Avezzano. Oro rosso, prezzi stracciati e guadagni enormi: così funzionava la rete con base ad Avezzano. Al centro dell’inchiesta l’imprenditore Massimo Pacilli.
Un carburante venduto a prezzi stracciati, capace di mettere fuori mercato la concorrenza e attirare una clientela inconsapevole, ma in realtà dannoso per i motori e frutto di un articolato sistema di frode fiscale. È questo il cuore dell’inchiesta denominata “Red Gold”, condotta dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Pescara, che ha portato alla luce un presunto giro illecito da circa 10 milioni di euro nel settore dei prodotti energetici.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il meccanismo era tanto semplice quanto efficace: gasolio destinato al riscaldamento, soggetto a una tassazione inferiore, veniva dirottato e immesso nel mercato dell’autotrazione dopo essere stato miscelato con additivi e sostanze di bassa qualità. Un prodotto finale apparentemente conveniente, ma in realtà altamente nocivo per i motori, capace di provocare danni anche gravi agli impianti di alimentazione e alle componenti meccaniche dei veicoli.
Dietro questo sistema si celava un’organizzazione strutturata, studiata nei dettagli e capace di operare attraverso una rete logistica capillare.
Al vertice, secondo gli investigatori, l’imprenditore di Avezzano Massimo Pacilli, 67 anni, già noto nel settore petrolifero e definito dagli inquirenti una sorta di “fantasma fiscale”. Attorno a lui ruotava un gruppo di 14 indagati: R.S. (70 anni, Tagliacozzo), F.P. (65, Avezzano), R.C. (61, Avezzano), L.D.G. (57, Avezzano), B.P. (25, Milano), S.C. (54, Magliano de’ Marsi), E.M. (61, Castellafiume), G.C. (54, Castellafiume), M.C. (55, Avezzano), M.M. (43, Spoltore), G.M. (34, Gissi), C.L.I. (74, Ortucchio), A.I. (38, Ortucchio) e M.I. (51, Ortucchio).
Un gruppo eterogeneo per età e provenienza, ma unito, secondo l’accusa, da ruoli ben precisi all’interno della filiera illecita: trasportatori compiacenti, gestori di impianti e soggetti incaricati della distribuzione finale. Il sistema si sarebbe basato anche sulla manomissione dei contalitri installati sui mezzi di trasporto, un passaggio chiave per sottrarre parte del carburante senza che risultasse ufficialmente nelle consegne. In pratica, quantitativi di gasolio per riscaldamento venivano dichiarati come consegnati integralmente, ma una quota veniva trattenuta e destinata al mercato nero.
Quel prodotto “in eccesso”, ottenuto attraverso la sottrazione e la manipolazione dei dati, veniva poi immesso sul mercato in forma completamente irregolare oppure ceduto a distributori compiacenti, pronti a rivenderlo a prezzi altamente competitivi. Un circuito parallelo che avrebbe garantito margini elevatissimi e una diffusione capillare soprattutto tra Abruzzo e aree limitrofe.
Il quadro delineato dagli investigatori è quello di un’organizzazione capace di sfruttare ogni anello della catena: dall’approvvigionamento alla distribuzione, passando per il trasporto e la manipolazione tecnica del prodotto. Un sistema che non solo sottraeva risorse fiscali allo Stato, ma falsava pesantemente il mercato, penalizzando gli operatori e mettendo a rischio i consumatori.
Le conseguenze, infatti, non si limitano al piano economico. Il carburante adulterato, spiegano gli esperti, può compromettere seriamente il funzionamento dei motori, causando usura precoce, danni agli iniettori e guasti costosi. Un rischio concreto per chi, ignaro, sceglieva il prezzo più basso alla pompa senza sapere cosa stesse realmente introducendo nel proprio veicolo.
Nel corso dell’operazione, le Fiamme Gialle hanno inoltre eseguito sequestri per oltre un milione di euro, colpendo il patrimonio ritenuto riconducibile all’attività illecita. Tra i beni figurano immobili, auto di lusso, tra cui una Ferrari, orologi di pregio come Rolex, gioielli e denaro contante.
La figura di Pacilli emergerebbe, dunque, come centrale in un sistema che appare tutt’altro che improvvisato. Un’organizzazione che avrebbe operato con continuità e metodo, sfruttando falle nei controlli e costruendo una rete di complicità difficile da intercettare.
L’indagine è ancora nella fase preliminare e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza, ma gli elementi raccolti, tra cui accertamenti tecnici, documentazione e attività investigative, traccerebbero un impianto accusatorio articolato. Nel collegio difensivo figura l’avvocato Massimiliano Zitti, del Foro di Avezzano.
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