Il Monte Morrone brucia ormai da undici giorni consecutivi. Le montagne che furono sacre a Celestino V e già vittime del devastante incendio del 2017, sono nella morsa del fuoco. Forte è la ferita nel cuore dei tanti abruzzesi legati al territorio, inestimabile patrimonio naturalistico e spirituale.
Nella giornata di ieri, grazie all’imponente lavoro svolto grazie alla sinergia tra la Protezione Civile abruzzese (guidata dal direttore Maurizio Scelli), i Vigili del Fuoco, l’Esercito e i volontari, è stato scongiurato il pericolo per le abitazioni: centri cittadini, allevamenti e i rifugi della zona sono stati messi al sicuro ma resta massima l’allerta. La battaglia per domare definitivamente l’incendio si sta concentrando nella parte alta della montagna, tenendo sotto controllo in particolare due punti critici tra la Valle dei Preti e il sentiero R3 che conduce dal rifugio Puzzacchio al Colle della Crocella.
Un mezzo pesante dell’Esercito (New Holland D180) ha realizzato una nuova corsia di isolamento e sono stati impiegati droni di ultima generazione per rilievi termografici e telemetrici, utili a individuare i focolai più critici. Oltre 100 gli operatori a terra, supportati anche dagli Alpini del Sesto Reggimento Genio Pionieri e del Nono Reggimento Alpini, 5 Canadair e 2 elicotteri.
Nella giornata di oggi si attende una massiccia operazione da terra e dal cielo per circoscrivere e spegnere i focolai ed arrivare alla fase di bonifica con l’obiettivo di individuare ogni traccia di calore che possa far ripartire ulteriori fiamme.



