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Tre anni di sofferenza, poi l’intervento all’Aquila: giovane ritrova la normalità

Redazione Abruzzolive di Redazione Abruzzolive
26 Marzo 2026
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L’Aquila. Tre anni di sofferenza, poi l’intervento all’Aquila: giovane ritrova la normalità.

 

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Tre anni segnati da gravi disfunzioni uro-rettali, con ripercussioni pesanti sulla quotidianità e sulla vita sociale. Poi l’intervento all’ospedale San Salvatore che ha restituito normalità e dignità a una giovane paziente della provincia dell’Aquila, affetta da una malattia genetica che compromette la funzionalità muscolare.

 

Per lungo tempo la ragazza è stata costretta a ricorrere a cateterismi intermittenti e a diversi ausili per lo svuotamento intestinale, affrontando disagi continui e limitanti. La svolta è arrivata grazie a un intervento eseguito dall’Unità operativa di Neurochirurgia del presidio aquilano, che ha consentito il recupero completo delle funzioni compromesse.

 

La procedura, nota come stimolazione sacrale, è una tecnica consolidata nel reparto e prevede l’impianto di un elettrodo collegato a un generatore di impulsi. L’intervento è stato eseguito nelle scorse settimane dal dottor Francesco Abbate, affiancato dal responsabile della Uoc, dottor Alessandro Ricci.

 

L’elettrodo, posizionato nel terzo forame sacrale, agisce su uno specifico plesso nervoso, riattivandone le funzioni alterate dalla patologia. L’inserimento avviene per via percutanea, tramite ago e sotto guida fluoroscopica, consentendo di raggiungere con precisione il target. Durante l’intervento viene effettuata una stimolazione di prova per verificare, già in fase intraoperatoria, la corretta attivazione dei riflessi.

 

Il dispositivo viene inizialmente collegato a un generatore esterno per un periodo di prova di alcuni giorni. Una volta confermata l’efficacia del trattamento, il paziente viene sottoposto a un secondo intervento per l’impianto definitivo dello stimolatore sottocutaneo, con una durata media di circa cinque anni.

 

Per la giovane, che per anni ha vissuto una condizione fortemente invalidante anche sul piano relazionale, il percorso intrapreso all’Aquila ha rappresentato una svolta decisiva.

 

“In un primo tempo”, racconta la paziente, “ero stata indirizzata in un centro fuori Regione, ma mi è stato consigliato di rivolgermi alla Neurochirurgia dell’Aquila per l’esperienza e la professionalità del reparto. Sarò grata per sempre al dottor Abbate e alla sua équipe per aver risolto un problema che per anni mi aveva fatto precipitare nel buio della vita. Ho trovato professionalità, comprensione e capacità di ascolto che mi hanno dato la forza di affrontare tutto con fiducia”.

Tags: abruzzo
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