L’Aquila. L’analisi sullo spopolamento delle aree rurali e sulla gestione dei consorzi di bonifica. Focus sulla Valle del Vera (L’Aquila): “Persa l’occasione del PNRR per lo stallo amministrativo”.
“La qualità e la redditività dell’agricoltura sono strettamente legate al territorio, alla sua manutenzione e all’efficienza delle opere idrauliche. Considerare un settore complesso come quello agricolo un compartimento isolato rappresenta uno degli errori più frequenti nelle politiche di sviluppo territoriale. Da troppo tempo, invece, la gestione del territorio abruzzese viene affrontata quasi esclusivamente nei momenti di emergenza, senza una visione organica capace di coniugare agricoltura, tutela ambientale, gestione delle risorse idriche e sviluppo delle aree interne.
Tra le criticità più evidenti vi è la gestione dell’irrigazione da parte dei cinque Consorzi di bonifica abruzzesi, che nella maggior parte dei casi limitano il servizio ai soli mesi estivi. Una scelta che, secondo molti operatori del settore, non tiene conto delle reali esigenze agronomiche delle colture e rischia di compromettere l’intera annata produttiva. Accanto agli investimenti sulle infrastrutture diventa quindi indispensabile rafforzare anche le competenze tecniche di chi è chiamato ad assumere decisioni strategiche. Non si tratta di pretendere figure altamente specialistiche, ma di garantire una preparazione adeguata per affrontare temi essenziali come l’irrigazione invernale delle marcite, quella primaverile dei cereali e la manutenzione ordinaria dei canali in terra, delle opere in cemento e delle condotte forzate, patrimonio storico e ingegneristico che caratterizza il territorio abruzzese.
La crisi del comparto agricolo è confermata anche dai numeri. Secondo i dati Istat, nell’ultimo decennio la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) in Abruzzo è diminuita del 6,9%, mentre la Superficie Agricola Totale (SAT) ha registrato una contrazione del 16,5%, valori superiori alla media nazionale. Particolarmente colpite risultano le aree interne e montane, dove allo spopolamento si accompagna il progressivo abbandono dei terreni. Parallelamente continua il consumo di suolo: i monitoraggi regionali evidenziano oltre 54.400 ettari di superficie artificializzata, con una costante riduzione degli spazi destinati alla produzione agricola.
Un sistema irriguo moderno ed efficiente rappresenterebbe non solo un’opportunità di rilancio per il settore primario, ma anche un volano per il turismo ambientale e naturalistico. Al di fuori delle grandi aree agricole intensive, come il Fucino, la Valle del Vomano e le pianure del Pescarese e del Vastese, gran parte dell’Abruzzo è ancora caratterizzata dalla piccola proprietà contadina, una realtà che merita di essere sostenuta per contrastare l’abbandono delle campagne e i processi di concentrazione fondiaria.
Emblematica è la situazione della Valle del Vera, nell’Aquilano, dove il sistema irriguo continua a rimanere fermo. Secondo quanto riferito da operatori e amministratori locali, il protrarsi dello stallo amministrativo avrebbe impedito di cogliere l’opportunità rappresentata dai finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Quelle risorse avrebbero potuto essere impiegate per riqualificare un’area storicamente vocata all’agricoltura, segnata dalla presenza delle cave in fossa nella piana di Aquilentro e della discarica di Monte Catichio, attraverso la realizzazione di bacini idrici multifunzionali a servizio dell’irrigazione, della Protezione civile e dello sviluppo turistico. Già dopo il sisma del 2009, l’allora ministra dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo espresse forti perplessità sull’impatto ambientale di alcune trasformazioni dell’area. Oggi resta aperto l’interrogativo sul futuro della Valle del Vera e sulle prospettive di sviluppo che si intendono perseguire per un territorio di elevato valore agricolo e ambientale.
La vicenda richiama anche una pagina importante della storia recente del territorio. Alla fine degli anni Settanta il mondo agricolo locale riuscì infatti a contrastare i progetti del nascente Consorzio di Bonifica Valle dell’Aterno, difendendo un paesaggio agrario fatto di canali, siepi e alberature, modellato nei secoli dall’attività dell’uomo. Quella battaglia rappresentò una vittoria significativa per le comunità locali. Oggi, però, il contesto economico, sociale e climatico è profondamente cambiato e richiede una nuova capacità di programmazione.
L’agricoltura abruzzese non può più essere considerata un settore marginale, ma deve tornare al centro delle politiche di sviluppo regionale. Servono una gestione moderna delle risorse idriche, investimenti nelle infrastrutture irrigue, competenze tecniche e una visione di lungo periodo. Senza una reale capacità amministrativa e una strategia condivisa, il rischio è quello di assistere a un progressivo declino delle campagne, con la perdita di imprese, superfici coltivate e presidio del territorio, compromettendo uno dei patrimoni più identitari dell’Abruzzo. “Matteo Griguoli, Rappresentante di ALPAA L’Aquila.



