A dieci anni esatti dalla drammatica scossa del 24 agosto 2016 che ha raso al suolo Amatrice e devastato l’Appennino centrale, il ricordo delle vittime si intreccia ancora una volta con le richieste di risposte concrete per i territori colpiti. Per le comunità locali, quella tragedia ha rappresentato la riapertura di una ferita mai del tutto rimarginata, riportando alla mente il dolore del sisma dell’Aquila del 2009. Due eventi catastrofici a poca distanza di tempo che hanno spezzato centinaia di vite, smembrato paesi e interrotto bruscamente la storia di un intero territorio.
In occasione del decennale, il senatore del Partito Democratico Michele Fina è tornato a richiamare le istituzioni alle proprie responsabilità, evidenziando come la commemorazione non debba ridursi a un mero atto formale. Il ricordo, ha sottolineato il parlamentare, deve diventare la leva per garantire processi di ricostruzione più celeri ed efficaci, capaci di restituire servizi, case e certezze alle popolazioni che hanno scelto di rimanere.
Accanto all’accelerazione dei cantieri, Fina ha rilanciato con forza una battaglia politica portata avanti a più riprese a Palazzo Madama: l’approvazione di una norma statale che riconosca un risarcimento economico alle famiglie delle vittime dei terremoti. Una proposta finora rimasta bloccata nelle commissioni parlamentari, ma che secondo il senatore del PD potrebbe trovare proprio nella ricorrenza del decennale il giusto impulso trasversale per essere finalmente discussa e approvata. Un atto di giustizia dovuto a chi ha perso i propri cari e un segnale di presenza tangibile da parte dello Stato.



