L’Aquila. Condanne per un anno e otto mesi a Bruno Martini e un anno e sei mesi a Monia Lai, con pena sospesa per entrambi, e l’assoluzione per Antonello Giampaolini.
Si è chiuso così, davanti al tribunale dell’Aquila, il processo di primo grado per la tragedia dell’asilo Primo Maggio, dove il 18 maggio 2022 perse la vita il piccolo Tommaso D’Agostino, di soli 4 anni, travolto da un’auto mentre giocava nel cortile della scuola. Il giudice Tommaso Pistone, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Ugo Timpano, ha riqualificato il reato da omicidio stradale a omicidio colposo semplice, ridisegnando le responsabilità penali attorno alla gestione della sicurezza dell’istituto.
L’inchiesta si è concentrata fin dall’inizio sulle carenze nella valutazione dei rischi della struttura scolastica. Secondo l’accusa, il documento redatto da Bruno Martini, responsabile del servizio di prevenzione e protezione assistito dall’avvocato Lucio Leopardi, era troppo generico e non prendeva in considerazione i pericoli reali dell’area esterna, situata a ridosso di una strada caratterizzata da una forte pendenza.
Una negligenza costata la condanna anche alla dirigente scolastica Monia Lai, difesa dall’avvocato Mauro Ceci, ritenuta colpevole di non aver adottato o preteso misure di prevenzione e protezione adeguate per i bambini. Al contrario Antonello Giampaolini, responsabile del settore edilizia scolastica del Comune dell’Aquila e direttore dei lavori nell’appalto del complesso, difeso dagli avvocati Massimo Carosi e Antonella Pellegrini, è stato assolto con la formula per non aver commesso il fatto.La dinamica di quel drammatico pomeriggio di maggio è ormai tristemente nota: un’autovettura, lasciata in sosta nella via sovrastante, si era sfrenata improvvisamente, abbattendo la recinzione e piombando sul gruppo di bambini che si trovava in giardino.
Nell’impatto Tommaso D’Agostino morì sul colpo, mentre altri piccoli compagni rimasero feriti. La conducente del mezzo, Radostina Zhorova Balabanova, era già uscita dal perimetro di questo dibattimento avendo patteggiato in precedenza una pena a due anni di reclusione, anch’essa con sospensione della pena. Con la sentenza emessa oggi si chiude il primo capitolo giudiziario sulle responsabilità istituzionali e organizzative di una tragedia che ha segnato per sempre la città, definendo le colpe di chi doveva valutare i rischi e proteggere i più piccoli all’interno del perimetro scolastico.



