ROMA – Un vino può raccontare un territorio anche andando oltre ciò che c’è nel bicchiere. È da questa idea che nasce la collaborazione tra Cantina Tollo Group e il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, presentata a Roma e dedicata alla tutela dell’orso bruno marsicano, una delle specie simbolo dell’Abruzzo e tra le più rare del patrimonio faunistico italiano. La cooperativa contribuirà all’acquisto e alla rigenerazione dei collari satellitari utilizzati dal Parco per monitorare gli spostamenti degli orsi, raccogliere dati e seguire in particolare gli esemplari che si muovono maggiormente al di fuori delle aree abituali. Una collaborazione che avrà anche un’importante appendice scientifica internazionale: Cantina Tollo sosterrà il Congresso dell’International Bear Association, in programma a Pescasseroli dal 20 al 25 settembre, che porterà nel cuore del Parco ricercatori, professionisti, istituzioni, organizzazioni non governative e comunità impegnate nella conservazione degli orsi in tutto il mondo.
A Roma la partnership è stata presentata dai rappresentanti della cantina insieme al commissario del Parco Giovanni Cannata e al direttore Luciano Sammarone. «È un punto di partenza e non un punto di arrivo», ha sottolineato Cannata, indicando nell’accordo la possibilità di sviluppare in futuro una collaborazione più ampia. Il commissario ha ricondotto il progetto al ruolo che una grande realtà cooperativa può svolgere sul territorio: «Dentro il bicchiere c’è un liquido prezioso, curato e studiato, ma c’è soprattutto un territorio».
L’orso come indicatore della salute del territorio
Il significato dell’operazione va infatti oltre il sostegno economico a una singola attività del Parco. Luciano Sammarone ha ricordato come, nella biologia della conservazione, l’orso sia considerato una “specie ombrello”: proteggere gli habitat nei quali può vivere significa tutelare contemporaneamente molte altre specie e, più in generale, la qualità degli ecosistemi. «Dove sta bene l’orso stanno bene tutti gli altri esseri viventi», ha spiegato il direttore, allargando poi il concetto: «Dove sta bene l’orso stiamo bene anche noi».
I radiocollari rappresentano uno degli strumenti attraverso cui il Parco studia una popolazione particolarmente delicata e soprattutto gli animali che si spingono fuori dal suo territorio. Sammarone ha citato un caso emblematico: un esemplare partito dall’area di Pescasseroli è arrivato fino a Casoli, dunque a poche decine di chilometri dal territorio nel quale opera Cantina Tollo. Un esempio che rende meno astratto il rapporto tra le due realtà e mostra come la conservazione dell’orso riguardi ormai un’area molto più vasta dei confini amministrativi del Parco.
Il monitoraggio serve anche a prevenire una delle principali cause di mortalità degli animali: gli investimenti stradali. Intervenire sulla sicurezza delle strade frequentate dalla fauna, ha osservato Sammarone, significa contemporaneamente aumentare la sicurezza delle persone. È uno degli esempi più immediati di come la protezione dell’orso possa produrre benefici che vanno oltre la singola specie.

Gli Animaletti portano il Parco sugli scaffali
La partnership è legata al restyling di Animaletti, la linea biologica di Cantina Tollo composta da Montepulciano d’Abruzzo Dop, Cerasuolo d’Abruzzo Dop, Trebbiano d’Abruzzo Dop, Pecorino e Passerina Terre d’Abruzzo Igp e Primitivo Puglia Igp. Sulle nuove etichette, disponibili nei supermercati da settembre, compare un bollino con l’emblema del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. La scelta non è casuale. L’obiettivo dichiarato dalla cantina è fare in modo che un progetto ambientale non rimanga confinato alla comunicazione aziendale o agli addetti ai lavori, ma arrivi fino a chi acquista la bottiglia.
Francesca Palmitesta, responsabile marketing e comunicazione di Cantina Tollo, ha sottolineato la volontà di portare il progetto oltre i confini della comunicazione aziendale e degli addetti ai lavori, coinvolgendo direttamente il consumatore. Da qui la scelta di legare la partnership con il Parco al restyling della linea biologica Animaletti, facendo dell’etichetta non soltanto un elemento identificativo del prodotto, ma anche uno strumento per sensibilizzare sui temi della biodiversità e della tutela del territorio.
Dietro l’operazione c’è una cooperativa che oggi riunisce 650 soci e circa 2.500 ettari di vigneto. Cantina Tollo nasce nel 1960 dall’unione di un gruppo di viticoltori che scelse la forma cooperativa per valorizzare direttamente la propria produzione. Un modello che, secondo il direttore commerciale Ivano D’Alcandro, oggi assume un significato ulteriore di fronte allo spopolamento delle aree interne e alla difficoltà di trattenere i giovani nei territori agricoli.
La cantina sta lavorando anche su specifici “progetti vigneto”, protocolli nei quali la remunerazione dei soci non è legata semplicemente alla quantità di uva conferita ma al progetto produttivo seguito. Un’impostazione sviluppata con agronomi ed enologi e con il contributo della ricerca universitaria, con l’obiettivo di spostare sempre più il valore dalla quantità alla qualità.
Brighigna: «Il biologico ci sta mostrando una maggiore capacità di resistere agli stress»
La collaborazione con il Parco si inserisce in una storia aziendale legata da tempo alla viticoltura biologica e oggi accompagnata anche dalla certificazione Equalitas. Ed è proprio sul biologico che, durante la presentazione romana, l’enologo Riccardo Brighigna ha proposto una riflessione meno convenzionale. Quasi quaranta vendemmie alle spalle, Brighigna ha raccontato di essere partito da posizioni piuttosto scettiche e di avere progressivamente cambiato opinione osservando il comportamento delle vigne.
Ha richiamato in particolare l’annata 2023, segnata in molte aree italiane da una fortissima pressione della peronospora: «Uno immagina che il biologico abbia meno armi. Noi abbiamo visto invece che proprio i vigneti biologici sono quelli che hanno resistito meglio».
Un’osservazione empirica che l’enologo collega al maggiore equilibrio vegetativo delle piante, alla gestione della sostanza organica dei suoli e a un minore livello di stress. Brighigna ha invitato comunque alla prudenza nel trasformare questa esperienza in una legge scientifica generale, ma ha sottolineato come segnali analoghi emergano di fronte allo stress idrico e alle temperature sempre più elevate.
La sfida, per Cantina Tollo, è coniugare questa impostazione agronomica con vini tecnicamente precisi. Brighigna ha preso le distanze dall’equazione che talvolta associa biologico e naturalità a vini volutamente irregolari: «Per noi l’assenza di difetti è un must al quale non vogliamo rinunciare». L’obiettivo della linea biologica resta dunque quello di rivolgersi a un pubblico ampio, mantenendo stabilità e riconoscibilità stilistica.

Una partnership che guarda oltre le bottiglie
La partnership con il Parco si inserisce in una visione più ampia del ruolo territoriale di Cantina Tollo. Da una parte un Parco con 103 anni di storia e la responsabilità di conservare un patrimonio naturale che non può essere protetto restando chiuso dentro i propri confini; dall’altra una cooperativa vitivinicola che prova a mettere la propria capacità produttiva e commerciale al servizio di un messaggio ambientale. Cannata lo ha sintetizzato ricordando che la conservazione «non può essere affidata soltanto alle aree protette» ma necessita di alleanze con le comunità e con il sistema produttivo.
L’orso marsicano raffigurato e raccontato attraverso gli Animaletti diventa così qualcosa di più di un’immagine sull’etichetta. Se la collaborazione proseguirà nella direzione annunciata a Roma, potrà diventare il punto di contatto tra due patrimoni abruzzesi apparentemente lontani: la biodiversità delle montagne e la viticoltura delle colline. Due ambienti diversi, ma legati dalla stessa questione di fondo: quale territorio lasciare alle generazioni che verranno.



