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Hamid travolto dal trattore, la Procura chiede 12 anni per l’omicida: processo verso la sentenza

Redazione Abruzzolive di Redazione Abruzzolive
10 Settembre 2026
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Trasacco. Dodici anni di carcere. È la pena chiesta dal pubblico ministero Maurizio Maria Cerrato per Hamza Mahrani, imputato per omicidio volontario nella morte di Hamid Essahli, il bracciante marocchino travolto e ucciso da un trattore nelle campagne di Trasacco.

 

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Una richiesta che porta il processo verso il momento più atteso: quello della decisione. Ieri, davanti al giudice Mario Cervellino, si è consumata una nuova tappa del procedimento celebrato con rito abbreviato, scelto dalla difesa dell’imputato. In aula è tornata così la sequenza di quei pochi istanti che, nelle campagne del Fucino, hanno trasformato una giornata di lavoro in una tragedia.

 

Prima la discussione. Poi la lite, nata, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, da questioni legate al lavoro. Gli altri operai presenti sarebbero intervenuti per interrompere il confronto. Mahrani si sarebbe quindi rimesso alla guida del mezzo agricolo, allontanandosi verso la strada. Ma la vicenda, secondo la ricostruzione accusatoria, non si sarebbe conclusa lì. Essahli avrebbe raggiunto il trattore, portandosi davanti al mezzo e impugnando una tavola di legno. L’intenzione, sempre secondo la ricostruzione agli atti, sarebbe stata quella di fermare il conducente e costringerlo a scendere.

 

È su questo passaggio che si concentra il cuore del processo. Per la Procura, Mahrani avrebbe scelto di accelerare, andando incontro all’uomo e travolgendolo. Una condotta che l’accusa considera volontaria e che ha portato alla contestazione dell’omicidio volontario. Una ricostruzione che la difesa contesta e sulla quale si è giocata una parte essenziale del procedimento: cosa accadde realmente davanti a quel trattore? Quanto tempo ebbe il conducente per reagire? Ci fu una possibilità concreta di evitare l’impatto?

 

 

Sono domande che hanno accompagnato l’inchiesta sin dalle sue prime battute. Gli esami medico-legali hanno ricostruito invece con precisione le conseguenze dell’investimento. Hamid Essahli morì a causa di un’insufficienza respiratoria e cardiocircolatoria provocata dai traumi riportati. La relazione del medico legale Cristian D’Ovidio ha evidenziato lesioni compatibili con l’impatto con il mezzo agricolo e un trauma da schiacciamento.

 

 

Per la famiglia della vittima, rappresentata dall’avvocato Berardino Terra, l’investimento avrebbe potuto essere evitato. Secondo la tesi sostenuta dalla parte civile, il conducente avrebbe avuto il tempo necessario per una manovra di emergenza. Di fronte a questa ricostruzione c’è quella della difesa di Mahrani, affidata all’avvocato Roberto Verdecchia, che ha seguito il procedimento fin dalle prime fasi.

 

Dopo l’arresto e l’interrogatorio di convalida, Mahrani era stato scarcerato e sottoposto agli arresti domiciliari. In seguito la Procura aveva formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio volontario. La scelta del rito abbreviato ha portato il procedimento davanti al giudice in una forma che prevede la decisione sulla base degli atti, con le conseguenze previste dalla legge sul trattamento sanzionatorio.

Ieri, al termine della requisitoria, la Procura ha messo nero su bianco la propria richiesta: 12 anni di reclusione per omicidio volontario. Adesso il fascicolo entra nell’ultimo tratto. Sul tavolo del giudice ci sono una morte, una ricostruzione contestata e due letture profondamente diverse di quei pochi secondi nelle campagne del Fucino. Da una parte l’accusa, che ritiene che quell’impatto non sia stato un incidente ma il risultato di una condotta volontaria. Dall’altra la difesa, chiamata a sostenere una diversa interpretazione della dinamica e delle responsabilità. Sarà ora il giudice Mario Cervellino a stabilire quale ricostruzione regga alla prova del processo. Per Hamid, per la sua famiglia e per chi quel giorno era nei campi, la risposta arriverà con una sentenza.

Tags: abruzzoomicidio Fucino
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