo agli esiti contrastanti degli esami sulla traccia genetica rivenuta sul pedale della bicicletta in uso ad Alberto Stasi. Il 19 settembre 2007 il consulente tecnico del pubblico ministero ha affermato infatti “oltre ogni ragionevole dubbio” la presenza sul pedale di tale traccia genetica, asseritamente riconducibile alla vittima; il giorno successivo, due controanalisi hanno restituito un esito negativo, ma tale dato – un elemento utile “a scagionare Alberto Stasi già 19 anni fa” – sembrerebbe essere stato omesso nell’indagine di allora, conducendo al fermo di Stasi del 24 settembre 2007, peraltro non convalidato.

Uno scenario dalle impegnative implicazioni e, prevedibilmente, sono subito giunte contestazioni e repliche.

“Atti nascosti? È fantascienza”, ha asserito Luciano Garofano in una dichiarazione riportata dal Corriere della Sera. “Ho la certezza granitica di poter escludere qualsiasi manipolazione, qualsiasi depistaggio, qualsiasi accantonamento di atti. Non era e non è nel nostro costume. Metto tutte le mani sul fuoco sull’onestà dei miei collaboratori che materialmente furono individuati dalla Procura di Vigevano per fare quelle analisi.”

“Non c’è stato nessun doppio esito negativo dopo il risultato certo sulla presenza di Dna di Chiara Poggi sulla bicicletta Umberto Dei di Alberto Stasi”, ha dichiarato ad Adnkronos il genetista Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi. L’“equivoco”, sarebbe nato dall’aver messo a disposizione della nuova indagine “i dati grezzi catalogati non per data di ‘corsa’, cioè di analisi, ma di modifica”, ha sostenuto. “Quello che la difesa di Stasi indica come un esito negativo datato 20 settembre 2007 è invece, e lo scrive anche il consulente della procura Carlo Previderè, una ‘corsa’ del campione inibito del 10 settembre 2007.”

“Il 19 settembre 2007 viene eseguita un’amplificazione del Dna e la provetta viene caricata sul sequenziatore, ma la macchina dà problemi di corsa.” “Il campione mostra il profilo genetico di Chiara Poggi per 6 marcatori”. Il tentativo di analisi sarebbe a suo dire stato ripetuto qualche ora dopo e “il campione caricato in doppio restituisce due profili perfetti: 15 marcatori sono di Chiara Poggi.”

“Temi di prova già noti”?

“Secondo quanto emerge dal comunicato della Procura di Pavia, sarebbe stato svolto in questi mesi un ulteriore approfondimento tecnico di parte volto a sostenere l’astratta possibilità che Andrea Sempio avesse calzato quel giorno delle scarpe Frau 42, a dispetto del comune buon senso”, hanno poi commentato i legali della famiglia Poggi, gli avvocati Gianluigi Tizzoni e Francesco Compagna.

“Per il resto, i dati apparentemente evocati in relazione alle prove che furono acquisite in contraddittorio nei confronti di Alberto Stasi non fanno che riproporre dei temi di prova già noti ed ampiamente approfonditi nel relativo processo, sia sotto il profilo genetico che sotto quello medico-legale. A questo punto”, hanno proseguito, “ci auguriamo che la vicenda possa essere sottoposta quanto prima alla competente Corte di Appello, la quale potrà rilevare l’assenza di qualsiasi elemento di novità, ponendo auspicabilmente fine all’impropria ricerca di un colpevole alternativo.”

La posizione di Alberto Stasi

“Lui è sempre molto lucido e l’unica cosa che mi ha detto è che spera che si assumano le proprie responsabilità e che si faccia piena luce sulle responsabilità.”

Lo ha dichiarato l’avvocata Giada Bocellari ai cronisti all’esterno della Procura di Pavia, dando conto del pensiero del suo assistito, Alberto Stasi, in relazione ai due esiti negativi sul Dna dei pedali menzionati dagli inquirenti nella nota che abbiamo riportato.

“Noi possiamo andare a chiedere la revisione con gli elementi a discarico di Stasi, con quegli elementi nuovi che disintegrano la sentenza di condanna. Se viene meno il Dna sui pedali viene meno tutta la condanna, è l’elemento centrale, credo lo capisca chiunque”, ha aggiunto Bocellari.

“Depositeremo la richiesta di revisione il prima possibile, compatibilmente con questo delirio mediatico e il lavoro. Ci sono anche elementi ulteriori della Procura, di cui siamo a conoscenza, e altri raccolti dalla nostra difesa e che vi stupiranno molto.”

“Dobbiamo leggere anzitutto i dati depositati dai Pm e poi integreremo il testo scritto con queste nuove indagini, laddove ci tornino utili, e quando saremo pronti la depositeremo. Non è una questione di tempi, perché a Stasi un mese in più uno in meno non cambia niente, ma noi dimostreremo la sua innocenza, non il ragionevole dubbio.”

Ancora: quelle “corse elettroforetiche del 20 settembre”, gli esiti negativi sul profilo genetico recuperato sui pedali, “non sono state messe a disposizione del pubblico ministero all’epoca” e Stasi “viene fermato il 24.” Esiti negativi che “non sono stati messi a disposizione delle parti, sono state fatte anche delle indagini difensive” in tal senso.

Ciò che, a dire dell’avvocata Bocellari, risulta più grave “è il fatto che nel 2009 viene fatta una perizia, con due periti nominati dal giudice Vitelli, e questi chiedono al consulente del pubblico ministero di trasmettere i dati relativi alle analisi sui pedali” e quei dati “non c’erano”.

“Questo ragazzo si è fatto otto anni di processo, che forse è stato anche peggio del carcere, e 11 anni di galera”, ha concluso l’avvocata, “e quindi non è che stiamo parlando di una cosa banale, ma di una vita rovinata.”

Non è mancato un commento dell’avvocato Antonio De Rensis, che assiste Stasi insieme alla collega Bocellari. “Non vedo proprio Alberto Stasi sulla scena del crimine dopo queste ultime rivelazioni che sono devastanti”, ha detto. “Abbiamo grande fiducia e grande stima nei confronti di chi sta conducendo le indagini senza tralasciare nulla. Forse è venuto il momento che qualcuno inizi a parlare e a pontificare meno. Un consulente del pubblico ministero ha l’obbligo di riferire tutto ciò che fa durante la sua attività al pubblico ministero, anche se si allaccia le scarpe, se è collegato all’incarico avuto.”

“Non è vero che si attaccano i Ris: i singoli uomini sono una cosa, i Ris e l’Arma dei Carabinieri un’altra”, ha aggiunto. “Non devo dire io al Comando generale ciò che deve fare: credo che vorranno capire fino in fondo cosa hanno fatto alcuni militari dell’Arma.”

“Insieme alla collega Bocellari, che lotta da 15 anni in questa vicenda, devo cercare di far acclarare l’innocenza di Alberto”, ha proseguito De Rensis. “Altri dovranno perseguire chi ha commesso errori e orrori. Un anno e mezzo fa, quando ho iniziato a parlare di orrori, qualcuno sorrideva. Ma un avvocato, che ha doveri deontologici anche nei confronti dei propri colleghi, dentro la parola orrori mette tante cose.”

“Alberto osserva quanto sta succedendo. Preferisco non entrare nell’animo di Alberto, che sta facendo un grande lavoro per avere equilibrio rispetto a questa dolorosa e tragica vicenda”, ha concluso.

[1] In tema v. almeno, J.M. Butler, Forensic DNA Typing: Biology, Technology, and Genetics of STR Markers, Academic Press, London, 2005; J.M. Butler, Advanced Topics in Forensic DNA Typing: Interpretation, Academic Press, London, 2015.

Tags: Chiara PoggiDelitto di Garlasco
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