Avezzano. Dopo il caos di ieri, arriva la decisione: i lavori nella galleria del Salviano sono stati sospesi. La giornata del 7 settembre, quella che doveva rappresentare la prima vera prova del senso unico alternato sulla SS 690 Avezzano-Sora, ha finito per trasformarsi in un enorme campanello d’allarme. Il traffico è andato letteralmente in tilt, le code si sono allungate per chilometri e i tempi di attesa, inizialmente stimati intorno ai 18 minuti, sono arrivati a 45 minuti, con picchi segnalati fino a quasi due ore. Una situazione che ha messo in difficoltà automobilisti, pendolari, lavoratori, autotrasportatori e, soprattutto, ha fatto emergere il rischio concreto che l’intero sistema viario potesse arrivare al collasso.
Nella serata di ieri, dunque, la brusca frenata. I lavori vengono sospesi e la decisione arriva dopo una giornata che ha mostrato, nella maniera più evidente possibile, quanto sia difficile gestire attraverso un semplice senso unico alternato la mole di traffico che quotidianamente attraversa la SS 690. Ieri mattina il semaforo ha iniziato a regolare il passaggio all’interno della galleria e, con il trascorrere delle ore, la situazione è progressivamente peggiorata. Il traffico accumulato in entrambe le direzioni ha prodotto colonne interminabili. Auto ferme, mezzi pesanti bloccati, pendolari costretti a trascorrere tempi interminabili in macchina. Una scena che si è ripetuta per tutta la giornata e che ha trasformato quello che doveva essere un rallentamento inevitabile legato ai lavori in una vera emergenza viabilistica.
La questione, infatti, non riguarda più soltanto il disagio degli automobilisti. La SS 690 è un’arteria fondamentale per il territorio. È il collegamento quotidiano per migliaia di persone tra la Marsica, la Valle Roveto e il territorio verso Sora. È la strada utilizzata da chi va al lavoro, da chi accompagna i figli a scuola, da chi deve raggiungere servizi e strutture sanitarie, ma anche dai mezzi che trasportano merci e garantiscono l’attività delle aziende.
Quando una strada di questa importanza viene rallentata fino a produrre attese di decine di minuti e, in alcuni casi, di ore, il problema diventa immediatamente un problema dell’intero territorio.
E c’è un aspetto ancora più delicato: quello della sicurezza. Una strada congestionata per chilometri può diventare un ostacolo enorme per i mezzi di soccorso. Un’ambulanza, un mezzo dei vigili del fuoco o un altro veicolo di emergenza devono poter attraversare rapidamente una situazione di traffico. In presenza di colonne completamente ferme, ogni minuto può diventare prezioso. È anche per questo che quanto accaduto ieri non poteva essere considerato semplicemente come il normale prezzo da pagare per un cantiere.
I lavori nella Galleria del Salviano sono necessari e nessuno mette in discussione l’esigenza di intervenire sulla struttura e sugli impianti. La sicurezza della galleria viene prima di tutto. Ma la sicurezza deve essere garantita anche fuori dalla galleria, sulle strade e per chi ogni giorno percorre quella direttrice.
Il problema, dunque, non è il lavoro in sé. Il problema è come organizzare il cantiere senza bloccare la SS 690. E la giornata di ieri ha dimostrato che il sistema sperimentato, almeno nelle condizioni di traffico registrate, non è riuscito a garantire un flusso adeguato. Nei giorni scorsi i Comuni avevano già chiesto di potenziare il trasporto ferroviario proprio per alleggerire la pressione sulla strada. Una richiesta che oggi assume un significato ancora più forte. Se la capacità della SS 690 deve essere necessariamente ridotta per consentire l’esecuzione dei lavori, allora devono essere rafforzate tutte le alternative possibili, a cominciare dal trasporto pubblico e ferroviario.
Ieri, però, la strada ha presentato il conto. E oggi arriva la sospensione dei lavori. È una decisione che apre una nuova fase. Ora sarà necessario capire come intervenire, con quali modalità e soprattutto con quale organizzazione del traffico. L’obiettivo dovrà essere quello di trovare una soluzione che permetta di proseguire gli interventi senza ripetere il gigantesco ingorgo del 7 settembre.
La giornata di ieri, in questo senso, è stata una prova sul campo. E la prova ha dato una risposta molto chiara: con quei flussi di traffico e con quelle modalità, il sistema non ha retto. Adesso serve una soluzione diversa. Servono valutazioni tecniche, un confronto con ANAS e con le amministrazioni locali e soprattutto un piano capace di tenere insieme due esigenze che non possono essere messe una contro l’altra: la sicurezza della galleria e la mobilità del territorio.
E dopo il caos di ieri, oggi almeno il territorio può tirare il fiato. Ma la vera sfida comincia adesso: trovare una soluzione che consenta di mettere in sicurezza la galleria senza mettere in ginocchio tutto ciò che le sta intorno.



