Lanciano. Ieri pomeriggio si è tenuto l’ultimo saluto a Diomede Barchiesi, in un clima di profonda commozione che ha unito l’intera comunità. Fin dalle prime ore del pomeriggio, piccoli gruppi di persone hanno iniziato ad affollare la Cattedrale della Madonna del Ponte e i dintorni di piazza Plebiscito per attendere l’arrivo del feretro. L’ingresso della salma nella Basilica, già colma di fedeli, è stato accolto da un lungo e sentito applauso, mentre all’esterno decine di ciclisti con le loro biciclette hanno reso un toccante omaggio al loro compagno di uscite e amico.
Nel corso della solenne cerimonia funebre, l’omelia ha toccato le corde più intime dei presenti, offrendo una profonda riflessione sulla tragedia “Raccogliamo i cocci e trasformiamo l’odio in amore”. È l’invito lanciato da don Alessio Primante nell’omelia.
Attraverso la potente metafora di una torre di Lego costruita con cura da bambino e improvvisamente crollata, il sacerdote ha tratteggiato il senso di smarrimento per una vita spezzata, lanciando al contempo un forte messaggio di speranza e ricomposizione:
Don Alessio ha esortato i presenti a non cedere alla disperazione, ma a trovare il coraggio di raccogliere i pezzi e ripartire. “Rimettiti in sella e pedala”, è stato l’invito simbolico rivolto alla comunità e agli amici, richiamando la grande passione di Diomede per il ciclismo.
Un appello accorato per impedire che la tragedia generi ulteriore risentimento. “Facciamo entrare l’odio alla nostra tavola e trasformiamolo insieme in amore”, ha sottolineato il celebrante, evidenziando come la scelta di cosa fare di quei “cocci” spetti ora alla coscienza di ciascuno.
Il ricordo di Barchiesi diventa così un richiamo alla responsabilità collettiva. “Sembrava essersi spento, ma batte ancora”, ha concluso il sacerdote, ricordando che il suo cuore continua a pulsare nella memoria di chi lo ha amato e nel costante impegno di una comunità chiamata a dimostrare che “noi siamo più di tutto questo”.



