Dopo i disguidi di ieri, l’Asl cerca di fare chiarezza sugli spostamenti nell’ambulatorio di Orsogna. Non un’entrata a gamba tesa, ma un’azione nel rispetto dei provvedimenti di sicurezza informatica e delle prassi burocratico-logistiche. A seguito, dunque, delle interlocuzioni avvenute da maggio in poi, l’Azienda sanitaria locale sarebbe intervenuta per rispondere alle richieste del medico, anche se pare che nella giornata scorsa non fosse stata data notifica alcuna di questa manovra.
Secondo il direttore distrettuale Renato Lisio dell’Asl 2, sembrerebbe che col dottor Claudio Leone vi sia stata sin da subito un’incomprensione sulle pattuizioni dell’accordo collettivo dei medici di medicina generale, il contratto che disciplina la gestione pubblica del servizio sanitario di base. Stando a quanto riferisce, «gli incaricati a tempo determinato ─ come il medico di Orsogna ─ possono avvalersi di locali pubblici forniti dall’Asl di pertinenza, dotati di connessione alla rete internet, ma controllata».
Ciò che impedisce uno svolgimento congruo della pratica ─ sempre a detta degli uffici ─ è l’utilizzo di un computer personale sulla rete aziendale. Dai tempi dell’attacco hacker all’Aquila, durante la pandemia, la sanità regionale ha disciplinato più attentamente la sicurezza informatica e quindi non permette l’accesso alla propria rete da computer esterni. Per Lisio, che cerca di chiarire quanto più la posizione dell’ente pubblico: «Ciò non significa, però, che un qualsiasi professionista non si possa dotare di un pc, purché sia connesso a differente rete, ed il cui costo verrebbe rimborsato da un’indennità presente nello stipendio».
Resta, comunque, il problema di fondo della carenza dei medici. Su questo, purtroppo, gli orsognesi dovranno attendere ancora.



