Chieti. In provincia di Chieti il lavoro femminile continua a presentare divari evidenti e strutturali, in linea con la situazione regionale: oggi lavora circa una donna su due, mentre tra gli uomini si arriva a quasi otto su dieci. Il tasso di occupazione femminile si attesta intorno al 50,7% e il divario supera i 20 punti percentuali.
“Molte donne restano fuori dal mercato del lavoro oppure vi entrano in condizioni più fragili, discontinue e meno tutelate. Le lavoratrici sono maggiormente esposte alla precarietà, alla discontinuità e alle difficoltà legate alla maternità. È in questo contesto che si inserisce il dato più grave, quello che non emerge: le discriminazioni e le violenze nei luoghi di lavoro. Mobbing, molestie, ricatti e pressioni psicologiche continuano a esistere, ma restano in gran parte invisibili”, sottolinea la Consigliera di Parità Monica Brandiferri.
Brandiferri ha in seguito evidenziato che, nel corso dell’ultimo anno, all’Ufficio della Consigliera di Parità della Provincia di Chieti sono arrivate solo tre segnalazioni formali di discriminazione o violenza nei luoghi di lavoro, di cui una sola è stata portata avanti.
“Eppure- ha proseguito la Consigliera- nello stesso territorio, le donne dimostrano una forte capacità di costruire economia. In provincia di Chieti si contano quasi 12.000 imprese femminili attive, pari a circa il 28% del totale, uno dei dati più alti a livello nazionale. Una presenza significativa che, tuttavia, non si traduce automaticamente in condizioni migliori nel lavoro dipendente.
“Tre denunce in un anno non significano che il problema non esiste – conclude la Consigliera Brandiferri – ma evidenziano la distanza tra ciò che emerge e ciò che resta sommerso. Il lavoro deve essere un luogo di dignità e libertà, non di paura o di silenzio. Quando questo non accade, non è una questione privata: è un problema pubblico che riguarda l’intero territorio.”



