L’Aquila. È destinato ad alimentare il dibattito anche nel mondo della scuola marsicano il confronto sul possibile rafforzamento dei limiti alla presenza di alunni stranieri nelle classi. A intervenire con durezza è la Struttura nazionale di settore della Dirigenza scolastica della FLC CGIL, che esprime «profondo dissenso e forte preoccupazione» rispetto alle recenti dichiarazioni della presidente del Consiglio sul tema.
A prendere posizione è Antonio Lattanzi, componente della Struttura nazionale di settore dei Dirigenti scolastici FLC CGIL e responsabile della struttura di settore dei Dirigenti scolastici FLC CGIL Abruzzo.
Il punto di partenza della FLC CGIL è chiaro: il limite alla presenza di alunni stranieri nelle classi, viene ricordato, è già previsto dalla normativa da oltre un decennio. Secondo il sindacato, dunque, l’eventuale introduzione di nuove misure rischierebbe di trasformare una questione complessa, che riguarda quotidianamente le scuole italiane, in un terreno di contrapposizione politica e ideologica.
La FLC CGIL contesta in particolare un’impostazione che, a suo giudizio, non terrebbe sufficientemente conto della realtà concreta degli istituti scolastici, delle trasformazioni demografiche e delle caratteristiche sociali dei diversi territori.
«Le comunità educanti – sottolinea la struttura nazionale – sono chiamate ogni giorno a garantire il diritto allo studio e il successo formativo di tutte e tutti», costruendo un’offerta formativa capace di rispondere ai bisogni degli studenti e di promuovere inclusione e non discriminazione.
Una posizione che porta il sindacato a rivendicare per la scuola pubblica un ruolo centrale come presidio di uguaglianza e democrazia.
È proprio sul tema delle risorse che si concentra una parte significativa dell’intervento di Lattanzi e della FLC CGIL.
La richiesta è di spostare l’attenzione dalle percentuali alla capacità concreta delle scuole di affrontare le situazioni di maggiore complessità.
«La scuola – sostiene la FLC CGIL – non ha bisogno di percentuali o gabbie etniche ma di adeguate risorse».
Tra le priorità indicate ci sono salari dignitosi per il personale, edifici scolastici sicuri e vivibili, una riduzione del numero di alunni per classe, la stabilizzazione degli organici e l’ampliamento del tempo pieno.
La preoccupazione riguarda anche le conseguenze pratiche di eventuali nuove norme.
Secondo la Struttura nazionale di settore della Dirigenza scolastica della FLC CGIL, se le misure annunciate dovessero trasformarsi in provvedimenti normativi vincolanti, il rischio sarebbe quello di scaricare sui dirigenti scolastici, sul personale e sulle famiglie le difficoltà organizzative e sociali derivanti dalla loro applicazione.
Una questione che, soprattutto nei territori caratterizzati da forti differenze demografiche tra quartieri e comuni, potrebbe tradursi in nuove complessità nella formazione delle classi e nell’organizzazione dell’offerta scolastica.
Nel suo intervento, Lattanzi richiama infine il ruolo quotidiano svolto da dirigenti, docenti e personale scolastico.
«Mentre il dibattito politico rischia di esaurirsi in proclami propagandistici – si legge nella presa di posizione – nelle scuole i dirigenti e il personale scolastico lavorano ogni giorno per tenere unita una comunità che trova la propria forza nella pluralità e nelle differenze».
Il messaggio finale della FLC CGIL è quindi rivolto direttamente al ruolo della scuola pubblica: un luogo nel quale i principi di uguaglianza, inclusione e universalità devono tradursi in pratiche educative concrete, attraverso risorse e strumenti adeguati alle realtà territoriali.
La discussione sul rapporto tra immigrazione, composizione delle classi e inclusione scolastica resta così aperta, con il mondo della scuola chiamato ancora una volta a confrontarsi con una trasformazione sociale che investe direttamente aule, famiglie e comunità locali.



