Avezzano. Avezzano al centro dell’indagine “Red Gold”: ipotesi di una frode fiscale da milioni di euro. Coinvolto noto imprenditore, perquisizioni nella sua villa in centro città nei giorni scorsi.
Un vasto sistema illecito nel settore dei prodotti energetici sarebbe stato ricostruito – secondo l’impostazione accusatoria – nell’ambito dell’operazione denominata “Red Gold”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Avezzano e condotta dalla Guardia di Finanza di Pescara.
L’inchiesta ipotizza l’esistenza di un meccanismo strutturato volto a frodare il fisco attraverso la commercializzazione di gasolio per riscaldamento, il cosiddetto “oro rosso”, venduto anche a clienti pubblici a prezzi ritenuti particolarmente vantaggiosi.
Secondo gli investigatori, il sistema si baserebbe sulla presunta manomissione dei contalitri installati sugli automezzi aziendali, che avrebbe consentito di sottrarre parte del carburante durante le consegne, pur in presenza di documentazione regolare.
Il prodotto così sottratto sarebbe poi stato immesso in un canale parallelo di vendita “in nero”, presso distributori locali, dove veniva miscelato con gasolio per autotrazione regolarmente stoccato. Un meccanismo che, sempre secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe permesso di evadere sia le imposte sulle vendite sia le accise sui prodotti energetici.
Il blitz ha coinvolto circa 50 finanzieri, con perquisizioni nelle province di L’Aquila, Pescara, Roma e Milano. L’ideatore del presunto sistema illecito risulterebbe formalmente residente in Svizzera.
Alle operazioni hanno partecipato anche unità cinofile specializzate nella ricerca di denaro e droga, oltre ai militari dello SCICO, impegnati nel supporto tecnologico per il rinvenimento di beni occultati.
Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati beni di grande valore: una Ferrari Roma, una Ferrari Purosangue, una Porsche Macan e un’Audi RS6, per un valore complessivo di circa un milione di euro.
A questi si aggiungono orologi di alta gamma come Rolex, Audemars Piguet e Breguet, oltre a 41 mila euro in contanti e quattro mezzi aziendali ritenuti collegati al presunto sistema di alterazione dei misuratori.
Secondo la Guardia di Finanza, i beni rappresenterebbero anche una possibile garanzia per un debito fiscale stimato in circa 10 milioni di euro.
Gli indagati, a vario titolo, sono accusati – secondo l’ipotesi della Procura – di associazione per delinquere, sottrazione all’accertamento delle accise, frode nelle forniture pubbliche, ricettazione, omessa dichiarazione e autoriciclaggio.
Resta comunque fermo il principio di presunzione di innocenza: ogni responsabilità potrà essere accertata solo con sentenza definitiva.
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