L’Aquila. Si apre il dibattito sui fondi per le feste e le iniziative culturali ed identitarie, i 5 Stelle dicono no al nuovo disegno di legge sulla Festa dell’Uva di Mosciano Sant’Angelo. Non un voto sul caso in sé, ma una scelta di principio sulle leggi ad hoc che puntualmente vengono sponsorizzate in commissione ed in consiglio regionale da “padrini” eccellenti. A questa dinamica, il consigliere capogruppo del Movimento 5 Stelle Francesco Taglieri indirizza il suo secco no.
Per Taglieri, appunto, «il paradosso è evidente: la legge parla di valorizzazione, promozione culturale e turistica, conservazione della memoria e collaborazione istituzionale, ma stabilisce contemporaneamente che non devono esserci nuove o maggiori spese per il bilancio regionale, che tutto debba essere realizzato utilizzando le risorse già disponibili e che non vengano previsti nuovi fondi, contributi o trasferimenti». Un cortocircuito normativo che da tempo porta a varare in regione «progetti di legge che riconoscono, promuovono, valorizzano e celebrano eventi e manifestazioni senza mettere a disposizione concrete risorse economiche per dare seguito a quelle stesse finalità».
Spiega, poi, il capogruppo: «si tratta di leggi bandiera, utili solo a fare un po’ di campagna elettorale». Norme che non trovano, poi, fondi attuativi e che finiscono per essere una passerella per chi ha presentato la legge, riferisce, «mentre agli organizzatori e ai territori rimane un riconoscimento che non necessariamente si traduce in un sostegno economico concreto».
La critica, però, non termina solo sui fondi. «È esattamente il metodo che contesto», sottolinea di seguito «non possiamo costruire la politica culturale regionale attraverso una successione di leggi dedicate alla singola festa, al singolo premio o alla singola manifestazione, magari sulla base della capacità di quel sindaco, comitato o associazione di trovare un consigliere regionale che se ne faccia promotore.
Rimarca, infine, «è singolare che, mentre il Presidente Marsilio vuole modificare la legge elettorale parlando di collegio unico e di superamento delle logiche territoriali, la sua stessa maggioranza continui ad approvare provvedimenti costruiti intorno a singole realtà circoscritte». E conclude, «Se davvero consideriamo l’Abruzzo un’unica comunità, allora dobbiamo garantire a tutti le stesse opportunità e le stesse regole. L’Abruzzo non deve cambiare la legge elettorale, deve cambiare il modo di fare politica».



