Pescara. Con l’ordinanza numero 872 del 10 marzo, il Consiglio di Stato ha confermato la legittimità degli atti adottati dal Comune di Pescara che hanno portato, a fine settembre 2025, alla demolizione dei cosiddetti Palazzi Clerico di via Tavo e alla revoca delle relative licenze edilizie.
I giudici di Palazzo Spada hanno respinto l’istanza dei privati che chiedevano la sospensione degli effetti della precedente sentenza del TAR Abruzzo. Già a dicembre 2025, infatti, il tribunale amministrativo di Pescara aveva dato ragione all’ente, rigettando i ricorsi presentati dalla famiglia Clerico contro le ordinanze di demolizione.
Alla base della decisione, il principio del “non finito architettonico”: secondo i giudici, una struttura costituita da un semplice scheletro in cemento, priva di tamponature almeno al piano terra, non può essere considerata un edificio completato. In assenza di titoli per il completamento, la licenza edilizia decade e l’opera assume carattere abusivo. Il Consiglio di Stato ha inoltre rilevato che la demolizione è già stata eseguita e che l’area è stata acquisita al patrimonio comunale, escludendo quindi la sussistenza di un danno irreparabile per i ricorrenti, condannati anche al pagamento delle spese legali.
“In vista del pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato, arriva una ulteriore conferma della correttezza del lavoro del settore Edilizia e Sviluppo Economico che ci ha consentito di liberare il quartiere da una presenza problematica”, afferma il sindaco Carlo Masci.
“I cosiddetti Palazzi Clerico erano diventati una calamita per disperati e tossicodipendenti, un simbolo di degrado non più accettabile per i residenti e per l’intera comunità, oltre che un luogo pericoloso per chiunque lo occupasse”, prosegue il primo cittadino.
“Gli interventi sono stati molteplici negli anni, prima per mettere in sicurezza l’area e poi per arrivare all’abbattimento di quegli scheletri: cinque in totale, di cui tre rimossi dalla proprietà e due, i più grandi, dal Comune”, sottolinea.
“Abbiamo lanciato un segnale chiarissimo di riqualificazione e rinascita, inserito in un progetto più ampio che ha già portato all’abbattimento del Ferro di cavallo, fortino della criminalità, e dei palazzi a rischio crollo di via Lago di Borgiano: oltre 150mila metri cubi di cemento al cui posto sorgerà una nuova porzione di quartiere”, conclude Masci.



