Avezzano. Di fronte alle recenti notizie diffuse a mezzo stampa e sui social network relative al cosiddetto “blitz della CGIL nel Fucino”, con immagini di operai al lavoro con temperature vicine ai 40 gradi, Confagricoltura L’Aquila interviene duramente per fare chiarezza e respingere quelle che definisce narrazioni faziose e allarmismi indiscriminati.
L’Associazione di categoria si interroga sull’attuale tenuta di relazioni sindacali che dovrebbero essere serie e responsabili, ma che oggi appaiono sostituite da accuse episodiche, spesso amplificate da una comunicazione incline a criminalizzare il territorio agricolo marsicano.
“Chi sbaglia deve essere sanzionato e le denunce vanno fatte alle autorità competenti, indicando nome e cognome del datore di lavoro“, si legge in una nota ufficiale di Confagricoltura L’Aquila. “Ma generalizzare un singolo episodio, parliamo di una squadra di 10 o 20 operai su una forza lavoro totale di oltre 5.300 addetti, e di 1 datore di lavoro su 780 presenti nel Fucino, dimostra solo la voglia di protagonismo della CGIL. Un atteggiamento che finisce per danneggiare e offendere un intero sistema economico”.
Ritenendo che le relazioni sindacali debbano necessariamente basarsi su coerenza e collaborazione, Confagricoltura L’Aquila ha ufficialmente convocato le sigle sindacali per un incontro chiarificatore fissato per venerdì 31 luglio 2026 alle ore 10:00, presso la propria sede provinciale di Confagricoltura L’Aquila (Via Marcantonio Colonna, 41 – Avezzano).
Sulla vicenda interviene in modo articolato Ornella Mazzei, Responsabile dell’Ufficio Sindacale di Confagricoltura L’Aquila e segretaria del F.I.M.I.A.V. (Fondo Integrazione Malattia Infortuni e Assistenza Volontaria).
“È in gioco il ruolo istituzionale e la responsabilità comunicativa di un soggetto sindacale che siede in organismi e comitati di monitoraggio”, afferma Ornella Mazzei.
“La CGIL ha certamente il diritto e il dovere di segnalare eventuali situazioni di irregolarità nel lavoro agricolo. Tuttavia, proprio perché ogni anno diffonde rapporti e segnalazioni e partecipa a organismi istituzionali dedicati al monitoraggio del fenomeno, dovrebbe esercitare particolare prudenza e rigore nella comunicazione pubblica” prosegue Mazzei.
“Quando vengono presentati casi numericamente limitati come se rappresentassero l’intero comparto, si rischia di produrre un danno reputazionale a centinaia di aziende e migliaia di lavoratori che operano nel rispetto delle regole. La lotta allo sfruttamento e al lavoro irregolare è un obiettivo condivisibile, ma dovrebbe basarsi su dati verificati, denunce circostanziate e responsabilità ben individuate, evitando generalizzazioni che finiscono per colpire indistintamente l’intero settore”, precisa Ornella Mazzei.
“Un sindacato autorevole si misura non solo dalla capacità di denunciare i problemi, ma anche dalla capacità di distinguere tra fenomeni strutturali e singoli episodi. In caso contrario, il rischio è che la comunicazione venga percepita più come una ricerca di visibilità mediatica e di consenso che come un reale contributo alla soluzione dei problemi”.
“Dal punto di vista libero, questa è una critica legittima: non contesta il diritto della CGIL di denunciare possibili irregolarità, ma sostiene che tale attività dovrebbe essere svolta con particolare attenzione all’accuratezza dei fatti e alla proporzionalità delle conclusioni tratte dalle evidenze disponibili” continua la responsabile sindacale.
“Siamo i primi a chiedere controlli e legalità. Chi sbaglia deve essere sanzionato. Tuttavia, non accettiamo che episodi isolati, ancora da verificare, vengano utilizzati per descrivere un intero sistema produttivo che occupa migliaia di persone e opera quotidianamente nel rispetto delle norme. La tutela dei lavoratori e la tutela della reputazione delle imprese oneste devono procedere insieme”, conclude Ornella Mazzei.



