Avezzano. Dopo l’operazione “Red Gold” della Guardia di Finanza di Pescara, che ha portato alla luce un presunto sistema di frode fiscale nel settore dei prodotti energetici, arrivano le prime prese di posizione degli indagati. In una fase ancora preliminare dell’indagine, nella quale resta ferma la presunzione di innocenza, gli interessati scelgono di replicare alle accuse delineate dagli inquirenti, offrendo una versione alternativa dei fatti.
L’inchiesta, coordinata dal procuratore capo della Repubblica di Avezzano, Maurizio Maria Cerrato, ha ipotizzato un articolato meccanismo illecito basato sulla sottrazione e successiva immissione sul mercato di gasolio destinato al riscaldamento, con conseguente evasione fiscale e alterazione della concorrenza. Un’indagine complessa, che ha coinvolto 50 finanzieri e portato a perquisizioni e sequestri per oltre un milione di euro tra auto di lusso, contanti e beni di valore.
Al centro dell’impianto accusatorio figura l’imprenditore avezzanese Massimo Pacilli, ritenuto dagli investigatori il perno dell’organizzazione. Ma è proprio lui a prendere la parola con una replica articolata, nella quale respinge in maniera netta le accuse.
«In relazione a quanto divulgato dalla Guardia di Finanza – scrive Pacilli – è opportuno precisare che tale operazione è assolutamente fondata su presupposti privi di ogni supporto probatorio». Una presa di posizione chiara, che punta a smontare alla radice l’impianto accusatorio.
L’imprenditore sottolinea quindi un elemento che ritiene centrale: «Non svolgo nessuna attività imprenditoriale nel settore della commercializzazione di prodotti petroliferi, risiedendo ormai dal 2013 all’estero dove svolgo regolari e continuative attività lavorative». E aggiunge: «Se in Italia risulto un “fantasma” per il fisco è semplicemente perché non svolgo nessuna attività che produce reddito e, pertanto, non sono tenuto ad eseguire alcuna dichiarazione fiscale».
Pacilli insiste anche sulla provenienza dei beni sequestrati, contestando il collegamento con i fatti oggetto d’indagine. «Tutte le auto e i gioielli sequestrati al sottoscritto e alle mie figlie, anch’esse residenti all’estero, sono beni acquistati lecitamente con i proventi delle mie attività svolte all’estero e in epoca antecedente al periodo contestato». E precisa: «Pertanto, in nessun modo possono essere considerati frutto di asseriti proventi di attività illecite svolte nel periodo contestato».
Ampio spazio, nella sua ricostruzione, è dedicato anche alle perquisizioni effettuate dalla Guardia di Finanza. «La perquisizione presso l’abitazione dove domicilio nei periodi in cui mi reco in Italia per fare visita alle mie figlie – afferma – si è svolta con la mia estrema collaborazione e non ha prodotto il rinvenimento delle ingenti somme a cui si fa riferimento». Da qui la puntualizzazione sui contanti: «È stata sequestrata la sola somma di 2.650 euro, somma legittimamente detenuta e trasferibile senza alcuna prescrizione fiscale».
L’imprenditore richiama inoltre precedenti vicende giudiziarie: «Questa circostanza è già stata ampiamente dimostrata documentalmente in altre vicende giudiziarie e fiscali che mi hanno visto sempre assolto». Un passaggio che rafforza la linea difensiva, orientata a dimostrare la continuità di una posizione ritenuta legittima.
Infine, l’annuncio delle iniziative legali: «Nelle opportune sedi giudiziarie sarà data prova, prima ancora dell’inesistenza delle accuse, della illegittima emissione del decreto di sequestro», con la preannunciata impugnazione davanti al Tribunale del Riesame.
Sulla stessa linea anche le altre repliche. Rodolfo Santilli, amministratore di una delle società coinvolte, rivendica la correttezza dell’operato aziendale, sottolineando che «i prezzi praticati erano in linea con il mercato e verificati dagli enti appaltanti», mentre definisce «priva di fondamento» l’ipotesi di manomissione dei contalitri.
Analoghe le posizioni degli amministratori dei distributori interessati dalle perquisizioni, che evidenziano come i controlli abbiano dato esito negativo e ribadiscono la fiducia negli accertamenti tecnici in corso sui carburanti campionati.
Resta dunque un quadro complesso, nel quale alla ricostruzione della Guardia di Finanza si contrappone una linea difensiva articolata e dettagliata. Saranno gli sviluppi dell’indagine e il confronto nelle sedi giudiziarie a chiarire i contorni di una vicenda che ha già acceso i riflettori sul settore dei carburanti tra Abruzzo e territori limitrofi. Nel collegio difensivo figura l’avvocato Massimiliano Zitti, del Foro di Avezzano.




