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Haifa Symphony Orchestra in Israele, trionfo per il Maestro Jacopo Sipari

Redazione Abruzzolive di Redazione Abruzzolive
8 Settembre 2026
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Trionfo assoluto per il Maestro abruzzese Jacopo Sipari di Pescasseroli e per il pianista Giuseppe Albanese i quali hanno inaugurato la stagione sinfonica dell’ Haifa Symphony Orchestra in Israele, ospiti del direttore artistico Amos Talmon. Il concerto ha avuto un momento verdiano, con l’interpretazione della sinfonia de’ “La Forza del Destino” in occasione dei 125 anni dalla morte di Giuseppe Verdi, quale autentico dramma in miniatura, presagio inesorabile del destino tragico che travolgerà i protagonisti.

 

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I celebri tre Mi all’inizio quali fendenti orchestrali secchi, perentori, privi di retorica o indulgenze. Quindi, la gestione del fraseggio e del contrasto tra l’impetuosa concitazione degli archi e le oasi liriche in cui non ha mai a facili rallentando, mantenendo una tensione sotterranea costante, sino all’emozionale finale. L’interpretazione del Concerto in Sol maggiore di Maurice Ravel è stata firmata da Giuseppe Albanese: un’esecuzione in cui il virtuosismo trascendentale non si è mai esaurito nel mero esibizionismo, ma si è reso veicolo primario di un’indagine formale e timbrica di non comune profondità.

 

 

 

 

Sin dal celebre colpo di frusta che apre l’Allegramente, il pianista ha dimostrato una padronanza millimetrica del fraseggio e delle inflessioni jazzistiche mutuate dall’estetica raveliana degli anni ’20, articolando le rapide volate di semitoni e i passaggi in arpeggio, con un tocco percussivo, ma incredibilmente sgranato, capace di evidenziare le sottili poliritmie e i mutamenti di colore armonico celati nella partitura. È tuttavia nell’Adagio assai che la lettura di Giuseppe Albanese ha raggiunto il suo apice. La sconfinata melodia di trentadue battute a solo è stata sbalzata con un legato di matrice, vocale, dove il controllo del pedale di risonanza ha creato un’illusione di sospensione temporale, evitando qualsiasi cedimento al sentimentalismo tardo-romantico, a favore di un rigore classico pienamente fedele alla scrittura di Ravel. La dialettica con l’orchestra, in particolare nel dialogo con i legni, come il corno inglese nell’Adagio, ha rivelato una sensibilità cameristica fuori dal comune, capaci di alternarsi con naturalezza tra il ruolo di solista e quello di raffinato contrappunto timbrico. Nel rovente Presto conclusivo, Albanese ha scatenato una carica dionisiaca sorretta da una precisione metronomica infallibile, dove le martellanti figurazioni a mani alternate e i glissando sono stati eseguiti con una brillantezza e una velocità di attacco che hanno restituito intatta la componente ludica, meccanica e modernista dell’opera raveliana, consacrando questa performance a un perfetto equilibrio tra lucida analisi strutturale e vulcanica istintività esecutiva, capolavoro di equilibrio sintetico tra il rigore formale neoclassico e la deflagrazione dell’impeto virtuosistico. Il gesto direttoriale del Maestro Jacopo Sipari si è distinto per una concertazione analitica e trasparente, capace di far emergere le raffinatezze timbriche della partitura raveliana attraverso un fraseggio terso e dinamico, privo di qualsiasi edonismo fine a se stesso; la sua è risultata una direzione che ha restituito intatta l’architettura formale dell’opera, fornendo al contempo un’impalcatura orchestrale elastica e reattiva al vulcanico pianismo del solista. Il Presto ha posto, infine, in luce la sinergia dialettica tra solista e compagine orchestrale, traducendosi in un meccanismo ritmico serrato e travolgente, dove il funambolismo di Albanese e la precisione degli archi e dei fiati dell’eccellente orchestra israeliana, si sono fusi in un’esplosione di colore e virtuosismo di rara efficacia.

 

 

 

 

L’esecuzione ha testimoniato la perfetta convergenza tra la lucidità analitica della direzione di un attento Jacopo Sipari e la viscerale, istintiva genialità di Giuseppe Albanese, il quale si è confermato uno dei massimi interpreti della tastiera contemporanea, rispondendo poi, al calorosissimo applauso del pubblico, celebrando il venticinquennale dell’apparizione di Harry Potter sugli schermi, con il tema della sua civetta immacolata Edwige. Seconda parte interamente dedicata all’ esecuzione della Sinfonia n. 5 in re minore, op. 47 di Dmitrij Šostakovič. Nel contesto di un’opera segnata dall’incubo della censura staliniana e dal celebre epiteto di “risposta pratica di un artista sovietico a una giusta critica”, la bacchetta di Jacopo Sipari, ha adottato una lettura che ha rigettato le semplificazioni ideologiche per concentrarsi sulla teatralità della materia sonora e sulla tensione drammaturgica ed emozionale. Nel primo movimento Moderato, il Maestro ha rivelato una gestione meticolosa delle micro-dinamiche: l’esordio canonico in canone degli archi, dal carattere desolato e contrappuntisticamente rigido, è stato interpretato da Jacopo Sipari con un suono prosciugato, privo di vibrato ridondante, in modo da trasformare il tema in una meditazione. Il crescendo centrale non ha ceduto alla tentazione del mero turgore fonico, ma è stato strutturato attraverso una scansione inesorabile, dove l’ostinato del pianoforte e delle percussioni ha assunto i connotati di una marcia meccanica e totalizzante, cifra stilistica dell’alienazione staliniana. Nel successivo Allegretto, il direttore ha accentuato le venature grottesche e la matrice mahleriana del Ländler, spingendo i legni a timbri acidi e quasi caricaturali; gli interventi del KonzertMeister hanno evidenziato l’ironia amara insita nella pagina, tracciando un netto parallelo con la parodia drammatica tipica della tradizione operistica russa. Il vertice concettuale risiede indubbiamente nel Largo, vero cuore metafisico della sinfonia: la scelta di staccare un tempo trattenuto ha permesso all’orchestra di esplorare la gamma espressiva dei pianissimi, con una sezione d’archi dal colore scuro, tipicamente pietroburghese, capace di sostenere la lunghissima campata melodica senza mai perdere la tensione strutturale. In questo movimento, la direzione di Jacopo Sipari ha evita il patetismo di maniera, per concentrarsi sulla trasparenza polifonica, lasciando emergere i tragici assoli del flauto e del clarinetto, come voci isolate in un vuoto senza luce. Infine, con l’Allegro non troppo conclusivo, il Maestro italiano ha affrontato il nodo critico cruciale dell’opera, ovvero la natura della vittoria celebrata nel finale. Sipari ha puntato la sua lettura su di una potenza timbrica impressionante e un’agogica serrata che ha lasciato convergere nel pedale di re maggiore finale, con violenza, quasi un’imposizione: i colpi staccati dei timpani e della gran cassa, infatti, non celebrano la gioia, ma scandiscono la costrizione, rendendo tangibile il concetto di “gioia forzata” di volkoviana memoria. L’orchestra dell’ Haifa ha risposto con una virtuosistica reattività esecutiva, offrendo una tavolozza timbrica d’impatto viscerale sostenuta da un’architettura formale di encomiabile rigore analitico. Applausi per tutti e il Maestro Sipari è già pronto per una nuova performance. Un palcoscenico millenario pronto a trasformarsi nel teatro di una grandiosa festa artistica. Mercoledì 9 settembre, alle ore 20, nel suggestivo Teatro Antico di Plovdiv, si chiuderà con un imponente allestimento dei Carmina Burana di Carl Orff, la Opera Open 2026. Eseguiti per la prima volta a Francoforte nel 1937, i Carmina prenderanno vita in una chiave spettacolare grazie alla coreografia di Boryana Sechanova e alla scenografia multimediale di Petko Tanchev. Si tratta di una produzione imponente che vedrà schierate tutte le forze dell’ Opera di Plovdiv: orchestra, solisti, coro, corpo di ballo e coro di voci bianche. Un approccio fedele al pensiero dello stesso Orff, convinto che la rigenerazione della musica dovesse partire dal movimento e dalla danza; una visione che la transcodificazione visiva della Sechanova promette di restituire con immediata forza comunicativa. Sul podio di questo organico monumentale, salirà il Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli. Un appuntamento che assume per il direttore italiano un profondo valore simbolico. Ad affiancare il Maestro Sipari sul palco ci sarà un cast di primo piano: il soprano Lucía Abad, il baritono Ivo Yordanov e il tenore Alexander Baranov, insieme ai due cori curati da Atanaska Popova e Tsvetan Tsvetkov, al corpo di ballo e all’Orchestra dell’Opera di Plovdiv.

 

Tags: abruzzo
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