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Il filo della memoria, San Nicola all’uncinetto: Borgo Sperone celebra 25 anni della sua nuova chiesa

Redazione Abruzzolive di Redazione Abruzzolive
19 Agosto 2026
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Gioia dei Marsi. Ci sono luoghi che non sono soltanto edifici, ma diventano nel tempo la casa dei ricordi, delle preghiere, delle gioie e dei dolori di un’intera comunità.

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La chiesa di San Nicola a Borgo Sperone è uno di questi luoghi. E questa mattina la comunità di Gioia dei Marsi si è ritrovata proprio lì per celebrare una ricorrenza che ha il sapore della memoria e, insieme, quello della rinascita: i 25 anni dalla consacrazione della nuova chiesa di San Nicola, avvenuta il 19 agosto 2001.

Una giornata solenne e partecipata, vissuta nel segno della fede e dell’identità, alla presenza del vescovo dei Marsi, monsignor Giovanni Massaro, che ha presieduto la Santa Messa delle 11, del parroco, don Giuseppe Gantedi, del sindaco di Gioia dei Marsi Gianluca Alfonsi, del sindaco di Ortucchio Raffaele Favoriti, delle autorità civili e militari, degli Alpini e di numerosi cittadini.

Ma dietro quei 25 anni c’è una storia molto più lunga. È la storia di San Nicola e della comunità di Sperone, una storia che attraversa il terremoto del 1915, l’abbandono del vecchio paese, la ricostruzione e la nascita di Borgo Sperone. La devozione al santo, infatti, non nasce con la chiesa attuale: San Nicola accompagnava già da secoli gli abitanti dell’antico Sperone. Dopo il sisma del 13 gennaio 1915, la comunità fu costretta a ricostruire la propria vita altrove e, nel borgo ricostruito, venne realizzata una nuova chiesa dedicata ancora al santo.  Poi arrivò Borgo Sperone e, con esso, la necessità di una nuova casa per la comunità cristiana.

 

I lavori della chiesa attuale iniziarono il 3 maggio 2000 e il 19 agosto 2001 il nuovo edificio venne benedetto e consacrato dal vescovo dei Marsi. Quella di questa mattina, dunque, non è stata semplicemente la celebrazione di una data. È stata la celebrazione di un filo che, nonostante i cambiamenti, non si è mai spezzato. Un filo che unisce l’antico Sperone al borgo nuovo e che continua a tenere insieme generazioni diverse nel nome di San Nicola.

 

La Messa presieduta da monsignor Massaro ha rappresentato il momento centrale della mattinata. La chiesa si è riempita di fedeli e di autorità, in una celebrazione nella quale il sentimento religioso si è intrecciato con quello della comunità. Accanto al sindaco Gianluca Alfonsi e al sindaco di Ortucchio Raffaele Favoriti, la presenza degli Alpini e delle autorità civili e militari ha restituito alla ricorrenza un carattere particolarmente solenne.

 

Ma prima della celebrazione uno dei momenti più attesi e suggestivi: lo svelamento dell’effigie di San Nicola realizzata interamente all’uncinetto dalle volontarie dell’associazione Arte con Gioia, le ormai conosciutissime “Uncinettine”. È difficile trovare un’immagine più adatta per raccontare questa giornata. San Nicola, infatti, è stato restituito alla comunità attraverso un lavoro paziente, fatto di fili, mani e tempo. Un’opera nata dalla passione delle volontarie, ma diventata qualcosa di molto più grande: un dono alla propria comunità e un modo originale per custodire una tradizione attraverso un linguaggio contemporaneo.

Le “Uncinettine” di Arte con Gioia hanno trasformato negli anni l’arte dell’uncinetto in una vera forma di partecipazione alla vita del paese. Le loro creazioni hanno contribuito a rendere più belli e riconoscibili gli spazi di Gioia dei Marsi e sono diventate una delle espressioni più originali del volontariato locale. Anche il sindaco Alfonsi ha più volte evidenziato il valore del loro lavoro, sottolineandone la capacità di trasformare semplici fili in opere di bellezza e condivisione.

 

Oggi, però, quel filo ha assunto un significato ancora più profondo. Perché l’effigie di San Nicola non racconta soltanto la bravura di chi l’ha realizzata. Racconta una comunità che sceglie di mettersi insieme, di lavorare insieme e di consegnare qualcosa alle generazioni future.

“Celebrare i 25 anni della nuova chiesa di San Nicola significa celebrare una parte importante della nostra identità”,  ha sottolineato il sindaco Gianluca Alfonsi, “Questa chiesa è stata e continua a essere un punto di riferimento per tante generazioni. Qui si sono incontrate le famiglie e qui sono stati vissuti momenti importanti della vita della nostra comunità. Oggi abbiamo avuto la possibilità di ritrovarci insieme e di rinnovare il legame con la nostra storia”.

E sull’opera delle “Uncinettine”, il sindaco ha aggiunto: “L’effigie di San Nicola realizzata all’uncinetto rappresenta magnificamente ciò che una comunità può riuscire a fare quando mette insieme passione, creatività e volontariato. Le nostre Uncinettine hanno trasformato un filo in un’opera d’arte, ma soprattutto hanno trasformato il loro tempo e il loro talento in un dono per tutti noi”.

Parole che restituiscono bene il senso di una giornata nella quale la tradizione non è stata celebrata come qualcosa di immobile, ma come una realtà viva, capace di rinnovarsi. Anche la presenza degli Alpini ha avuto un valore particolare. La loro storia è profondamente legata a quella del territorio e alla vita della comunità di Sperone. La loro partecipazione ha aggiunto alla cerimonia quel richiamo alla memoria e al senso del servizio che da sempre accompagna il mondo alpino.

Guardando oggi la chiesa di San Nicola, è impossibile non pensare al lungo viaggio compiuto dalla comunità. Prima l’antico Sperone, poi il terremoto, la distruzione e la necessità di ricominciare. Poi la ricostruzione, il nuovo borgo e infine la chiesa consacrata nel 2001. Sono cambiate le case, sono cambiate le strade, è cambiato il paese, ma San Nicola è rimasto. È rimasto come riferimento spirituale, come simbolo e come memoria.

 

Ed è forse proprio per questo che l’immagine realizzata dalle “Uncinettine” è diventata oggi il simbolo perfetto della ricorrenza. Perché la storia di Sperone è fatta di fili che si sono spezzati e che, ogni volta, qualcuno ha avuto la forza di riannodare. Un filo per la fede. Un filo per la memoria. Un filo per le persone che non ci sono più. Un filo per quelle che oggi continuano a vivere questa terra. Un filo per i giovani ai quali viene consegnata una storia che non deve essere dimenticata.

 

Questa mattina Borgo Sperone non ha semplicemente festeggiato un anniversario. Ha celebrato la propria capacità di resistere al tempo. I 25 anni della nuova chiesa sono diventati così una finestra aperta su una storia molto più antica. Una storia nella quale San Nicola ha accompagnato la sua gente attraverso le trasformazioni più profonde, dal vecchio borgo alla nuova comunità. E mentre veniva svelata l’effigie realizzata all’uncinetto, sembrava quasi che tutti quei filli, quelli della memoria, della cultura, del domani si intrecciassero in un’unica trama.

Quella di una comunità che ha perso molto, ha ricostruito tanto e oggi continua a custodire ciò che ha di più prezioso: la propria identità. E a Borgo Sperone, questa mattina, San Nicola ha dimostrato ancora una volta di appartenere a entrambi i tempi: quello della storia e quello del futuro.

 

 

Tags: abruzzoGioia dei Marsi
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