Pavia. Diciannove anni fa è stata uccisa Chiara Poggi. Il 13 agosto 2007 qualcuno si è introdotto nella villetta in cui viveva con la famiglia e ha posto in essere una brutale aggressione culminata con la morte della ragazza. Una drammatica deflagrazione di violenza, di cui sono rimaste vistose tracce sulla scena del crimine che – a distanza di tanto tempo e pur in presenza della condanna definitiva inflitta per l’omicidio ad Alberto Stasi, fidanzato della vittima – continuano ad alimentare dubbi, a porre interrogativi, a legittimare scenari alternativi. Permangono riserve sulle indagini svolte a ridosso del fatto, che hanno costituito la premessa da cui la condanna di Stasi è scaturita. E da reinterpretazioni delle risultanze e nuovi accertamenti, nel 2025, ha preso avvio una nuova indagine sul caso che, come sappiamo, vede all’attenzione degli inquirenti Andrea Sempio, un amico del fratello della vittima.
Due giorni fa, il 13 agosto, presso la chiesa della Beata Vergine Assunta, a Garlasco, è stata celebrata una messa in suffragio della giovane vittima. Erano presenti i genitori, Giuseppe Poggi e Rita Preda, e persone vicine alla famiglia. Per ricordare Chiara, una corona di rose bianche. “Siamo qui per lei e per i suoi genitori, ci auguriamo che ritrovino presto un po’ di serenità in tutto questo frastuono”, le parole di un’amica intervenuta.
“Vogliamo ricordarla da soli e in silenzio, raccolti tra noi come abbiamo sempre fatto”, ha detto la mamma.
“La memoria di Chiara resta sempre viva”, ha dichiarato il sindaco di Garlasco, Simone Molinari, aggiungendo che, come già in precedenza, anche quest’anno alla ragazza verrà intitolata una borsa di studio.
L’inchiesta in corso
Prosegue nel frattempo l’inchiesta della Procura di Pavia, che vede Andrea Sempio sospettato dell’omicidio. Il termine ultimo entro il quale i magistrati inquirenti dovranno formulare le loro richieste al Giudice per le indagini preliminari scadrà tra poco più di un mese, il 28 settembre. La notifica della formale chiusura delle indagini è avvenuta lo scorso maggio, successivamente i consulenti tecnici che affiancano i legali dell’indagato hanno prodotto memorie difensive e la Procura ha disposto ulteriori accertamenti tecnici, di cui si attende a breve il deposito.
L’ipotizzata correlazione tra impronte
In particolare, l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, si legge su Open, è stata incaricata di svolgere un supplemento di consulenza tecnica tesa specificamente a valutare la compatibilità tra la struttura del piede di Sempio e le impronte insanguinate rinvenute sulla scena del crimine. Valutazioni che dovranno tener conto delle misurazioni attuali e delle trasformazioni fisiche inevitabilmente verificatesi in diciannove anni.
A quanto sembra, l’analisi dell’esperta non si limiterà a riconsiderare la nota impronta di calzatura con suola a pallini rivenuta su uno dei gradini della scala di casa Poggi che conduce alla cantina e lungo la quale è stata rivenuta la vittima, ma prenderà anche in considerazione l’ormai altrettanto celebre impronta 33, la traccia palmare individuata sulla parete destra delle scale. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, tra impronta di calzatura e traccia palmare sussisterebbe una correlazione diretta, potendosi entrambe ricondurre all’aggressore che, dopo il delitto, si sarebbe appoggiato con il piede sul gradino e con la mano sul muro, per osservare il corpo di Chiara, prima di dileguarsi dalla scena. Ricostruzione che la difesa di Sempio respinge fermamente, negando la riconducibilità delle tracce al proprio assistito.
L’impronta a pallini
Nel frattempo, i consulenti della Procura Giampaolo Iuliano e Nicola Caprioli sono al lavoro per verificare l’effettiva corrispondenza tra la richiamata impronta a pallini e la suola di una calzatura marca Frau, taglia 42. All’epoca del processo ad Alberto Stasi, tale corrispondenza è stata ritenuta sussistente e considerata prova decisiva per la condanna del fidanzato di Chiara Poggi, pur in assenza di elementi che comprovassero il possesso della scarpa da parte del giovane.
Il Dna sulle unghie di Chiara
Sottoposte nuovamente a verifica anche le risultanze genetiche. Il professor Carlo Previderé è stato incaricato di effettuare ulteriori approfondimenti sul materiale biologico rinvenuto sulle unghie di Chiara Poggi. Gli inquirenti recepiscono quanto stabilito nella perizia disposta in sede di incidente probatorio, secondo la quale il profilo del cromosoma Y recuperato può inequivocabilmente ricondursi alla linea paterna della famiglia Sempio. È vero che il medesimo elaborato ha posto in evidenza l’impossibilità di stabilire con certezza le modalità e il momento esatto in cui sarebbe avvenuto il trasferimento del materiale biologico, ma la presenza del Dna dell’indagato sulla vittima resta uno degli elementi cardine dell’impianto accusatorio elaborato dalla Procura.
La consulenza psichiatrica
Gli inquirenti hanno infine richiesto allo psichiatra Roberto Catanesi di tracciare un profilo di personalità di Sempio, valutandone eventuali tratti di pericolosità sociale. L’attuale indagato ha rifiutato di sottoporsi all’esame dello specialista e uno dei suoi legali, l’avvocato Liborio Cataliotti, ha così motivato il diniego: “Crediamo che l’accertamento dei fatti debba precedere qualsiasi valutazione personologica, a maggior ragione se riguarda ipotetiche patologie. Prima il fatto e poi tutte le valutazioni del caso.”
La consulenza verrà comunque espletata, attraverso l’analisi dei documenti, dei diari e degli appunti personali sequestrati a casa di Sempio e sulla scorta delle valutazioni personologiche già proposte dagli esperti del Racis dei Carabinieri.
Lo scenario che si delinea
Sembra che l’imminente deposito delle quattro consulenze tecniche disposte dalla Procura di Pavia preluda a una richiesta di rinvio a giudizio. E a breve potrebbero registrarsi anche sviluppi relativi alla situazione di Alberto Stasi, che ha quasi finito di scontare la pena inflittagli ed è stato recentemente ammesso all’affidamento in prova al servizio sociale. Secondo Open è possibile che, entro settembre, la Procura Generale di Milano sciolga la riserva sull’eventuale presentazione dell’istanza di revisione della condanna.
Il mistero dell’acqua
Questi gli sviluppi dal punto di vista strettamente giudiziario. In queste settimane non sono comprensibilmente mancati quelli legati al decorso mediatico della vicenda. In particolare, ha suscitato interesse nel pubblico un dettaglio della ricostruzione dei movimenti di Sempio durante la mattina del 13 agosto 2007. Sappiamo che l’uomo ha sempre dichiarato di essersi recato a Vigevano perché intenzionato ad acquistare un libro da “Feltrinelli” e di non aver potuto procedere perché la libreria era chiusa. Sappiamo che, a sostegno di tale versione dei fatti, lo stesso ha prodotto uno scontrino del parcheggio, emesso a Vigevano, che la Procura ritiene non essere stato acquisito originariamente dall’indagato e a questi in seguito consegnato proprio al fine di garantirgli un alibi.
Più recentemente, è riemersa una dichiarazione rilasciata dalla madre di Sempio, Daniela Ferrari, all’inviato de Le Iene Alessandro De Giuseppe, secondo la quale il figlio le avrebbe riferito che, il 13 agosto 2007, dopo l’infruttuoso tentativo di recarsi in libreria, avrebbe acquistato una bottiglietta d’acqua in un bar di Vigevano. Questa gli sarebbe stata consegnata priva del tappo, in virtù di un’ordinanza emessa dalla Prefettura o dal Comune, dettata da ragioni di sicurezza a ridosso di un qualche evento estivo. Il giovane avrebbe deciso di berla subito per intero, onde evitare di rovesciarne il contenuto durante il tragitto di ritorno in auto verso casa.
Interpellato in proposito dalla trasmissione Quarto grado, Sempio ha affermato di non ricordare la circostanza. “Per quanto riguarda la storia del bar è una cosa che non ho mai citato perché francamente non me la ricordo”, ha detto. “Mi ricordo di essere andato a Vigevano: ho parcheggiato, sono entrato dall’arcata che dà su piazza Ducale, sono andato sotto le colonne, sono arrivato alla Feltrinelli e ho visto che era chiusa. Fine.”
“So che mia mamma ha detto che quel giorno avevo bevuto questa bottiglietta d’acqua e l’avevo bevuta tutta prima di tornare a casa perché me l’hanno data senza tappo”, ha quindi aggiunto, “ma io non mi ricordo questa cosa. Per questo non l’ho mai citata negli anni.”
Ancora: “Magari, quando me lo hanno chiesto, ho detto che non è successo. So che c’è stato un periodo a Vigevano in cui i bar vendevano le bottigliette d’acqua senza tappo, per ragioni di sicurezza, questo me lo ricordo. Ma se quella mattina ne ho bevuta una non me lo ricordo.”
La circostanza ha quindi costituito oggetto di approfondimento e di dibattito sui media. La redazione della trasmissione Zona bianca, condotta da Giuseppe Brindisi, ha effettuato alcuni accertamenti in proposito, chiedendo dell’ordinanza in questione ad alcuni baristi di Vigevano: “Non c’era una manifestazione, né concerti, chi compra la bottiglietta d’acqua non è detto abbia l’esigenza di berla subito, di solito la mette in borsa e va”, ha detto uno degli intervistati. “Non è che non ho memoria di un’ordinanza che imponeva di togliere il tappo, non c’è mai stata”, ha confermato un collega.
I giornalisti hanno tentato anche una verifica presso la Prefettura di Pavia. Agli atti non risulterebbe un’ordinanza del genere. Nei registri del Comune sembrerebbe effettivamente riportato un provvedimento del 2007 relativo alla fiera prevista il 13 agosto. “Abbiamo rinvenuto dai registri ufficiali proprio l’ordinanza numero 247 dell’anno 2007 che ha ad oggetto dei provvedimenti viabilistici provvisori disposti in occasione della tradizionale fiera che si tenne il 13 agosto”, hanno confermato in Comune. Nel documento, tuttavia, non sarebbe presente alcun riferimento alla vendita di bottiglie prive di tappo. Un’ordinanza che menziona i tappi tolti alle bottiglie risale al 2019 ed è stata emessa a ridosso di un evento organizzato presso il Castello di Vigevano.
“Invece di fare indagini difensive, forse avrei dovuto rivolgermi a lei, Brindisi, a cui mi lega un rapporto di stima e di simpatia, pur essendo pungente”, ha commentato l’avvocato Liborio Cataliotti, nel corso di una puntata della trasmissione. “L’ordinanza prefettizia è di tre mesi prima è il provvedimento che sta a monte, in vari contenziosi citati da banche dati si trova in riferimento a impugnazioni a provvedimenti di quel periodo”, ha aggiunto. “Noi avevamo fatto un’indagine simile, non avevamo trovato elementi utili ad avvalorare la tesi della mamma di Sempio, ma non abbiamo avuto responso, quelli che mancano sono i provvedimenti conseguenti, stiamo aspettando altre risposte.”
Giuseppe Brindisi ha infine dato conto degli esiti dell’inchiesta di Zona bianca: “Abbiamo avuto una risposta definitiva dalla Prefettura, che ci autorizza a dire la non esistenza di un’ordinanza relativa ai tappi delle bottiglie.”
Ricordando Chiara
Nei giorni scorsi, molti di coloro che sono attualmente impegnati nel quotidiano, acceso dibattito sul delitto di Garlasco, sulla condanna inflitta ad Alberto Stasi, sul possibile coinvolgimento di Sempio nella vicenda, etc., hanno invitato a moderare i toni del confronto almeno in occasione dell’anniversario del fatto. Proposito senza dubbio lodevole e condivisibile, che personalmente riteniamo si sarebbe dovuto perseguire fin dall’inizio e non circoscrivere al giorno in cui si ricorda la vittima. Ci si può attestare su posizioni diverse, persino inconciliabili, ma crediamo che tutti i “contendenti” dovrebbero essere animati dal solo desiderio di accertare la verità, l’unica verità, senza perseguire interessi di altro genere. Il che dovrebbe tradursi in interazioni civili, rispettose e non in virulenti attacchi, anche volti alla reciproca delegittimazione. Riteniamo che il modo migliore per ricordare Chiara, e di essere veramente vicini alla sua famiglia, sarebbe quello di accertare – finalmente – l’identità del suo assassino. Oltre ogni ragionevole dubbio.



