Pescara. La Nuova Pescara torna al centro dell’intervento di Luciano D’Alfonso, che interviene sul rinvio del processo di fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore e sull’emendamento al progetto di legge n.159/2026. L’ex presidente della Regione Abruzzo critica la scelta di rinviare al 2029 l’avvio della nuova città e contesta l’assenza, a suo giudizio, di un vero progetto di fusione.
«La Nuova Pescara è la protagonista del gioco dell’oca: due passi avanti e quattro indietro da sette anni, e quando ormai mancavano tre caselle per chiudere la partita, i giocatori spendono la carta del rinvio e, in tre striminzite paginette denominate ‘emendamento al progetto di legge n.159/2026’, dalla scrittura incerta e balbettante, rivelatrice della Regione Abruzzo a guida marsiliese, trasformano un grande e ambizioso progetto in una cambiale scaduta. Hanno scherzato e giocato per anni, oggi è ufficiale: la fusione degli uffici e delle carte intestate di Pescara, Montesilvano e Spoltore, è rinviata al primo febbraio 2029, ovvero alla scadenza del mandato dell’attuale Governo regionale, una data tanto improbabile quanto improponibile» dichiara D’Alfonso.
«Il rinvio come statuto ha un significato se uno si mette all’opera, se c’è un ravvedimento operoso, in questo caso abbiamo un rinvio, l’ennesimo, senza mai aprire il cantiere del progetto di fusione che è prioritario e indispensabile per far nascere la nuova città, per far sentire il senso della comunità.- prosegue- Anche questa volta in quelle tre paginette di emendamento, che la Presidenza del Consiglio regionale porterà in aula, non rinveniamo alcun progetto che faccia capire ai cittadini quali sono le convenienze nel fondere tre diversi territori, non c’è il contratto sociale che si stabilisce tra cittadini e amministrazione nuova, non si enunciano quali saranno i nuovi diritti e i nuovi doveri, le nuove opere, cos’è che farà funzionare meglio la città nuova, dando prova di un atteggiamento incredibilmente irresponsabile».
Spiega poi D’Alfonso: «Il contenuto dell’emendamento, stiracchiato, allungato, reso ridondante al punto giusto per fingere dignità culturale e conoscitiva, si può riassumere in poche righe: Nuova Pescara dovrebbe, forse partire, il primo febbraio 2029; il 31 dicembre 2028 dovrebbe essere approvata la relazione conclusiva del processo di fusione con la nomenclatura degli uffici ‘concretamente’ unificati, quindi lasciando la porta aperta alla possibilità che quel processo non sia comunque concluso; nel frattempo si costituisce una Cabina di regia con il solito elenco di dipendenti, segretari comunali e direttori generali dei tre Comuni, e la supervisione di un incaricato della Regione Abruzzo. E la Cabina di Regia non dovrà far altro che sovrintendere all’unificazione degli Uffici. Ma attenzione, c’è la minaccia: il primo Comune che non ‘collabora’ viene commissariato.
Un emendamento che è un capolavoro di fantasia, degna del miglior Collodi: ci chiediamo chi è Pinocchio, chi è il gatto e chi la volpe. Io vengo dal ‘900, credo di avere utilmente impiegato il tempo anche per studiare, e penso che l’Italia si possa dividere in due grandi formazioni: quelli che fanno e quelli che fanno finta. In Abruzzo da troppi anni si fa finta di voler far nascere la nuova città, ogni tanto si organizza una scenetta come la condotta dei soldati di Re Ferdinando, da sotto a sopra, da sopra a sotto, senza mai andare in guerra. In questo caso nei fatti non si scrive l’unico documento che consente alla città di nascere, senza aver poi bisogno di un condono, e la nuova Pescara, come dico sempre, somiglia ormai a Plinio il Vecchio senza mai essere stata Plinio il Giovane».
«Quell’emendamento – aggiunge- che si intende malauguratamente portare in aula è un fallimento amministrativo che siamo ancora in tempo per riscrivere: a Pescara Nuova non servono Cabine di regia e tavoli affollati di dipendenti già oberati. Servono energie e professionalità, servono modelli come Capuzzimati, il padre della città metropolitana di Bologna, che sappiano cosa fare e siano in grado di individuare chi deve fare. Servono uomini e donne d’esperienza capaci di fissare punti, passaggi amministrativi, e appuntamenti di coinvolgimento di cittadini e portatori d’interesse, che sappiano raccogliere e mettere insieme interessi, bisogni, ambizioni e opportunità, partendo dalla consapevolezza che ci sono le risorse finanziarie, quei 105milioni di euro che ho fatto legiferare io, che rischiano di scadere, e poi altri fondi che dobbiamo guadagnarci con un tiro alla fune con il MEF, con Palazzo Chigi, con il Ministero dell’Ambiente e il Ministero degli Interni».
«Oggi continua a mancare la dimensione tipica della politica che è il progetto di fusione e su questo io vedo inettitudine. Nuova Pescara non ha bisogno di uffici unificati, ha bisogno di idee:
· La nascita della nuova città deve garantire l’apertura di una grande stagione di manutenzione infrastrutturale;
· Occorre scrivere nero su bianco le modalità di realizzazione di un processo partecipato sulle convenienze e le vocazioni; chiarire il rapporto tra città usata e campagna collinare, e valorizzare l’asse tra le acque dolci dei fiumi (Pescara e Saline) e il mare, che deve diventare il più grande parco naturale della conurbazione.
· Ecologia e sicurezza urbana: attuare le direttive europee sulla gestione costiera, investire nella depavimentazione e forestazione per restituire permeabilità al suolo, e adottare un Piano dei Tempi per governare la notte come tempo di cultura, economia e diritto al riposo.
· Opere e mobilità a misura d’uomo: il Piano Regolatore del sottosuolo, la realizzazione di gallerie intelligenti, sul modello aquilano, per fare in modo che ogni volta che occorre fare manutenzione non si debba sempre spaccare, ma basta aprire come aveva già concepito l’ingegnere Bardet su Porta Nuova
· Tutela del terreno dal consumo indiscriminato e la creazione della «Città Facile», con quadranti liberati da qualsiasi tipo di ruota per restituire lentezza alla vita dei cittadini.
· Scuole come comunità educanti: superare l’edilizia a compartimenti stagni per trasformare gli istituti in presidi aperti al quartiere e all’incontro generazionale.
· Fondo di Coesione ed equilibrio territoriale: utilizzare le risorse regionali e ministeriali con coefficienti perequativi di investimento per garantire parità di manutenzione e servizi a ogni borgo e quartiere.
· Zone franche urbane nelle vie della città dove è sofferente il commercio di prossimità;
· Il ripensamento della Cittadella della pena che non sia uno studentato ma un luogo di rieducazione sicura;
· Torniamo a rendere utili le zone industriali di riferimento affinchè siano attrattive, capaci di funzionare con Zes e zone a logistica semplificata dando alla città nuova la capacità di pre-autorizzare;
· Vorrei che Pescara fosse la prima città in Italia a dare operatività alla direttiva europea sul rischio di esondazione dal mare, approvata da fine marzo 2021 e nessuno ha fatto nulla.
Un progetto del genere si può realizzare solo se la politica che governa fa i compiti a casa e non scommette solo sui rinvii che testimoniano l’inadeguatezza fattuale di chi avrebbe avuto la responsabilità di scrivere un Progetto di fusione che sino a oggi non c’è mai stato e non è neanche abbozzato, accennato, nell’emendamento giullaresco che in aula porterà l’ennesima sommatoria dell’esistente» sottolinea D’Alfonso.
«Alla soluzione pilatesca del governo marsiliese opporremo la capacità lungimirante di chi sa ideare, progettare, realizzare e dare risposte, preparandoci a prendere per mano la Nuova Pescara che altri hanno fatto salire su una zattera spingendola alla deriva», conclude Luciano D’Alfonso.



