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Pierburg, vendita degli stabilimenti, sindacati chiedono garanzie e accusano Rheinmetall

Giorgia Agostini di Giorgia Agostini
1 Aprile 2026
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Lanciano. “Nel corso dell’incontro odierno svoltosi presso il Mimit, FIOM CGIL Chieti, FIM CISL Chieti e le RSU dello stabilimento Pierburg di Lanciano, insieme alle rispettive organizzazioni sindacali nazionali, hanno ricevuto aggiornamenti sulla procedura di vendita degli stabilimenti di Lanciano, Livorno e Torino”, dichiarano le sigle sindacali.

“Durante la discussione sono emerse diverse criticità: per parte aziendale era presente soltanto l’amministratore delegato di Pierburg Italia, mentre l’intera operazione è gestita dai vertici del gruppo Rheinmetall. È stato quindi mandato al tavolo un interlocutore privo di mandato e autonomia decisionale, impossibilitato a fornire risposte puntuali alle nostre richieste. Una situazione che riteniamo inaccettabile”, proseguono.

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“Gli aggiornamenti forniti risultano scarsi e insufficienti. Come organizzazioni sindacali nazionali, insieme alla delegazione territoriale, abbiamo sollecitato con forza la definizione in tempi rapidi di posizioni chiare e la sottoscrizione di un accordo di tutela prima del perfezionamento della vendita”, affermano.

“L’intesa dovrà ricalcare quanto già sottoscritto in Germania, garantendo almeno tre anni di tutela su asset industriali, livelli occupazionali, piano industriale e salvaguardia degli accordi sindacali esistenti”, sottolineano.

“Per quanto riguarda lo stabilimento di Lanciano, abbiamo ribadito l’esistenza di un accordo ministeriale che prevede un numero minimo di dipendenti, la cosiddetta quota 103, che attualmente non risulta rispettato dall’azienda. La questione è stata formalmente posta al tavolo e nei prossimi giorni chiederemo un confronto a livello locale”, spiegano.

“Sul fronte della vendita, è ancora in corso una trattativa con il fondo Aurelius, al momento unico soggetto interessato. Tuttavia, non esistono accordi vincolanti e restano possibili ulteriori manifestazioni di interesse”, aggiungono.

“Non comprendiamo questo atteggiamento: riteniamo che non venga esercitata sufficiente pressione su Rheinmetall per individuare soluzioni alternative e più tutelanti per i lavoratori italiani, soprattutto alla luce delle importanti commesse di cui il gruppo beneficia nel settore della difesa. Non è accettabile annunciare nuove assunzioni in alcuni territori e, allo stesso tempo, scaricare i lavoratori in altri”, evidenziano.

“Il prossimo incontro istituzionale è fissato per il 4 maggio al Mimit. Abbiamo richiesto la presenza diretta dei vertici Rheinmetall e la presentazione di un documento scritto che garantisca tutele concrete”, concludono.

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