Civitella Alfedena. Quattordici giorni senza una risposta. Quattordici giorni di ricerche, interrogatori e verifiche che finora non hanno restituito alcuna certezza sul destino di Alisya e Sarah, le due sorelle di 16 e 12 anni scomparse dalla casa-famiglia di Civitella Alfedena nella notte tra il 6 e il 7 giugno.
Gli investigatori continuano a seguire ogni possibile pista, ma con il passare del tempo prende sempre più forza un’ipotesi: le ragazze potrebbero non essere sole. Qualcuno, secondo gli inquirenti, potrebbe averle aiutate ad allontanarsi e potrebbe stare offrendo loro un rifugio sicuro.
Tra le persone ascoltate dagli investigatori c’è anche il fidanzato diciottenne di Alisya, sentito per oltre un’ora dai carabinieri. La sua abitazione è stata perquisita, così come sono stati ascoltati amici, ex ospiti della struttura e operatori della casa-famiglia. Il procuratore Luciano D’Angelo mantiene il massimo riserbo ma ribadisce che nessuna ipotesi è stata esclusa. Al momento non ci sono indagati.
Le indagini si concentrano anche su alcuni telefoni cellulari che, nei giorni successivi alla scomparsa, hanno agganciato le celle telefoniche del Parco Nazionale d’Abruzzo. Uno dei dispositivi risulta intestato a un amico del fidanzato della sedicenne.
Gli investigatori stanno inoltre ricostruendo i movimenti delle poche auto transitate nella zona nelle ore della fuga. Le telecamere hanno registrato alcuni passaggi sospetti, per la precisione si tratta di tre auto, ma l’identificazione dei veicoli resta complessa.
Anche il procuratore capo di Cassino, Carlo Fucci, ritiene difficile immaginare che due ragazze possano essersi gestite da sole per così tanto tempo. Una valutazione che rafforza la tesi di un allontanamento pianificato e sostenuto da persone esterne, forse legate alle due sorelle o comunque conosciute da loro. Mentre le indagini proseguono, continuano anche le operazioni sul territorio. Le squadre di soccorso stanno concentrando l’attenzione nell’area del lago di Barrea e lungo i sentieri che si snodano tra i boschi del Parco.
Sul posto operano vigili del fuoco, finanzieri del Soccorso Alpino, unità cinofile e protezione civile. Nei prossimi giorni verrà impiegato anche il “Life Seeker”, uno speciale dispositivo in grado di individuare telefoni cellulari anche in aree prive di copertura.
Dopo due settimane di silenzio, il mistero resta fitto. Ma procure e forze dell’ordine continuano a scavare tra relazioni, spostamenti e tracce tecnologiche nella speranza di trovare finalmente la chiave che possa riportare Alisya e Sarah a casa.



