AbruzzoLive
No Result
View All Result
INVIA ARTICOLO
AbruzzoLive
No Result
View All Result
AbruzzoLive
No Result
View All Result

Il Maestro Jacopo Sipari trionfa al premio Caruso con l’ISA

Redazione Abruzzolive di Redazione Abruzzolive
2 Settembre 2026
A A
130
condivisioni
1k
letture
FacebookWhatsapp
Parco Nazionale d’Abruzzo: siglato il secondo protocollo d’intesa con la casa circondariale di Avezzano

Parco Nazionale d’Abruzzo: siglato il secondo protocollo d’intesa con la casa circondariale di Avezzano

2 Settembre 2026
Una serata in giro per Trasacco si trasforma in un incubo: collane strappate e ferita al collo

Una serata in giro per Trasacco si trasforma in un incubo: collane strappate e ferita al collo

2 Settembre 2026
L’Aquila. Enrico Caruso è stato, probabilmente, il più grande tenore di tutti i tempi, sicuramente il più amato. Un nome che è divenuto un mito e che da “emigrante” artistico ha portato l’opera lirica e le canzoni napoletane a essere conosciute e cantate in tutto il mondo. La sua storia, senza bisogno di essere “romanzata”, rappresenta un modello quasi simbolico del riscatto sociale attraverso l’arte che da sempre affascina il pubblico: raggiungere il sogno partendo da una condizione sociale di povertà e disagio.
Enrico Caruso è un’eccellenza campana ed è uno dei massimi simboli dell’arte tutta, che è salvifica. Nato in una Napoli poverissima di cui ci sono rimasti ancora i dagherrotipi a mostrarci scugnizzi scalzi e mal vestiti, dove la fame la faceva da padrona, Enrico Caruso, figlio di una coppia disgraziata di Piedimonte Matese, che non stava né meglio né peggio di quel sottoproletariato sconfitto da sempre e pieno di speranze nei santi e nella Provvidenza, avrebbe avuto un futuro da fabbro. Ma la voce, il canto e su tutto lo studio e l’abnegazione, l’ingegno, fecero il vero miracolo e “carusiello” divenne il tenore dei tenori. Enrico Caruso seppe cantare e ricordare la patria a quegli italiani che all’inizio del ventesimo secolo decisero di cercar fortuna nel Nuovo Mondo.
Molti di loro erano di origine partenopea e non potevano permettersi il viaggio di ritorno sul piroscafo che traghettava l’Atlantico tra Napoli e New York, ma andavano ad affollare le sale del Metropolitan Theather, cercando quel sole e quel tepore della nostra regione, che tanto bene riusciva a descrivere la voce di Enrico Caruso, sia nell’opera che nel canzoniere partenopeo, che lo rese celebre. Proprio a Piedimonte Matese, comune d’origine dei suoi genitori, il tenore Vincenzo Costanzo con l’amministrazione comunale di Piedimonte Matese , con il sindaco Vittorio Civitillo, il suo vice  Bernarda De Girolamo, dirigente scolastica e delegata anche alla Città della Musica, l’assessore alla Cultura Loredana Cerrone, raffinata pianista, il consigliere della Camera di Commercio di Caserta Guido Civitillo e il presidente della Comunità Montana del Matese Fabio Civitillo, ha organizzato il Primo premio Enrico Caruso, nell’ambito del V Festival dedicato all’immenso tenore. Con lui il direttore artistico Franco Moretti e la giuria composta da Nicola Colabianchi, sovrintendente e direttore artistico del Teatro La Fenice di Venezia, Federico Pupo, direttore artistico del Teatro Carlo Felice di Genova, Simon Krečič, direttore artistico e musicale dell’Opera del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor e Fulvio Artiano, direttore del Conservatorio “Martucci” di Salerno, per assegnare nelle varie sezioni ben 14.000 euro di Montepremi. Un concorso pensato per i giovani, recita il bando, tre gironi di selezione, oltre ottanta iscritti, dei quali la prima scrematura è stata fatta attraverso video e curricula, in cui già qualche voce importante, promettente, è stata esclusa dalla semifinale, quindi la finale svoltasi in piazza, con pianoforte e amplificazione, quindi il gala con orchestra, quella della Istituzione Sinfonica Abruzzese, guidata dal suo direttore musicale Jacopo Sipari di Pescasseroli. Se un concorso è pensato per favorire i giovani cantanti, che si affacciano alla carriera, si cerca di gratificarne il maggior numero possibile, quale incoraggiamento a continuare in un mondo affatto facile, invece, la parte del leone, anzi della leonessa l’ha fatta il soprano giapponese Haruna Tominaga, il concorrente intervenuto da più lontano, che si è aggiudicata il primo premio assoluto e la sezione napoletana, portando a casa ben 7000 euro. Al gala si è presentata con l’aria di sortita di Lucia di Lammermoor, di Gaetano Donizetti, “Regnava nel silenzio”, bel timbro di voce, tecnica ancora da migliorare per una delle pagine caposaldo del belcanto che richiede di gestire ampi sbalzi di tessitura, unire un controllo rigoroso del fiato a toni malinconici e affrontare agilità e ornamenti complessi nella cabaletta, colori e variazioni che sono venuti meno, anche perché microfonata e all’aperto. Quindi, il soprano giapponese si è vista assegnare anche i mille euro della sezione napoletana, che ha vinto con una romanza di Paolo Tosti su versi di D’Annunzio, la celebre sfida ai tavolini del Gambrinus, firmata da due abruzzesi,  ‘A Vucchella”. Ciò che è mancato, da parte della commissione giudicante, è stato proprio il premio assegnato alla migliore canzone napoletana, che non possiamo dire possa essere la romanza tostiana, quando di gemme partenopee ne sono brillate diverse e crediamo fermamente che la musica napoletana la debbano “fare” i napoletani, nemmeno i campani, poiché la lingua varia da provincia a provincia, ma proprio i napoletani veraci.  Secondo premio ammontante a tremila euro a Mario Greco, che si ha proposto il ruolo di Pinkerton, uno dei personaggi cult del suo Maestro Vincenzo Costanzo, con “Addio Fiorito asil”, aria che richiede un controllo ferreo del registro acuto, esprimendo rimorso ma senza scadere nello sguaiato, breve e intensa: vergognosamente straziato padrone della voce nei registri medio e grave, con ampi spazi di miglioramento, col suo bel si♭, che ha chiuso l’intervento. A lui anche il premio speciale di duemila euro destinato a colui il quale meglio incarnasse il credo carusiano. Terzo premio di duemila euro, al soprano iraniano Fooroz Razavi, la quale si è cimentata con il personaggio di Odabella, dall’Attila di Giuseppe Verdi,  “Santo di patria”, dalla spaventosa difficoltà vocale, caratterizzata da salti repentini, a cominciare dall’arduo salto d’ottava, sulla parola “Santo”, agilità di forza e note acute svettanti, il suoi numeri, registro grave che ancora ha da ben equilibrarsi agli altri. Due le artiste casertane ospiti Loredana Ferrante, una convincente Dalila e Maria Grazia De Luca, sognante Cio-Cio-San. Napoletano verace è il tenore Vincenzo Costanzo, che crediamo fermamente possa essere l’erede di Enrico Caruso, sopra e fuori del palcoscenico. Lo ha dimostrato nell’interpretazione del “Nessun Dorma”, è lui il principe Calaf, sguardo saraceno, perfetto nella gestione della tessitura vocale e nella pressione psicologica legata alle altissime aspettative del pubblico e del passaggio di registro ove l’aria insiste continuamente. Porla quale prima aria del programma è un po’ come ridere in faccia alla morte. Morte che ha scelto di portar via il Maestro Antonino Fogliani, appena cinquantenne, al quale Vincenzo Costanzo e Jacopo Sipari di Pescasseroli hanno inteso dedicare il loro intervento. “Energia purissima è ora Antonino Fogliani – ha affermato il tenore – e il suo essere eccellente uomo e musicista, che la morte ci ha portato via solo fisicamente: si è trasformato in energia che ci attraversa e ci migliora ogni qualvolta faremo musica”. Jacopo Sipari ha, quindi, eseguito l’Intermezzo di Suor Angelica, una delle pagine che maggiormente sente. Una drammaturgia sonora, la sua, realizzata attraverso la scelta dei colori, quasi un timbro denso, che è sfumata nel silenzio, con un pianissimo di rara intensità. Intermezzo di Cavalleria Rusticana di Mascagni ancora per l’orchestra, un’oasi di pace visiva e spirituale che nasconde, appena sotto la superficie, la fatalità inesorabile del dramma, quando il crescendo sfuma nel soffio finale, il silenzio che precede il calo della bacchetta e la tragedia. Cavalleria fa binomio con Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, e dopo l’esecuzione dell’Intermezzo dalle oscure trame, Vincenzo Costanzo si è trasformato in uno strabiliante Canio. Notevole la gestione della dinamica e delle sillabe accentate, il contrasto tra l’amarezza trattenuta dell’incipit (“Recitar! Mentre preso dal delirio…”) e l’esplosione lirica centrale che ha svelato un attento studio della parola scenica. Ancora l’intermezzo della Fedora di Umberto Giordano con l’aria di Loris Ipanov, “Amor ti vieta”, due minuti di pura espansione melodica per Costanzo, sintesi di forte presenza scenica e una spiccata declamazione drammatica, oscillante tra l’odio vendicativo e la resa affettiva. Ritorno a Puccini con Le Villi e la sua Tregenda dove l’orchestra agli ordini del Maestro Sipari, ha sostenuto da par suo il ritmo serrato dell’opera, valorizzando con grande energia dinamica la pagina. Quindi, “Torna ai felici dì”, il Roberto di Costanzo, che ha affrontato con legato morbido e accento accorato, sfogando negli acuti quella disperazione sincera che ha strappato l’applauso. Il tenore ha poi intonato “E lucean le stelle”. Costanzo è un Cavaradossi, dal timbro brunito, solido e intriso di una profonda drammaticità che conferisce al cavaliere pittore un’umanità disarmante. Applausi e festa delle premiazioni con la brava presentatrice Roberta Civitillo e un riconoscimento a Sabino Lenoci, direttore del mensile “L’Opera”, per gli oltre quarant’anni di attività. Un “‘O sole mio” indimenticabile ha, quindi, sigillato la serata con tutte le voci in scena ed Elena Montipò al pianoforte, tra fiori e l’appuntamento alla prossima edizione, per la quale si è già al lavoro.
Tags: abruzzo
Share52Send
  • Credits
  • Contatti
  • Privacy Policy
  • Cookie Policy
  • topscelte.it

© 2025 Live Communication

No Result
View All Result
  • AbruzzoLive, news e diretta Live dall Abruzzo
  • Acquistare Viagra Generico senza ricetta in farmacia online
  • Autori
    • Franco Santini
  • Contatti
  • Cookie Policy (UE)
  • Credits
  • Dichiarazione sulla Privacy (UE)
  • Footer Articolo
  • Guida vini 2020
  • Guida vini 2020-tp
  • Home Page
  • Lavora con noi, offerte di lavoro
  • Listino Elettorale 2024
  • Notizie del giorno
  • Podcast
  • Privacy Policy
  • Pubblicità
  • Territorio

© 2025 Live Communication