Si è tenuta ieri, presso il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), la presentazione della nuova stima di popolazione dell’orso bruno marsicano. Si tratta della prima indagine realizzata sull’intero areale di distribuzione di questa sottospecie endemica dell’Appennino centrale, gravemente minacciata di estinzione.
Lo studio, finanziato con fondi PNRR, rappresenta la più estesa e sistematica attività di monitoraggio genetico mai compiuta per l’orso marsicano. L’iniziativa è il frutto di una complessa sinergia che ha visto collaborare il MASE, l’ISPRA e decine di enti del territorio, tra cui Parchi Nazionali, Parchi e Riserve Regionali, Reti di Monitoraggio dell’orso marsicano, Regioni, Carabinieri Forestali e associazioni ambientaliste. La raccolta dei dati sul campo, effettuata nell’estate 2025, è stata condotta dall’IEA (Istituto di Ecologia Applicata), mentre le successive analisi genetiche sui campioni raccolti sono state affidate a BMR Genomics.
Dall’analisi modellistica dei dati genetici è emersa una stima complessiva di 81 individui, di cui 43 femmine e 38 maschi, con un intervallo di incertezza compreso tra i 73 e i 88 orsi.
La consistenza numerica rilevata si riferisce a una superficie di oltre 6.000 km², che oggi costituisce l’intero areale di distribuzione della sottospecie. I risultati confermano un importante cambiamento geografico: l’areale principale, che in passato coincideva esclusivamente con i territori del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e la sua Area Contigua, si è ora allargato alla Valle Roveto e alla Riserva Naturale Regionale Monte Genzana Alto Gizio, registrando in questo nucleo centrale un numero stimato di 65 individui (con una forbice tra i 58 e i 72).
A questi si aggiunge la presenza stimata di circa 16 esemplari nelle aree periferiche, un dato che prova il processo di espansione demografica e territoriale attualmente in corso.
I dati presentati non offrono soltanto un aggiornamento numerico, ma testimoniano il successo degli interventi gestionali e di conservazione previsti dal PATOM e attuati nel corso degli anni, fornendo al contempo indicazioni per le prossime azioni di tutela.
Se da un lato lo studio conferma che molte aree periferiche sono idonee a ospitare una presenza stabile e abbondante di orsi, dall’altro evidenzia che il lento processo di espansione dovrà confrontarsi con la frammentazione dell’habitat e con le minacce antropiche, che sarà compito della collettività contribuire a ridurre. In questo scenario, il successo futuro della specie dipenderà soprattutto dalla protezione dei corridoi ecologici, le zone fondamentali per connettere le aree idonee.
“La stima della popolazione conferma ulteriormente, con metodo scientifico, i dati dei nostri monitoraggi annuali e quella che per noi era già un’acquisizione: la Riserva Monte Genzana, che era stata concepita come corridoio di passaggio, si è trasformata in area di presenza stabile dell’orso. Un bel modo per festeggiare i 30 anni dall’istituzione della nostra area protetta” le parole di Antonio Di Croce, direttore della Riserva Naturale Regionale Monte Genzana Alto Gizio



