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Sanità aquilana, svolta sui buoni pasto: al via la conciliazione extragiudiziale per centinaia di lavoratori

Daniele Cipriani di Daniele Cipriani
31 Luglio 2026
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Entra nel vivo la vertenza sul recupero dei buoni pasto non erogati al personale sanitario dell’ASL 1 Abruzzo. Dopo settimane di intenso dialogo istituzionale, la Segreteria Provinciale della FIALS L’Aquila ha trasmesso ufficialmente alla Direzione Generale e Amministrativa dell’Azienda Sanitaria la prima lista formale con i dati di 50 dipendenti — tra medici, infermieri e personale amministrativo — pronti a definire il recupero degli arretrati spettanti per le annualità pregresse.

L’avvio del canale conciliativo ha provocato un immediato effetto domino negli uffici e nelle corsie ospedaliere dell’intera provincia, dove tantissimi operatori si sono rivolti alle sedi sindacali per conferire mandato e accedere alla procedura. Per gestire la mole di richieste senza inceppamenti burocratici, la FIALS ha suddiviso i primi 50 lavoratori in tre gruppi operativi autonomi, affiancando a ciascuno un conciliatore e un dirigente sindacale. Con l’invio formale della richiesta ai sensi degli articoli 410 e seguenti del Codice di Procedura Civile, l’Azienda avrà ora quindici giorni di tempo per fissare il calendario degli incontri destinati alla firma dei verbali.

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L’intera operazione poggia su un solido quadro normativo e giurisprudenziale, fondato sul D.Lgs. 66/2003 e sulla contrattazione collettiva, che garantiscono il diritto alla refezione o al buono pasto sostitutivo per chiunque svolga turni superiori alle sei ore in orari coincidenti con i pasti. Tale principio è stato più volte ribadito dalla Corte di Cassazione, come nella sentenza n. 5547/2021 della Sezione Lavoro, che ne riconosce la natura assistenziale e il conseguente diritto al controvalore economico quando non sia fruibile la mensa interna.

Secondo il sindacato, la via extragiudiziale rappresenta la scelta più rapida e sicura per entrambe le parti. Il ricorso alle aule di tribunale comporterebbe infatti lunghi rinvii per i lavoratori e ingenti spese legali per l’Azienda. La conciliazione in sede protetta, invece, permette di raggiungere un verbale con valore di titolo esecutivo, garantendo certezza del diritto e azzerando i rischi di soccombenza. In questo modo si quantificano con precisione le spettanze maturate nei singoli turni, salvaguardando sia i crediti dei dipendenti che gli equilibri dei bilanci pubblici.

Mentre si attende la convocazione dei primi tavoli negoziali, gli uffici sindacali continuano a lavorare a pieno ritmo al completamento dei dossier successivi. Centinaia di nuove posizioni verranno inviate all’ASL in tranche successive, segnando un passaggio fondamentale per la tutela dei diritti dei lavoratori del settore sanitario.

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