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Primo Maggio, Cgil: salari fermi, inflazione e crisi pesano su Abruzzo e Molise

Marta Rosati di Marta Rosati
30 Aprile 2026
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Pescara. “Il primo pensiero, in questo Primo Maggio, va alle tante popolazioni che soffrono a causa delle guerre in corso. È assordante la distruzione della guerra e troppo flebile la voce della diplomazia nella ricerca della pace. Le conseguenze dei conflitti arrivano anche nel nostro Paese, alimentando inflazione e stagnazione economica, in un contesto già caratterizzato da precarietà e salari bassi”. Lo afferma il segretario generale della Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, alla vigilia della Festa del Lavoro, che vedrà iniziative del sindacato a Giulianova, Luco dei Marsi, Ortona e Santa Croce di Magliano in Molise.

“Il decreto Primo Maggio non porta alcun beneficio concreto alle lavoratrici e ai lavoratori: le risorse stanziate vanno quasi interamente alle imprese – aggiunge Ranieri – Parliamo di circa 960 milioni di euro destinati alle aziende, mentre i lavoratori non ricevono nulla, in un contesto in cui, dal 2020 ad oggi, i profitti delle imprese sono cresciuti e i salari reali sono invece diminuiti per effetto dell’inflazione e del drenaggio fiscale”.

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“La vera priorità del Governo – prosegue – dovrebbe essere quella di aumentare i salari attraverso una rimodulazione e indicizzazione delle aliquote Irpef per i lavoratori dipendenti, che oggi pagano sempre più tasse proprio a causa dell’inflazione. Con un’inflazione programmata al 2,9% per il 2026, un lavoratore con un imponibile di 35.000 euro subirà un ulteriore prelievo fiscale di circa 1.500 euro. Un pensionato con mille euro al mese pagherà circa 370 euro in più. È su questa ingiustizia che il Governo dovrebbe intervenire, non con provvedimenti spot che non miglioreranno la condizione dei lavoratori”.

“La Cgil chiede da tempo – va avanti il segretario – una vera riforma fiscale per aumentare i salari, una legge sulla rappresentanza che obblighi le imprese ad applicare i contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative e l’introduzione anche in Italia del salario minimo, come già avviene nella maggior parte dei Paesi europei. Ad oggi tutte queste richieste restano senza risposta”.

“L’introduzione del cosiddetto ‘salario giusto’ – osserva ancora – non obbliga le imprese ad applicare i contratti collettivi né garantisce un reale aumento delle retribuzioni. I risultati saranno marginali, se non addirittura nulli. L’applicazione dei contratti nazionali e il contrasto alla liberalizzazione degli appalti incidono anche sulla sicurezza sul lavoro, ma nel decreto non c’è nulla, mentre gli infortuni continuano ad aumentare”.

“Le misure previste puntano sugli incentivi alle imprese che assumono, ma le aziende assumono quando hanno bisogno di manodopera, non in base ai contributi che ricevono. In una fase caratterizzata dal calo della produzione industriale, dall’aumento dei costi dell’energia e da un Pil stagnante – sottolinea Ranieri – con interi settori in crisi, molte imprese stanno riducendo il personale o ricorrono agli ammortizzatori sociali”.

“I dati di Abruzzo e Molise sono molto preoccupanti – afferma ancora- In Abruzzo nel 2025 il ricorso alla cassa integrazione è aumentato di oltre il 30% rispetto al 2024 e di oltre il 115% rispetto al 2023. Ancora più grave è il dato della cassa integrazione straordinaria, che segna un incremento di oltre il 250% con più di 12 milioni di ore autorizzate. In Molise la situazione è ancora più critica: la cassa integrazione è cresciuta del 200% rispetto al 2024 e quella straordinaria di oltre il 470%, con quasi 5 milioni di ore autorizzate”.

“La cassa integrazione straordinaria viene utilizzata nei casi di crisi aziendale o riorganizzazione, quindi indica difficoltà strutturali profonde del sistema produttivo. Se c’è un elemento positivo in questo decreto è l’ammissione implicita che in Italia esiste un enorme problema legato ai salari, che oggi non consentono alle persone di arrivare alla fine del mese e bloccano la crescita economica del Paese. Ma siamo ancora lontani da una vera presa di coscienza: servono scelte concrete – conclude Carmine Ranieri – per redistribuire il reddito e migliorare davvero la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori”.

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