Roma. Il senatore del Partito Democratico Michele Fina ha chiesto l’apertura immediata di un tavolo nazionale sul settore dei call center, definendo la situazione «in profondissima crisi» a causa dell’introduzione dell’intelligenza artificiale. Secondo Fina, in Abruzzo sono a rischio circa 2.500 posti di lavoro, e il parlamentare ha espresso vicinanza alle organizzazioni sindacali che hanno proclamato lo stato di agitazione del comparto. È anche a causa della vertenza Tecnocall e dei vari tavoli che sono stati convocati sia a L’Aquila che in Regione, che oggi il politico democratico ha dato voce a questa proposta.
Il senatore dem ha richiamato l’attenzione sul disegno di legge sui call center attualmente in discussione alla Camera, presentato nel 2023, sostenendo che il testo non contempla l’impatto delle nuove tecnologie sulle modalità di lavoro e sull’occupazione. «Dal 2023 ad oggi abbiamo assistito a una rivoluzione copernicana», ha detto il senatore, invitando Governo e Parlamento a confrontarsi con le parti sociali prima di procedere.
Tra le criticità segnalate da Fina, vi è l’assenza di una previsione specifica sull’effetto dell’intelligenza artificiale e la mancata considerazione della nuova disciplina del comparto CRM‑BPO introdotta dal rinnovo del Contratto nazionale Telecomunicazioni del 2025. Fina, inoltre, ha avvertito che l’introduzione del registro dei consensi, così come concepita nel provvedimento, potrebbe avere effetti distorsivi, avvantaggiando operatori irregolari rispetto alle aziende che rispettano la normativa.
A livello locale, il senatore ha appunto citato come esempio la situazione di Tecnocall a L’Aquila, dove sono stati annunciati 59 esuberi, definendolo «l’ultimo caso in ordine di tempo» di una serie di crisi che interessano il settore in varie aree del Paese. L’onorevole ha sottolineato la necessità di misure di accompagnamento e protezione per i lavoratori, ricordando che il comparto è già caratterizzato da salari contenuti.
La richiesta di un tavolo nazionale mira a promuovere un confronto tra istituzioni, imprese e sindacati per aggiornare le regole del settore e definire strumenti di tutela occupazionale. Il senatore ha invitato il Governo e il ministro competente a «fermarsi e ragionare con le parti sociali» per evitare che una normativa non aggiornata alle trasformazioni tecnologiche lasci scoperti lavoratori e famiglie.



