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Dall’Aquila al Ministero del Lavoro, sit in di protesta dei lavoratori Telecontact Center del gruppo TIM

Daniele Imperiale di Daniele Imperiale
1 Aprile 2026
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ROMA – Sono giunti sotto la sede del Ministero del Lavoro i dipendenti della Telecontact Center del gruppo TIM (circa 1.500) dislocati in varie sedi d’Italia tra cuiRoma, Napoli, Caltanissetta, Catanzaro, Ivrea, Aosta e Milano.

Le Segreterie Nazionali dei sindacati SLC-CGIL e UILCOM-UIL  avevano già proclamato lo sciopero di Telecontact per il 17 novembre 2025, con presidi a Roma (sede di Poste Italiane, azionista di TIM) e possibili altri presidi territoriali. Ma nel corso di questi mesi la situazione che sin da subito è apparsa nebulosa, non accenna certo a schiarirsi.  Tutto è iniziato dall’avvio da parte di Tim di una  procedura per cedere Telecontact a una newco (DNA Srl, controllata da Gruppo Distribuzione), un’operazione che coinvolge  per l’appunto circa 1.591 lavoratori.  I sindacati (SLC CGIL, Fistel Cisl, Uilcom Uil) hanno proclamato  nell’ultimo periodo ripetuti scioperi e mobilitazioni, definendo l’operazione una vera e propria esternalizzazione senza adeguate garanzie occupazionali e salariali.

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I sindacati chiedono il ritiro della cessione, denunciando il rischio di precarizzazione per migliaia di addetti dei call center. Dopo la chiusura negativa del confronto sindacale, la questione è passata al Ministero del Lavoro, con i sindacati pronti a ulteriori azioni di sciopero. 

Non essendo stata possibile dunque l’operazione di cessione che prevedeva un futuro al buio con la nuova DNA una srls ad esiguo capitale sociale versato, negli ultimi mesi il pressing è diventato sempre più incidente sui dipendenti stessi, colpevoli solo di esistere e di aver sempre svolto il loro lavoro con spirito di collaborazione e totale abnegazione.

Tecnologie in crescita per una azienda leader nel territorio nazionale che solo per questi dipendenti TCC sembra tutto andare in controtendenza in un clima di grande incertezza, con penalizzazioni rispetto agli accordi di lavoro esistenti e con un pressing continuo su un futuro reso nebuloso dal gruppo stesso. Un clima teso, in cui i trenta dipendenti della sede dell’Aquila di via Strinella in particolare sono allo stremo.

Tanto che questa mattina tre dipendenti, intenti a raggiungere la capitale romana per far valere i propri diritti sul lavoro, si sono imbattuti in un grave incidente automobilistico  occorsogli sulla Tiburtina Valeria nei pressi di Carsoli e che avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche.

Dal 1° Aprile poi si apre una fase di ulteriore incertezza con dipendenti che dovranno rientrare in sede fissa gravati da spostamenti continui per ciò che si può svolgere in Smart Working poichè le procedure per ricorrere a questa forma non sono apparse chiare.

Inoltre un prestigioso studio legale di Napoli avrebbe ricevuto incarico massivo per agire in diffida nei confronti della società TCC rispetto proprio al trattamento che sta riservando ai suoi dipendenti.
Ma al di là di norme, strategie aziendali, possibile che un gruppo leader a caratura internazionale come TIM e quindi come Telecontact Center non riesca a valutare l’operato effettivo di questi lavoratori che hanno sempre agito con serietà, professionalità dedicando spasmodicamente il lavoro per l’ottimale riuscita dei servizi offerti? Non si può fare di tutta un’erba un fascio e soprattutto non è giusto far lavorare le persone sempre con la tensione nervosa di dover percorrere una strada in bilico, come su una corda di chitarra, dove si può perdere l’equilibrio in ogni momento.

Si spera che la protesta di oggi, possa portare ad una azione di dialogo, perchè oltre ad essere un diritto, il lavoro va anche onorato nella sua umanità. Un gruppo come Tim questo lo sa, e non dovrebbe fare altro che metterlo in pratica.

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