Pescara. Un episodio avvenuto durante una missione internazionale dell’Esercito italiano è finito al centro di un’inchiesta della procura militare di Roma. Al centro della vicenda ci sono un generale di brigata, che all’epoca ricopriva il ruolo di comandante operativo del contingente, e una capitana abruzzese impegnata nello stesso teatro estero come consulente politico del comando.
Secondo l’accusa, la donna avrebbe subito comportamenti offensivi e umilianti da parte dell’alto ufficiale durante il periodo della missione. Come riporta Il Centro, uno degli episodi contestati sarebbe avvenuto mentre la capitana era seduta alla propria postazione di lavoro: il generale si sarebbe avvicinato fino a pochi centimetri dal suo volto, creando una situazione di forte disagio.
Negli atti dell’indagine compare anche una frase ritenuta particolarmente grave dagli investigatori: «Mi vuoi scopare?». Sarebbe stato il comandante a pronunciarla, stando alla ricostruzione accusatoria. La procura militare contesta inoltre atteggiamenti ripetuti considerati inappropriati, tra cui contatti fisici non graditi, continui inviti a raggiungerlo dietro la scrivania e rimproveri urlati davanti ad altri militari presenti alle riunioni operative.
Per questi fatti il magistrato militare ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ufficiale con le accuse di «ingiuria continuata aggravata» e «ingiuria aggravata nei confronti di un inferiore». Come riporta Il Centro, la capitana svolgeva il delicato incarico di political advisor, figura che assiste il comandante nelle valutazioni politiche e istituzionali legate alle attività della missione.
L’inchiesta punta ora a chiarire se quei comportamenti abbiano superato il limite della disciplina militare trasformandosi in condotte lesive della dignità personale dell’ufficiale donna.



