Milano. Ieri mattina, 13 giugno, verso le 11, Alberto Stasi è uscito per l’ultima volta dalla casa circondariale di Bollate. Vi era entrato il 12 dicembre 2015, quando era divenuta definitiva la condanna a sedici anni per l’omicidio di Chiara Poggi, la sua fidanzata, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. Ha impacchettato abiti ed effetti personali, ha regalato al compagno di cella il ventilatore e il frigorifero. Ha salutato il direttore Giorgio Leggieri, gli agenti, gli educatori e i detenuti con cui ha condiviso dieci anni di vita. I cronisti, i fotografi e le troupes erano appostati all’ingresso del carcere. Stasi e la sua legale Giada Bocellari, che lo assiste insieme all’avvocato Antonio De Rensis, sono passati da un’uscita secondaria. Ha quindi incontrato la madre, Elisabetta Ligabò.
Il giorno prima aveva partecipato all’udienza in esito alla quale il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha deliberato il suo affidamento in prova ai servizi sociali, su parere favorevole della Procura generale, rappresentata dalla sostituta Pg Valeria Marino.
Il via libera all’affidamento, da parte del Tribunale, era assai probabile ma non scontato, il parere della Procura non risulta vincolante. Ma, nel caso di Stasi, sussistevano tutti i requisiti richiesti, oltre a un residuo di pena inferiore ai quattro anni da scontare: la buona condotta; le relazioni positive degli esperti del carcere, in particolare di quelli dell’area educativa; l’accettazione della condanna pur proclamandosi innocente; il rispetto, dal 2025, del divieto di interviste; il fatto che stia corrispondendo ai familiari di Chiara Poggi un risarcimento con i proventi del suo lavoro come contabile a Milano.
Dal 2023, l’ex bocconiano aveva ottenuto di poter lavorare all’esterno della struttura carceraria, presso uno studio di commercialisti di Brera; dall’aprile 2025, la semilibertà gli permetteva di uscire ogni giorno dal carcere, per rientrare solo a dormire, e di trascorrere il fine settimana in licenza, per un massimo di quarantacinque volte l’anno.
“Il percorso positivo compiuto in carcere e in semilibertà e le conclusioni della osservazione carceraria” dimostrano “la sussistenza dei presupposti per la concessione della misura alternativa richiesta”. È quanto scrive il Tribunale di Sorveglianza di Milano nell’ordinanza di affidamento in prova ai servizi sociali. “Gli elementi evidenziati dagli operatori concorrono nel delineare un percorso trattamentale che può sfociare nell’avvio di un pieno reinserimento nel tessuto sociale in considerazione di una progressione fondata sulla accettazione della condanna, nonostante la posizione negatoria circa la sua responsabilità nonché sulla assoluta adesione alle regole anche in semilibertà, sperimentata per un congruo periodo di tempo.”
Stasi, considera il Tribunale, “ha percorso tutte le vie che l’ordinamento consente per dimostrare la propria innocenza.” Eppure, “il condannato ha dimostrato equilibrio e doti di resilienza nel fronteggiare l’emotività che ha certamente provocato la riapertura dell’indagine, così come l’eccezionale e del tutto insultata esposizione mediatica che essa ha suscitato.” Il semilibero ha vissuto “senza sbavature la misura alternativa concessagli, proseguendo con serenità l’espiazione della pena che ha dimostrato di aver accettato e che gli ha consentito un graduale reinserimento del tessuto sociale, fino a sfociare nella misura più ampia.”
“È tornato a casa, non tornerà a Garlasco a vivere ovviamente”, ha dichiarato l’avvocata Bocellari, precisando comunque che Stasi “non ha alcuna restrizione per andare a Garlasco e in generale per muoversi all’interno della Regione Lombardia.” Secondo la legale dell’uomo, si tratta delle prescrizioni standard previste per chi beneficia dell’affidamento in prova ai servizi sociali e “non c’è niente di diverso, di particolare rispetto alla misura che gli è stata concessa.”
Per l’avvocato Gian Luigi Tizzoni che, insieme al collega Francesco Compagna, assiste la famiglia Poggi, Stasi “resta un condannato”. A suo dire, “se la Procura Generale dovesse ritenere Stasi innocente, dovrebbe favorire un’istanza di revisione.” Il legale si dice non sorpreso dell’affidamento in prova, sostenendo che “questi sono automatismi”, “quando c’è un residuo pena di quattro anni” i detenuti possono richiedere una “misura alternativa alla detenzione” che “nella maggior parte dei casi viene concessa.”
“Sono valutazioni che si fanno in base agli atti”, ha spiegato all’Ansa Marcello Bortolato, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano. “Non sono mai cose automatiche altrimenti sarebbero fuori tutti quelli che hanno meno di quattro anni da scontare.”
“La revisione verrà presentata quando la difesa sarà pronta. È un lavoro lungo, un lavoro tecnico che richiede grande attenzione e va fatto bene”, ha considerato l’avvocata Bocellari in un video mandato in onda su La7. “Ora siamo in grado di lavorare con più serenità perché Alberto Stasi è a tutti gli effetti un uomo che può riprendere in maniera sostanzialmente normale la propria vita.”
“Pur non trattandosi tecnicamente di un fine pena, oggi per Alberto Stasi è un nuovo punto di inizio per la sua vita futura”, ha aggiunto la legale. “Dopo dieci anni e mezzo può condurre una vita effettivamente e sostanzialmente libera, pur con limitazioni molto più affievolite rispetto al passato.”
Il via libera all’affidamento in prova ai servizi sociali per Alberto Stasi “non incide sull’indagine della Procura di Pavia”, ha precisato Bocellari. Durante l’esecuzione della pena, ha aggiunto, Stasi è stato considerato dalla difesa come una persona detenuta che stava seguendo il proprio percorso carcerario, ma “ha sempre continuato a rivendicare la propria innocenza.” “È una convinzione che nessuno potrà mai togliergli, a prescindere dagli sviluppi dell’altro fronte, quello della revisione”, ha concluso la legale.



