L’Aquila. Cervi fuori controllo in Abruzzo, tra “Bambi” e realtà, Cia e Confagricoltura chiamano a raccolta territorio e istituzioni
Danni oltre il 60% alle colture, incidenti in aumento e turismo enogastronomico a rischio, l’8 aprile a Sulmona il convegno per riportare il dibattito dalla favola alla realtà
In Abruzzo l’emergenza cervi non è più solo una questione agricola. È diventata un problema che investe sicurezza, economia e modello di sviluppo del territorio.
Un tema che sarà al centro del convegno promosso da CIA e Confagricoltura, in programma l’8 aprile 2026 a Sulmona, presso lo Spazio Pingue, Via Lamaccio 2, un momento di confronto aperto tra mondo scientifico, istituzioni e territorio per affrontare in modo concreto la gestione della fauna selvatica.
Nella provincia dell’Aquila oltre il 60% dei danni alle colture agricole è ormai attribuibile alla presenza degli ungulati, mentre cresce il numero degli incidenti stradali causati dall’attraversamento degli animali. Secondo il Piano Faunistico Venatorio Regionale, tra il 2009 e il 2018 sono stati registrati 115 incidenti denunciati, un dato destinato ad aumentare considerando che la popolazione dei cervi cresce ogni anno tra il 20% e il 35%.
Un fenomeno che oggi assume un significato ancora più rilevante alla luce del modello di sviluppo su cui punta l’Abruzzo, il turismo esperienziale ed enogastronomico.
Un sistema che si fonda sulla valorizzazione dei prodotti del territorio, ma che rischia di restare senza materia prima.
È qui che emerge la contraddizione più evidente, mentre si investe sull’enoturismo, sulle esperienze nei territori e sulla narrazione delle eccellenze locali, gli stessi prodotti che dovrebbero essere raccontati e degustati vengono distrutti nei campi.
Vigneti di pregio, coltivazioni di zafferano e produzioni identitarie sono sempre più esposti ai danni causati dalla fauna selvatica, con un impatto diretto sull’economia e sull’immagine dell’Abruzzo.
A rendere evidente, in modo inequivocabile, la portata del fenomeno non sono più soltanto numeri e stime, ma testimonianze dirette dal territorio. Quelle documentate da Gianni D’Alessandro, imprenditore agricolo, consigliere del direttivo di Confagricoltura L’Aquila e vero agricoltore custode della Valle Subequana, raccontano la presenza di tre distinti branchi composti da centinaia di esemplari adulti che si muovono e si alimentano nelle aree agricole. Non si tratta più di avvistamenti occasionali, ma di una presenza costante e diffusa che rende evidente come l’equilibrio tra fauna selvatica e attività umane sia ormai compromesso.



