L’Aquila. Civico 99, gruppo civico dei residenti aquilani, ha inviato una diffida al Comune con istanza di accesso agli atti sul finanziamento del festival “L’Aquila Città del Libro” (festival letterario che terminerà oggi), contestando la gestione di 67.000 euro assegnati a “Alchimia d’Inchiostro” (35.000 euro con deliberazione di Giunta n. 399 del 12 agosto 2026 e ulteriori 32.000 euro con deliberazione n. 469 del 16 settembre) e chiedendo chiarimenti sulla qualifica dell’associazione, indicata negli atti comunali come ETS, ma non risultante iscritta al RUNTS, il registro delle associazioni, e definita altrove come Aps, ossia associazione di promozione sociale.
La richiesta del gruppo di cittadini sollecita la pubblicazione integrale dell’istruttoria ─ domanda, documentazione sulla qualifica dichiarata, verifiche degli uffici, atti di concessione e liquidazione, eventuale patrocinio, vantaggi economici e rendicontazioni ─ sottolineando che, pur senza formulare accuse, la gestione di risorse pubbliche richiede risposte documentate e trasparenza immediata e verificabile.
Il Partito democratico pone ulteriori dubbi: «su quale proposta progettuale sono state assegnate le risorse, con quali criteri e con quale ricaduta attesa?», si legge nella nota del segretario cittadino Nello Avellani che chiede «quali spese siano finanziate, se l’organizzatore partecipi ai costi e perché non sia stato pubblicato un bando». Contesta, inoltre, la scelta politica di finanziare un festival che definisce di «chiara matrice culturale di destra».
A fare la “filologia” dei conti e dei movimenti ci pensa l’avvocato Fausto Corti: «ci sarebbe, poi, da capire a chi fa effettivamente capo il Festival del Libro», dice l’avvocato. Corti riconduce la proprietà del sito del festival non ad Alchimie d’Inchiostro, ma ad un’altra realtà associativa, «la pagina internet ufficiale del Festival è laquilacittadellibro.it, dominio che, però, non appartiene ad Alchimia, ma alla Associazione Castelli di Carta, che lo ha organizzato nel 2023 e 2024,» e poi «il dominio dell’associazione Castelli di Carta è di proprietà della Pivert, società che appartiene, come Altaforte, alla famiglia Polacchi. Il membro più noto della famiglia Polacchi è Francesco, condannato per aver aggredito un militante dell’ANPI nel 2017».



