L’Aquila. Un’unica Neurochirurgia articolata tra L’Aquila e Teramo, con il reparto del Mazzini trasformato di fatto in una sede collegata al San Salvatore e affidata alla responsabilità del primario aquilano Alessandro Ricci. È uno degli scenari che, secondo indiscrezioni provenienti da ambienti interni alla Asl di Teramo, sarebbe al centro di interlocuzioni e valutazioni dopo la richiesta di aspettativa avanzata dal direttore della Neurochirurgia teramana, Fulvio Alberto Tartara.
Al momento non risultano atti ufficiali né decisioni formalizzate. L’attuale primario di Neurochirurgia di Teramo ha usufruito dell’aspettativa dal 2 settembre al 2 novembre. Le ipotesi sul tavolo sarebbero almeno due: l’affidamento a Ricci della direzione del solo reparto di Teramo oppure una soluzione più ampia, con una guida comune delle Neurochirurgie dell’Aquila e del capoluogo aprutino. In quest’ultimo caso il Mazzini diventerebbe una sede funzionalmente collegata alla struttura aquilana, all’interno di un progetto di integrazione tra ospedali.
Un modello che richiamerebbe, pur con le necessarie differenze, quello indicato dalla Regione per il Dea di secondo livello integrato Chieti-Pescara. Alla fine di luglio il presidente Marco Marsilio ha infatti rilanciato una rete nella quale i due ospedali concorrono funzionalmente alla stessa organizzazione di secondo livello. Si tratta, però, di un indirizzo di programmazione e non dell’automatica fusione dei singoli reparti: un eventuale asse L’Aquila-Teramo richiederebbe specifici atti regionali, accordi tra due diverse aziende sanitarie e una chiara definizione di responsabilità, personale, posti letto e attività chirurgica. La Regione sul Dea integrato Chieti-Pescara.
La crisi del reparto teramano
La possibile riorganizzazione nasce dalla situazione di forte incertezza venutasi a creare a Teramo. Tartara, neurochirurgo lombardo con oltre 7mila interventi eseguiti in 25 anni di carriera, aveva vinto il concorso nel gennaio 2025 ed è entrato formalmente in servizio come direttore dell’Unità operativa complessa il primo marzo dello stesso anno.
Secondo quanto emerso nelle ultime settimane, avrebbe chiesto più volte una lunga aspettativa, ricevendo il diniego del direttore generale della Asl, Maurizio Di Giosia, intenzionato a non lasciare senza guida una struttura strategica. La richiesta è arrivata mentre il reparto perde alcuni dei professionisti che ne hanno rappresentato per anni l’ossatura: Filippo Pineto ha lasciato ad aprile, Rosario Sepe è prossimo alla pensione e Beniamino Nannavecchia, secondo le indiscrezioni, potrebbe trasferirsi a Roma già in autunno. La situazione della Neurochirurgia di Teramo.
Una crisi che arriva dopo le polemiche sul concorso vinto da Tartara. Il primo bando era stato revocato e successivamente ripubblicato con modifiche ai requisiti, dopo le contestazioni avanzate da alcuni candidati e, in particolare, dallo stesso Nannavecchia. Alla nuova procedura avevano partecipato anche Pineto e altri professionisti.
Il quadro segna una brusca inversione rispetto alla lunga stagione nella quale la Neurochirurgia teramana era considerata una scuola di rilievo nazionale. A costruirla fu Renato Galzio, direttore dal 1988 al 2000, prima del trasferimento all’Aquila e poi a Pavia. A Galzio succedette Danilo Lucantoni, rimasto alla guida per 23 anni. Da quella scuola sono usciti numerosi specialisti, tra i quali lo stesso Alessandro Ricci, che ha lavorato a Teramo dal 1993 al 1999 prima di passare definitivamente al San Salvatore.
Ricci e la Neurochirurgia dell’Aquila
Ricci dirige la Neurochirurgia della Asl 1 dal gennaio 2023, dopo averla già guidata per diversi anni come facente funzione. Il reparto aquilano ha chiuso il 2024 con 470 interventi, 107 in più rispetto all’anno precedente: 427 sono stati eseguiti in sala operatoria e 43 in ambulatorio. L’attività comprende aneurismi cerebrali, tumori, malformazioni vascolari, traumatologia cranica e spinale e patologie degenerative del rachide. I dati sull’attività del San Salvatore.
Il nome del primario aquilano è tornato recentemente al centro dell’attenzione anche per la conclusione dei principali passaggi giudiziari che lo avevano riguardato. Nel marzo scorso il giudice per l’udienza preliminare ha disposto il non luogo a procedere nei suoi confronti per le contestazioni relative all’inchiesta sugli appalti della Asl 1, nella quale era accusato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e falso.
Per una distinta e meno rilevante contestazione, relativa al cosiddetto “Documento Spaziani” e a un presunto certificato medico, Ricci ha invece chiesto e ottenuto la sospensione del procedimento con messa alla prova per due mesi. Una formula che, sul piano giuridico, non equivale a un’assoluzione nel merito, ma che, in caso di esito positivo, conduce all’estinzione del reato senza condanna. La ricostruzione del procedimento.
Il caso Avezzano e la disparità territoriale
È proprio l’eventualità di affidare a Ricci anche Teramo a riaprire la questione più delicata: perché si valuta di integrare il Mazzini con la Neurochirurgia aquilana mentre non si è mai voluta riattivare, neppure come articolazione semplice o sede distaccata, la Neurochirurgia dell’ospedale di Avezzano?
Il reparto marsicano venne chiuso nel luglio 2016, inizialmente con una motivazione temporanea legata alla carenza di medici e alla sicurezza dell’assistenza. Nonostante proteste, risoluzioni politiche e impegni istituzionali, l’attività chirurgica non è stata più ripristinata. Oggi ad Avezzano resta un ambulatorio che fa capo alla struttura dell’Aquila.
Dal 4 giugno scorso la Asl 1 ha raddoppiato le sedute ambulatoriali avezzanesi, portandole da quattro a otto al mese. Complessivamente, con Sulmona e Castel di Sangro, il piano prevede 192 visite mensili. Un potenziamento importante sul versante diagnostico, che però non restituisce alla Marsica posti letto, ricoveri e attività operatoria. Il piano degli ambulatori territoriali.
Il paradosso politico e sanitario appare evidente: per Avezzano, ospedale al servizio di un territorio di circa 140mila abitanti, non è stata presa in considerazione una Neurochirurgia collegata al San Salvatore; per Teramo, distante oltre cento chilometri dall’Aquila e appartenente a un’altra azienda sanitaria, si valuterebbe invece proprio una soluzione di questo tipo.



